La prima serata della rassegna Campania Danza Felix  che iniziaoggi,  giovedì 12 al Teatro Nuovo di Napoli vede protagonista il Performing Arts Group – Compagnia Giovani di Movimento Danza diretto da Gabriella Stazio. La rassegna è organizzata dal CDTM Circuito Campano della Danza in collaborazione con Il Teatro Pubblico Campano e intende promuovere giovani coreografi e danzatori attivi nella regione.
Il Performing Arts Group, nelle intenzioni di Gabriella Stazio, nasce per dare l’opportunità di esprimersi e fare esperienza a giovani già formati nella danza contemporanea e presenta una serata dal titolo Chiocciach’io che manifesta l’idea di allevare nuovi performers.
La danzatrice ed insegnante Sonia Di Gennaro è la direttrice del progetto, lavora tutto l’anno con i ragazzi del Performing e presenta la sua coreografia Blu interpretata da Valeria D’Antonio, Maria Paone e Simona Perrella su musiche di Brian Eno e Aphex Twin.

Come nasce questa coreografia?
Blu nasce da un’idea che mi è venuta una magnifica mattina di autunno in cui sono andata a mare a Torregaveta e mi sono immersa in una acqua calma e silenziosa. Non c’era nessuno e mi sono sentita circondata e immersa in una sfera azzurra, celeste, vuota, in uno spazio infinito e rarefatto ed era meraviglioso. Ho voluto riprodurre questa bellissima sensazione di pace e di energia positiva ed ho cominciato a lavorare sia sul concetto spaziale di sfera e sul senso di rarefazione del movimento, sia sull’emozione suscitata dal blu che è un colore collegato all’energia meditativa, alla concentrazione su se stessi e alla calma e serenità.
E’ difficile lavorare su ragazzi giovani e trasmettere loro le proprie idee creative?
Richiede molta pazienza perché non tutti sono pronti a mettersi subito in gioco, all’inizio è difficile trovare un’immediata risposta creativa. Mi piacerebbe ottenere più velocemente una capacità di interpretare con una sensibilità personale gli input che io trasmetto loro. Spesso c’è bisogno di lavorare molto talvolta anche di andare in scena per far scattare questo processo. Il senso del Performing Arts è proprio quello di selezionare giovani danzatori e di dare loro una continuità nei laboratori e nelle rappresentazioni teatrali o anche in spazi alternativi e non convenzionali quali piazze, musei e gallerie d’Arte. Inoltre c’è la possibilità di lavorare con coreografi ospiti e sperimentare nuovi mezzi espressivi.

Vent (pecchè aggia sfugà)
Vent (pecchè aggia sfugà)

E’ il caso del secondo coreografo protagonista della serata Alessandro Schiattarella che, partito giovanissimo proprio dalla scuola di Movimento Danza e dopo essere approdato alla scuola della Scala e a Rudra di Bejart, è da anni ballerino professionista ed ora alla ricerca di una propria cifra espressiva come autore.
Vent (pecchè aggia sfugà) è il frutto di vari laboratori periodicamente organizzati con Valeria D’Antonio, Fabio De Rosa, Francesca Pascazio e Simona Perrella, i ragazzi del Performing.

Il tema centrale è la ribellione, come hanno recepito gli interpeti questo tipo di lavoro?
Ho trovato una grande apertura da parte loro e anche se alcuni di loro sono cambiati nei vari incontri, ho impostato fin dall’inizio un processo in continua trasformazione . Sono preparati al fatto che durante le prove alcune cose possono cambiare ed essere modificate perché questo è il mio tipo di ricerca in questo momento, non lavorare su una struttura fissa e codificata ma sull’interazione e il cambiamento che si realizzano nei laboratori e poi riprodurli in scena. In questa nuova versione ho lavorato su un nuovo concetto luce attraverso l’utilizzo di una video proiezione che è l’unica fonte luminosa in scena. Il cono luminoso disegna lo spazio in cui i danzatori si muovono, una diagonale che è l’elemento che spesso appare nelle mie ultime creazioni. Il timing dei cambi di luce è la struttura veramente fissa della coreografia e ci tengo a curare personalmente questo aspetto. La proiezione video crea effetti di luci e ombre e spazi stretti in cui i danzatori si devono adattare.
In Svizzera lavori con professionisti, come ti è sembrato lavorare con i ragazzi del Performing?
Molto interessante perché in loro trovo l’entusiasmo che talvolta si può perdere nei professionisti. La loro passione è uno strumento stimolante per il mio processo creativo. L’unico limite è che a differenza di Sonia Di Gennaro, io ho lavorato con loro in un tempo ristretto edho dovuto condensare il modo di comunicare le mie idee.
Trovi interessante tornare a Napoli e trovare la possibilità di lavorare a casa nel tuo ambiente di origine?
Per me sono necessari i due mondi, Basilea e Napoli devono coesistere entrambi nella mia vita, sono due estremi che sono molto diversi tra loro. Restare in uno soltanto di loro sarebbe deleterio ho bisogno che si bilancino per poter prendere il meglio da ognuna delle due realtà! Se qui trovo un entusiasmo particolare, in Svizzera ci sono delle possibilità produttive che mi stanno dando la possibilità di crescere come coreografo. Ho appena avuto un finanziamento dal Comune di Basilea che mi darà la possibilità di lavorare su un assolo che girerà nei circuiti dei teatri di Basilea, Zurigo e Berna.

Roberta Albano