Stephane Fournial è dal 20 ottobre il nuovo direttore della Scuola di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, la più antica d’Italia. E’ stato nominato dopo aver partecipato ad un bando di concorso indetto dal Teatro per ottemperare al Decreto Madia che impedisce alle Fondazioni lirico sinfoniche di conferire incarichi dirigenziali o direttivi ad artisti in pensione. Per il Sovrintendete Rosanna Purchia, quindi, è stato inevitabile indire un bando per sostituire Anna Razzi al vertice della Scuola da 25 anni, ma in pensione dal Teatro alla Scala dal 1985.
Incontriamo il maestro Fournial, gentile e affascinante come sempre, nel suo nuovo ufficio napoletano, al terzo piano del Teatro di San Carlo, dove tante volte abbiamo intervistato Anna Razzi.
Maestro, mi perdoni la domanda, ma che effetto fa sedersi sulla sedia dove per un quarto di secolo è stata seduta la signora Razzi? Non credo sia semplice sostituire una persona dopo tanti anni.
“Non è facile. Ma la Razzi nei fatti non è andata via. E’ stata nominata Presidente onorario a vita della scuola del Teatro di San Carlo e quindi continua a frequentare il teatro regolarmente. Il suo ruolo è semplicemente cambiato e questo rende tutto più semplice anche a chi la sostituisce”.
Partiamo dal bando che l’ha portata al San Carlo. Si ricorda il momento in cui ha deciso di parteciparvi?
“Certo. E’ stato per caso. Una sera ero con degli amici ho raccontato loro di aver saputo di questo bando e loro mi hanno detto ‘perché non provi? hai tutte le carte in regola. Se sei destinato a ricoprire questo ruolo, vedrai che succederà’. E così mi sono lasciato convincere ed è andata bene”.
La sua nomina è stata accompagnata da qualche polemica… Da oltre dieci anni ha una agenzia di produzione di spettacoli, qualcuno ha ipotizzato, quindi, un conflitto d’interessi con il nuovo incarico
“Polemiche che non comprendo. In che maniera si potrebbe determinare un conflitto d’interesse? Il Direttore della Scuola, dirige una scuola che presenta al pubblico uno spettacolo all’anno alla fine dei corsi. Questo come interferisce con la produzione degli spettacoli della mia agenzia. Credo soltanto che le polemiche siano dettate da invidia. La Scuola di ballo del Teatro di San carlo è una scuola importante, e il mio ruolo molto ambito. Tutto qui”.
Come ha trovato la scuola?
“Quest’anno ci sono 150 iscritti. Un numero sufficiente che, però, va sicuramente incrementato. Quello su cui sto già lavorando, invece, è il numero di ore delle lezioni. Purtroppo al momento si studia troppo poco. Il motivo è semplice. A differenza delle altre grandi scuole di danza, gli allievi sono costretti a frequentare le scuole “normali” perché non esiste una formazione scolastica all’interno del Teatro San Carlo. Il mio primo obiettivo, quindi, è quello di modificare questa situazione”.
Lei ha un contratto triennale: quali sono gli obiettivi, oltre a questo, che intende raggiungere nei prossimi tre anni?
“Modificare il numero delle ore di studio come ho appena detto, raddoppiare gli iscritti (sono convinto che una Scuola importante come questa del San Carlo dovrebbe averne almeno 300) e avere la possibilità di poter scegliere meglio gli iscritti. E per questo vorrei che il bando di ammissione alla scuola ci fosse due volte l’anno. Vede, io non sono d’accordo su quanto diceva Maurice Bejart ‘Tutti possono danzare’. Io dico: tutti possono danzare, ma soltanto alcuni possono diventare dei professionisti. Bisogna essere innanzitutto dotati (e non tutti lo sono) e poi bisogna avere una forte volontà (e non tuti ce l’hanno). Diventare ballerini professionisti non è una cosa semplice. ”.
Un bel cambiamento di rotta?
“Un cambiamento che io reputo necessario per equiparare la Scuola agli standard europei”.
Lei non ha mai diretto una scuola di ballo, ma ha una esperienza alle spalle che lo ha portato in tutto il mondo. E’ stato al Ballet de Marseille, con Roland Petit, ha proseguito la sua carriera artistica come primo ballerino all’Opéra du Nord di Lille, per affermarsi in seguito, sempre come solista, al Badisches Staatstheater di Karlsruhe e ad Atlanta, negli Stati uniti, dove si è esibito come Principal Guest. In seguito è stato anche ingaggiato da diversi teatri in Germania. A che età si può riconoscere un grande talento?
“io credo che già dal secondo corso si possa riconoscere un talento. Ed allora un direttore deve avere il coraggio di investire su di lui o lei. Per esempio, al San Carlo, ho già individuato un paio di ragazze che sicuramente hanno qualcosa in più delle altre”.
Lei ha cominciato la sua carriera studiando con Solange Golovine, Raymonde Fracchetti, Rossella Hightower. Le capita mai di pensare a loro da quando è al San Carlo?
“Assolutamente si. Ci sono cose che rimangono chiuse in un cassetto dentro di noi per uscire solo quando è giusto che sia.Concetti che credevo di aver rimosso, raccomandazioni che credevo di aver dimenticato, rimproveri che ero sicuro aver rimosso. Da quando sono a Napoli il cassetto si è aperto e stanno venendo fuori tante cose”.
La danza è sempre considerata un po’ la Cenerentola della arti. Rispetto alla musica e al teatro lo Stato italiano investe sempre meno in questo settore…
“Ma anche all’estero è così. Forse solo in Russia la danza non è considerata una Cenerentola. Ma questo è un dato acquisito. Credo che sia importante ora far capire ai giovani ballerini che il diploma è solo il punto di partenza di una carriera. Quando finisci la scuola non sei arrivato, ma stai soltanto cominciando un percorso. Dico questo perché sono convinto che i giovani oggi, abbiano poca pazienza. Ed invece nella danza la pazienza è necessaria. E non solo. Non bisogna mai smettere di cercare la perfezione. Questo è un altro concetto che i ragazzi sottovalutano. Ecco mi piacerebbe che dalla Scuola del Teatro di San Carlo i ragazzi uscissero anche con queste convinzioni”.
E’ arrivato da poco, ma come pensa di costruire il suo rapporto con i ragazzi della scuola.
“Sarò severo, ma aperto. Nel mio primo incontro ho detto che non rinuncerò alla disciplina e all’ordine, ma mi aspetto che chiunque abbia un problema o una incertezza bussi alla mia porta per parlarmi”.
Lei è nato a Parigi. E’ un francese doc. Riuscirà ad abituarsi al caos di Napoli?
“Assolutamente si. Adoro Napoli. E’ caotica ma piena di storia. E’ una grande capitale della cultura. Tutte le volte che sono venuto qui per spettacoli ne sono rimasto entusiasta e sono sicuro che ci vivrò benissimo”.