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BERLINO – Anche quest’anno nell’ambito del Tanz im August, arrivato oramai alla sua trentunesima edizione, molti gli ospiti internazionali di rilievo.

Il 9, il 10 e l’11 agosto, presso il teatro Hebbel am Ufer 3, è in scena Nicola Gunn con Piece for Person and Ghetto Blaster.

L’artista australiana sin dall’ingresso in scena, inizia un monologo ininterrotto di più di un’ora, che pone il pubblico di fronte a un quesito morale: “immagina di essere una donna”, “immagina di essere una donna in un Paese straniero”, “…e questa donna, in Belgio, vede un uomo – a quanto pare un immigrato – tirare pietre a un’anatra seduta”.

La singolarità della performance è che mentre parla, variando il tono di voce, cambiando intensità e volume, catturando l’attenzione del pubblico, l’artista/performer si muove continuamente accompagnata dalle battute della musica che esce da un mangianastri degli anni ’80, un cosiddetto ‘ghetto bluster’. Compie gesti ripetitivi, scomodi, insoliti oppure semplici movimenti comuni, che, seppur slegati dal racconto, lo accompagnano dandogli forza e sostegno (la coreografia è curata da Jo Lloyd).

Man mano la storia si arricchisce di particolari (divertenti i riferimenti alla presunta ossessione della Abramovich per il suo lascito) ma ciclica, torna sempre agli stessi temi: il libero arbitrio, ciò che è o non è necessario, un senso personale di giustizia che possiamo applicare agli altri ma non necessariamente a noi stessi, il senso di colpa.

Poi, il pubblico viene invitato a spostare il suo punto di vista e a immaginare di essere l’uomo che tira pietre all’anatra, che si rivela essere un artista lui stesso e la donna una vittima del suo esperimento.

Ma a questo punto, ci si domanda cos’è l’arte, fin dove si può spingere?

Alla fine non si scopre cosa accade all’uomo, alla donna o all’anatra, Gunn chiude lo spettacolo indossando un cappotto variopinto mentre raggi laser attraversano la sala (bellissime le luci di Niklas Pajanti) e la musica incalza.

Piece for Person and Ghetto Blaster è uno spettacolo, originale, vibrante e divertente e Nicola Gunn bravissima, ma a questo punto sorge un altro dilemma: può essere questo bellissimo monologo in movimento essere considerato danza? Cos’è la danza nel 2019?

Also this year, as part of Tanz im August, which has now reached its 31st edition, there are many prominent international guests.

On the 9th, 10th and 11th of August, at the theater Hebbel am Ufer 3, the Piece for Person and Ghetto Blaster by Nicola Gunn is on.

For more than an hour, since she steps into the scene, the Australian artist begins an uninterrupted monologue which places the public in front of a moral question: “imagine you were a woman”, “Imagine you were a woman in a foreign country”, “… and this woman, in Belgium, sees a man – apparently an immigrant – throwing stones at a sitting duck”.

The singularity of the performance is that while she is speaking, varying the tone of her voice, changing intensity and volume and capturing the attention of the audience, the artist/performer moves her body continuously, accompanied by the music beats that come out of a tape player from the 1980s. At that time these used to be called ‘ghetto blasters’. 

She makes repetitive, uncomfortable and unusual gestures or simple common movements which, although unrelated to the story, give strength and support to the speech (the choreography is curated by Jo Lloyd).

The story is enriched with details (funny references to Marina Abramovic and her alleged obsession with her legacy) but cyclical, as it always comes back to the same themes: free choice to act, what is or is not necessary, a personal sense of justice that we can apply to others but not necessarily to ourselves, the sense of guilt.

Then, the audience is invited to shift its point of view by imagining itself to be the man who throws stones at the duck. He turns out to be an artist himself who makes the woman a victim of his experiment.

At this point one might wonder: what is art, how far can it go?

In the end we don’t find out what happened to the woman, the man or the duck, Gunn closes the show wearing a colourful coat while the laser beams across the room (beautiful lights by Niklas Pajanti) and the music increases.

Piece for Person and Ghetto Blaster is an original, vibrant and funny show, and Nicola Gunn is very good, but this performance rises another dilemma: can this beautiful ‘monologue in motion’ be considered dance? What is dance in 2019?

Nicola Campanelli

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