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Bicentenario della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo 1812-2012
Compie duecento anni e gode di ottima salute. E’ la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo, la più antica d’Italia, fondata nel 1812 sotto il regno di Gioacchino Murat. “Il compositore e ballerino Pietro Hus- raccontano le cronache-aveva raccolto la sfida lanciata dai governanti francesi e, insieme a Louis Stanislav Henry e Salvatore Taglioni (zio della celebre ballerina Maria), aveva dato vita a corsi per 32 ragazzi: 16 maschi e 16 femmine. Fu subito un grande successo, tanto che l’anno dopo  i francesi fondarono un’accademia simile anche alla Scala di Milano. Ma con il ritorno dei Borbone sul trono delle Due Sicilie, la scuola sancarliana prese forma. Un regolamento molto rigido stabiliva che per essere ammessi i ragazzi dovevano avere un’età compresa tra i 7 e i 12 anni e un certificato di polizia che ne attestasse la moralità. Insomma, entrare al Teatro al San Carlo costituiva un titolo di merito e rappresentava un futuro assicurato.”

Dopo alterne vicende, nel 1950 la Scuola di Ballo fu affidata a Bianca Gallizia, prima ballerina del Teatro alla Scala, che introdusse lo studio di materie complementari come : repertorio del balletto, danza moderna, danza di carattere, storia e teoria della musica, canto e solfeggio. Con un metodo di studio basato sulle teorie di Enrico Cecchetti – “il maestro dei maestri”- ed aggiornato nel 1967 con l’inserimento della tecnica russa di Agrippina Vaganova, in ventitré anni di attività Bianca Gallizia riuscì a formare un vero e proprio corpo di ballo e a portare in scena ottanta balletti e una settantina di coreografie all’interno di opere liriche. Un bel successo. Nel 1973 lasciò la direzione della scuola a Milly Wanda Clerici, sua stretta collaboratrice per lunghi anni , seguita progressivamente da Tony Ferrante, Zarko Prebil e Giuliana Penzi.

Dal 1990 la Scuola di Ballo è affidata ad Anna Razzi- romana, di origini partenopee- diplomata alla Scuola del Teatro dell’Opera di Roma. La Razzi, nella sua lunga carriera, è stata prima ballerina e quindi étoile della Scala fino al 1985, ha danzato con Rudolf Nureyev, Paolo Bortoluzzi, Peter Schaufuss, Roland Petit, Patrick Dupond, da Montecarlo a New York e poi San Paolo, Amsterdam, Parigi e Londra. Con grande caparbietà e dedizione totale da ventidue anni insegna ai ragazzi napoletani i segreti dell’arte e a lei va il merito di aver ripristinato gli spettacoli tenuti dagli allievi della Scuola di Ballo con un repertorio che conta un gran numero di balletti tra cui:  “La Silfide”, “La Bayadère”, “Paquita”, “Napoli”, “Raymonda”, “Le Spectre de la rose”, “Les Sylphides” e creazioni originali come “Pinocchio”, “Il Guarracino”, “La favola di Biancaneve”, “Sogno di una notte di mezza estate”.

Orgogliosa di tanti successi e di continue conferme, a giudicare dal percorso artistico di tanti suoi allievi in molte compagnie internazionali, Anna Razzi si lascia prendere dall’emozione:” Tutti sanno che la Scuola di Ballo del Teatro San Carlo è la più antica d’Italia, la data (1812) è scritta in tutti i libri, non si riesce a risalire al mese e al giorno dell’inaugurazione. Ho chiesto al mio amico Aldo Masella, storico e studioso, di aiutarmi a cercare negli archivi e sembra che la data sia il 15 agosto, anniversario di Napoleone Bonaparte.”

Qual è stata, negli anni, la caratteristica della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo?
Un grande rigore,tanto che poi fu chiusa per quasi un secolo per ragioni comportamentali. Prima del mio arrivo, nel 1990, ci sono stati due anni di fermo, ho trovato 65 allievi selezionati- tra cui Alessandro Macario, attuale primo ballerino ospite del teatro- e soli 19 allievi effettivi. Non c’erano tutti i corsi  professionali e questo vuoto ha creato non pochi problemi di organizzazione. Con una ulteriore selezione ho formato tre primi corsi, aumentando il periodo di prova da un mese a tre mesi per poter verificare meglio i progressi dei ragazzi dotati, eliminando un bel numero di elementi. Una responsabilità impegnativa.

 

Quali sono le difficoltà nel dirigere una scuola di formazione?
Difficoltà ce ne sono state sempre! La più incisiva è imporre la scuola, tutti mi dicono che è il fiore all’occhiello ma appena possono se ne dimenticano… per far rispettare la disciplina e una linea guida  professionale in ogni risvolto, devo combattere continuamente. Ho introdotto di nuovo lo studio di materie complementari come:  repertorio, pas de deux, danza moderna, danza spagnola, danza di carattere, storia della danza, solfeggio e naturalmente la possibilità per gli allievi di vivere la scena facendo spettacoli. Da quest’anno ho voluto la presenza fissa di una dottoressa endocrinologa e nutrizionista e di un dottore medico chirurgo in ortopedia, membro dell’Associazione Nazionale Medicina della danza per poter seguire i ragazzi nella crescita ,tenendo sotto controllo l’appoggio del piede, la postura, ed intervenendo con suggerimenti corretti per aiutarli nel percorso formativo.

La Scuola di Ballo ha accumulato negli anni tanti titoli del repertorio, uno fra tutti “Pinocchio”.
“Pinocchio” è un progetto che ho coltivato per molto tempo, dopo aver visionato tante versioni da quella di Carmelo Bene a quella dell’Aterballetto, oltre al film televisivo con Nino Manfredi. Sono sempre stata del parere che il ruolo di Pinocchio debba essere interpretato da un bambino per poter rendere con sincera ingenuità le tante marachelle compiute di volta in volta. E’ il primo balletto che ho creato, dedicandolo agli allievi più piccoli della scuola.

Che cosa è cambiato dalla direzione di Bianca Gallizia alla sua?
C’è stata un’evoluzione nello stile, nella tecnica. Ho studiato con le sorelle Battagi, ma quando sono andata a Parigi per perfezionarmi mi sono resa conto che qualcosa stava cambiando, non si poteva più ballare col ditino sotto il mento! Bisogna adeguarsi ai tempi, al gusto attuale. Oggigiorno non basta solo la danza classica nella formazione di un ballerino, è necessario studiare anche la danza moderna. Vorrei introdurre anche un corso di dizione e recitazione per aiutare gli allievi che non possono intraprendere la carriera di ballerino classico ma che magari potrebbero entrare nel mondo del musical. La formula magica è l’ aggiornamento costante, rinnovarsi continuamente è fondamentale per non rimanere con le stesse idee ma andare sempre avanti aprendo nuovi orizzonti.

Qual è secondo lei la dote più importante per un danzatore?
Certamente il fisico: bellezza, proporzioni, attitudine ma subito dopo l’intelligenza, senza la quale è impossibile lavorare bene.

Ventidue anni di direzione sono tanti, rappresentano una continuità di lavoro importante, quanti suoi allievi ce l’hanno fatta?
Tanti! Mi sarebbe piaciuto invitarli tutti alla celebrazione del bicentenario della Scuola di Ballo, purtroppo molti di loro sono all’estero! Tra i tanti che ce l’hanno fatta penso a Giuseppe Picone, étoile internazionale;  Alessandro Macario, primo ballerino ospite del Teatro San Carlo; Domenico Luciano (“Dominic Walsh Dance Theatre”, Houston, America); Luca Giaccio (Balletto di Victor Ullate, Spagna); Sara Ricciardelli (prima ballerina Het National Ballet, Olanda); Vito Conversano (solista dell’English National Ballet, Inghilterra); Serena Sarnataro (prima ballerina al Teatro alla Scala di Milano); Alessandra Amato (prima ballerina del Teatro dell’Opera di Roma); Vincenzo Capezzuto (Aterballetto); Maria Teresa Molino (Balletto di Hannover, Germania) e mi fermo qui perché è impossibile nominarli tutti.

La Scuola di Ballo del Teatro San Carlo somma circa centocinquanta allievi,avrà un bel da fare…
Finché avrò forza combatterò… Gli allievi di oggi sono diversi, hanno un’altra educazione, un modo di proporsi differente rispetto ai mie tempi. Sono un po’ arroganti, maleducati ed irrispettosi, frutto dell’epoca in cui viviamo- terribile- senza rispetto per le istituzioni. Devo continuamente richiamarli e a volte scuoterli per poter ottenere dei risultati. Quello del ballerino è un mestiere in cui disciplina e rigore sono la base di tutto. La frase che ripeto sempre è : ”Voi avete scelto questa carriera, senza disciplina e rigore non farete niente!” e non è una minaccia ma un’affermazione dovuta all’esperienza che ho accumulato negli anni, da allieva a ballerina di fila, da solista a prima ballerina ed étoile, conosco bene +èèl’ambiente e ciò che pensano i direttori e i coreografi. Se non c’è un comportamento rigoroso ti escludono, puoi essere un danzatore eccellente ma di solito si preferisce una persona disciplinata ed affidabile, anche se meno brava.

 Il suo ricordo più bello?
Quando ho coreografato “Pinocchio”. E’ stata la mia prima creazione, mi ero sempre dedicata alla ricostruzione di balletti di repertorio. Sono lusingata del successo che ha ottenuto, l’abbiamo rappresentato tantissime volte.

Ha ancora un progetto da realizzare, un sogno?
Il mio sogno è che si formi un corpo di ballo con tutti gli allievi della scuola. Se reclutassimo tutti coloro che sono all’estero avremmo un corpo di ballo di prima categoria. Vorrei che la scuola fosse il vivaio per la compagnia invece i più bravi se ne devono andare per poter lavorare.

Come ha articolato il gala per il bicentenario?
Abbiamo aperto con un brano tratto dal repertorio classico: il passo a sei del balletto “Napoli”, creato da Bournonville in omaggio alla nostra città, è uno dei titoli più conosciuti e di maggior successo. Poi abbiamo proseguito con il passo a tre da “Le Corsaire”, ( l’ho preferito al passo a due vista la giovane età degli allievi, in modo tale da poter distribuire meglio le parti) e poi sono andate in scena delle creazioni come “Parthenope”, una novità per Napoli e “Escualo” una prima assoluta come anche “Muerte de Narciso” che ha debuttato a L’Avana nel 2010 ed è tornato in scena il 1 novembre 2012, durante il Festival Internazionale di Ballet, per Luca Giaccio. Anche la compagnia del teatro ha avuto il suo spazio, con estratti tratti da vari balletti tra cui: “Il Pipistrello”, Cantata”, “Without words”, “Don Chisciotte”. Gran finale con “Lectio magistralis”- da una mia idea- con Giuseppe Picone, étoile internazionale, che prima di prendere il volo ha studiato per quattro anni alla Scuola di Ballo.

Secondo lei che cosa manca alla danza in Italia in questo momento?
Gli italiani sono esterofili, ciò che abbiamo in casa non viene apprezzato, anche le cose più modeste se vengono da oltre confine risultano sempre migliori. È un circolo vizioso…Io stessa ai miei tempi ho sofferto,alla Scala venivo trattata come un’extra comunitaria perché venivo da Roma…devo molto a John Field e a Rudolf Nureyev che mi hanno voluto in ruoli importanti. La preferenza per gli stranieri sta distruggendo il nostro paese, all’estero scelgono la qualità e i nostri ragazzi vengono selezionati perché sono bravi. Il mio cruccio è questo: tanta fatica per formarli e poi se ne vanno fuori dall’Italia. Se non vogliamo rimanere ultimi dovremmo pensare a costruire qualcosa di nostro.

Che emozione le dà essere la direttrice della Scuola di Ballo del Teatro San Carlo nell’anno del bicentenario?
Sono molto felice. Mi sento un po’ l’erede di Bianca Gallizia, che ha fatto un grandissimo lavoro, perché come lei vengo dal Teatro alla Scala e la storia si ripete.

Che cos’è la danza per lei?
Una passione che è nata in me da bambina in maniera talmente forte da coinvolgermi anima e corpo e non mi ha mai lasciato.