Svetlana Zakharova è tornata a Napoli. L’étoile, grazie alla collaborazione  tra il Teatro di San Carlo e il Napoli Teatro Festival  Italia, ha portato in scena il 10 luglio (si replica stasera) al Teatro Politeama Carmen Suite.

«Se Dio avesse pensato alla danza, avrebbe creato Svetlana Zakharova» ha detto di lei un altro grande della danza come Michail Baryshnikov. Nata in Ucraina, prima ballerina étoile alla Scala di Milano e al Bol’šoj di Mosca, considerata all’unanimità una delle migliori interpreti del Lago dei cigni della storia, è contesa dai più grandi teatri. Il mondo la ama, e anche Napoli ogni volta che l’ha ospitata al San Carlo, dove è ormai di casa, ha dimostrato di impazzire per lei. E’ perciò sembrato strano, quasi surreale, il silenzio del Politeama quando il sipario si è aperto su una Zakharova bella e seducente, immobile al centro della scena. In altre occasioni, alla sola vista di quel breve fermo immagine, c’è stato un vero e proprio tripudio. E invece stavolta nessun applauso a scena aperta è stato tributato alla danzatrice. E’ per lei, pensando alle sue qualità tecniche ed interpretative, che Alberto Alonso nel 2005, due anni prima di morire, ha ricreato Carmen Suite (ideata, in origine, per la leggendaria Maja Plisetskaja). Non può non risultare evidente che la coreografia (ripresa da Sonia Calero) è come cucita addosso alla stella dell’Est, facendo risaltare quello splendido intreccio di eleganza e perfezione tecnica che trovano espressione in un corpo inconsueto per una danzatrice (è alta, infatti, un metro e 70 centimetri), con gambe e braccia lunghe e flessuose. «Carmen rappresenta per me l’amore e la passione, una vera e propria esplosione di emozioni e sentimenti» ha dichiarato la Zakharova, che è riuscita, con la sua interpretazione, a concretizzare la propria visione del personaggio. La sigaraia venuta fuori dalla penna di Mérimée a metà Ottocento indossa, in questo allestimento, il fatidico fiore rosso: «la fleur», che nella trama dell’opera è l’arma con cui Carmen seduce Don José, simbolo e allegoria, a rendere immediatamente identificabile il temperamento spregiudicato della protagonista. Paladina della libertà e della seduzione senza regole, la Carmen della Zakharova è una donna moderna, che si è adeguata ai tempi e vive disinvoltamente la sessualità. In nome della libertà e dell’amore, se ne infischia dei pregiudizi e delle etichette sociali. Incurante delle costrizioni e fuori dagli schemi, Carmen si butta fra le braccia ora di uno ora dell’altro dei suoi amanti, e con coraggio va incontro ad un tragico destino.

In cinquanta minuti si consuma il dramma spagnolo, una storia classica e contemporanea, in cui i movimenti coreografici, essenziali e di chiara lettura, risaltano in contrapposizione alla forza espressiva e drammaturgica. Della storia originaria il fondatore del Ballet Nacional de Cuba ha voluto evidenziare la lotta mortale che si combatte tra Carmen e Don José in un’arena, piazza della città e luogo di scontro, circondata e supportata dal pubblico/concittadini. Da sottolineare la trovata del coro di uomini e donne, che sbirciano furtivi nell’animo e nella vita libera di Carmen e dei suoi uomini. Scattante e fluida allo stesso tempo, la Zakharova, come sempre incarnazione della leggerezza e della luminosità (svet – coincidenza – in russo significa luce), è portatrice di una seduzione sottile e raffinata. Accanto a lei Denis Rodkin nel ruolo del sergente Don Josè e Mikhail Lobukhin in quello del torero Escamillo. A dispetto di un caschetto biondo e di tratti somatici da principe azzurro, è stato soprattutto il secondo a calarsi con maggiore convinzione nella parte, dando il giusto temperamento al suo torero pazzo d’amore. Bene anche per Martina Affaticato e Edmondo Tucci, rispettivamente nei panni de Il Destino e Zuniga, che hanno completato il cast insieme al Corpo di Ballo sancarliano. E’ stato poi molto bello vedere (o meglio, sentire) i ragazzi dell’Orchestra del Conservatorio Nicola Sala  di  Benevento, giovani promesse guidate per l’occasione da Alexei Baklan. Inizialmente poco generosa, la platea ha poi risposto con i doverosi applausi.