Dopo il successo ottenuto a Napoli al Teatro Nuovo di via Montecalvario, il nuovo spettacolo di Susanne Linke HEISSE LUFT/ARIA FRITTA, coproduzione ASMED e Borderline Danza apre a Cagliari il FIND Festival Internazionale Nuova Danza, sabato 26 ottobre (h 21) presso l’Auditorium del Conservatorio di Cagliari, con anteprima venerdì 25 ottobre al Teatro Moderno di Monserrato.

Uno spettacolo sugli eccessi climatici, uno spettacolo di grande attualità.

Abbiamo incontrato Susanne Linke a Napoli poche ore prima del debutto assoluto dello spettacolo.

E’ in Italia per un progetto lungo ed articolato su un tema scottante. Che cosa l’ha spinta ad accettare la proposta? 

Un invito da parte di Claudio Malangone. Mi ha telefonato e mi ha chiesto di ideare una coreografia per lui. Ho pensato, perché no? Ho lavorato altre volte insieme a lui anche a Salerno e abbiamo da tanti anni una bellissima relazione professionale. La prima volta ci siamo incontrati nel 2004 a Firenze per Versilia Danza ed è nata subito una bella amicizia. Poi il progetto è cresciuto arricchendosi di workshop, incontri, vari step. Ma la bellezza di avere 75 anni è questa. Sei più libero da impegni istituzionali e ti puoi dedicare a un progetto anche lungo.

Il progetto mette in relazione due compagnie di regioni diverse. Quanto è impegnativo lavorare con ballerini di diversa provenienza?

Non è un problema di estetica, ma ogni compagnia ha un approccio diverso alla preparazione questo, di conseguenza, porta i ballerini ad avere una energia diversa.

Inoltre devo dire che i danzatori in Italia hanno un metodo vecchio di studio. L’Italia è 30, 40 anni indietro nello sviluppo della tecnica della danza. Chiaramente parlo soltanto della danza contemporanea. Qui, si fa tutto in ‘release’, in modo rilassato e floscio. Tutto ‘easy’, ma per uno spettatore questo non è bello da vedere. La danza è innanzitutto energia. Per Heisse Luft/Aria Fritta credo di aver raggiunto l’obiettivo. In scena c’è tanta energia.

In Italia la danza negli ultimi anni ha subito dei duri colpi: sono stati chiusi alcuni corpi di ballo, i finanziamenti continuano ad essere tagliati, sono scomparsi i critici di settore. Qual è il suo pensiero in merito?

La danza è sempre stata l’ultima ruota del carro per tutti i politici. Prima c’è la musica, l’opera, il teatro, il canto e poi la danza. Anche in questo l’ Italia è indietro di 40 anni. 

Lo spettacolo affronta un tema di grande attualità: il disastro climatico. Come nasce questa idea?

Dalla quotidianità. Si parla continuamente di cambiamento climatico, di inquinamento, di emergenza. E’tutto troppo! Il caldo eccessivo, le inondazioni, i temporali. In questa tragedia siamo tutti coinvolti. I cambiamenti climatici modificheranno a lungo andare (ma già sta accadendo) il nostro stile di vita. Bisogna parlarne, discuterne, spronare i governi a difenderci dalle calamità. Per questo mi sono schierata anche con Greta. Credo sia giusto farlo.

Periodicamente torna in Italia. Che cosa la lega al nostro Paese?

E’ vero. Amo l’Italia, ma chi è che non l’ama. A chi non piace essere qui?

Lei ha contribuito in maniera determinante a sviluppare il teatrodanza tedesco.

Da noi il motto è: ciò che ci muove da dentro, deve essere portato all’esterno.

Da noi la danza non è mai astratta come in America, ma parte sempre da una tematica. Io ho sempre fatto spettacoli che avessero un significato, che partissero da una denuncia o dall’attualità. Così come è stato ora con Heisse Luft/Aria Fritta.

Il suo rapporto con Pina Bausch?

Ho lavorato con lei per 3 anni come danzatrice, non a Wuppertal in teatro, ma alla Folkwangtanzstudio. Mi ha molto formato, è stato un regalo enorme.   Quando mi ha chiamato non ero pronta, mi mancavano alcuni strumenti, ma lei mi ha voluto lo stesso. Per me è stato difficile lavorare con lei proprio perché non ero completa. Con lei ho approfondito Martha Graham e José Limòn e poi naturalmente Wigman, che non è una vera tecnica, è più una condizione.

Con Urs Dietrich c’è una bellissima collaborazione artistica, ma anche un sodalizio nella vita. Ci racconta come vi siete incontrati? e se avete ancora qualche sogno da realizzare insieme?

Se abbiamo ancora sogni? – esplode in una fragorosa risata – Ci siamo conosciuti nel 1981 nella scuola Folkwang. Aveva poco più di vent’anni. Mi sono accorta subito di lui: era forte, nonostante fosse un principiante. E io pensai, è interessante, ha qualcosa. E lui dopo avermi visto nell’assolo ‘Flut’, credo abbia pensato la stessa cosa. Da allora non ci siamo più lasciati.

Sogni a 75 anni? Non lo so. A 75 anni si ha molta paura… ?

 Progetti per il nuovo anno?

No, non ne ho al momento. Ho 75 anni…..

Se dovesse dare un consiglio ad un giovane danzatore che cosa gli direbbe? 

Questa domanda, me la fanno spesso. Direi che sono fondamentali onestà e sincerità. E non si deve avere paura di sgobbare.

Raffaella Tramontano

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