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Ieri, domenica 4 settembre, si è conclusa la rassegna Tanz mi August.
Presso il Volksbühne è andato in scena Until our hearts stop di Meg Stuart.
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Sei danzatori e un trio jazz, già tutti sul palco prima dell’inizio dello spettacolo, hanno dato vita a una performance a tratti dura, appassionata e in certi momenti esilarante, coinvolgendo il pubblico e trascinandolo in un crescendo concitato di azioni ed emozioni.
Tutto inizia in modo lento, quasi in sordina. I performers si dispongono sul palco assumendo diverse posizioni, ma progressivamente si avvicinano l’uno all’altra quasi per una esigenza incontrollabile, e iniziano a “incastrarsi” in modo sempre più caotico.
Questa ricerca di contatto, questa necessità di divenire un tutt’uno, assume contorni più chiari e meno casuali quando i performers si spogliano, e in modo vorace, talvolta violento e in altri casi in modo quasi comico, iniziano a interagire tra loro assumendo una personalità e un carattere che li rende personaggi riconoscibili di una storia giocosa e disperata che rompe gli schemi e le normali regole di comportamento.

Meno interessante l’ultima parte, in cui – come in un cabaret – compare un coniglio sul palco, sparisce una ragazza in uno spettacolo di magia e si alternano lunghi monologhi.

 

 

Last night in Volksbühne, Meg Stuart closed the Tanz im August festival with her creation Until our hearts stop.
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Six dancers and a jazz trio, all together on stage before the show started, gave away to a performance at times tough, passionate and in some moments even hilarious, involving the public and dragging it into a crescendo of excited actions and emotions.
It starts slowly, almost unnoticeably. The performers are arranged on the stage taking different positions, but gradually approach each other for an almost uncontrollable need, and start to “get stuck” in an increasing chaos.
This search for contact, this need to become a whole, assumes clearer contours and less randomness when the performers take their clothes off, and so voraciously, sometimes violent, in other cases almost comically, they begin to interact with each other, taking on a personality and character that makes them recognizable characters of a playful and desperate story that breaks the mold and the normal rules of behavior.

Less interesting is the last part, in which – as in a cabaret – a rabbit appears on stage, a girl disappears in a magic show and long monologues replaced the dance action.