gennSex-ting, il lavoro coreografico di Gennaro Maione è andato in scena in tre repliche sul palco del Nuovo Teatro Sanità. Una chiesa sconsacrata del XVIII secolo, nel cuore di un quartiere popolare, in pieno centro storico a Napoli.

Le grate dietro le quali si nascondevano le monache di clausura, il grandedipinto di Luca Giordano, la ruota degli esposti, il meraviglioso pavimento ottocentesco e poi sul palco, in scena, il sesso raccontato da Gennaro Maione, Giada Maisto, Mariarosaria Saviano e dal regista Roberto Matteo Giordano. Un connubio quasi blasfemo che ha contribuito a far godere della follia del progetto: sì folle, perché al mondo del sesso virtuale non si alludeva, non si facevano rimandi e non si mettevano in atto suggestioni velate, non c’era una chiave interpretativa personale o un registro stilistico astratto. Al Nuovo Teatro Sanità è andato in scena il sesso, quello più intimo, più nascosto, più negato e domestico: sul palcoscenico l’autoerotismo senza metafore – fatta eccezione per la maionese e la brocca d’acqua a far intendere i sopraggiunti orgasmi maschile e femminile – l’eccitarsi senza pudore, senza limiti invalicabili. Tre interpreti e tanti modi di vivere la propria intima sessualità: la spensieratezza di chi si gode l’esperienza del sesso online in maniera spontanea e divertente, la crisi di coscienza della madre di famiglia che si sente condannata e derisa per i suoi vizi, la giovane donna seducente diva del suo intimo mondo segreto e l’ uomo romantico che ogni volta s’ innamora. Deliri di onnipotenza e attimi di depressione a cui seguono nuovi incontri, nuove storie, nuovi orgasmi e tutto interpretato in maniera assolutamente verosimile sulla scia del realismo passionale del regista spagnolo Pedro Algenmodovar. Scene forti lontane dalla raffinatezza ed eleganza con cui si è soliti descrivere la sfera delle esperienze sessuali al cinema, quell’eleganza che ètutta estetica e niente verità, tutta bellezza e forma; al contrario, il lavoro di Maione e Giordano quasi imbarazza per la crudezza e la sua vicinanza al vero, quasi spiazza, perché va a cozzare in maniera prepotente con l’educazione cattolica e puritana che un po’ tutti conserviamo in un angolo dell’inconscio. E allora quasi pensi: “Ma davvero sto assistendo alla simulazione di un amplesso e di un orgasmo seduta accanto a degli sconosciuti in un teatro?”. Grande rammarico non aver assistito alle proiezioni di video e di foto che hanno girato sui social per la campagna teaser lanciata dallo stesso coreografo, aspettavo in effetti di vedere riproposte sullo sfondo o su uno schermo le immagini in bianco e nero di Giuseppe Morales, ma forse si è trattato soltanto di un problema di budget e non di una vera e propria scelta stilistica.

Il coraggio di rappresentare un tema per quello che è nonostante la reticenza ad ammettere di essere fruitori di cyber-sex, fregandosene del senso del pudore, delle convenzioni sociali e dei cliché, dei filtri della decenza e del fatto che su una popolazione mondiale di circa 7 miliardi di individui pare che soltanto pochissimi utilizzino le piattaforme di sesso online….o sbaglio?

Manuela Barbato