Sabato 14 febbraio, presso il Teatro dell’Opera di Roma, è stato presentato il nuovo libro di Alberto Testa “Rudolf Nureyev. Genio e sensualità”(168 pagine, Gremese, 2014). Alberto Testa, danzatore, coreografo, critico, docente di storia della danza all’Accademia Nazionale di Danza dal 1963 al 1990, è considerato il massimo esperto italiano in ambito coreutico. Testa è stato fondatore e direttore artistico del Premio Positano e curatore della Maratona di Danza al Festival dei Due Mondi di Spoleto per oltre dieci anni. È autore di articoli e saggi di argomento coreutico, collabora con la casa editrice Gremese da oltre trent’anni e con essa ha pubblicato volumi come I grandi balletti: repertorio di quattro secoli del teatro di danza, 1991; Storia della danza e del balletto, 1994, nuova ed. 2005; 100 grandi balletti: una scelta dal repertorio del miglior Teatro di Danza, 1999, 2a ed. 2006; e Parole di danza, 2003, con le fotografie di Alessio Buccafusca.
Alberto Testa ha fatto nascere, inoltre, fondamentali collaborazioni tra la casa editrice romana e importanti studiosi, ad esempio con la professoressa Flavia Pappacena (studiosa di teoria e tecnica della danza), che dal 1984 dirige la sezione danza della collana “Biblioteca delle arti” della Gremese.
Non è la prima volta che Alberto Testa analizza Rudolf Nureyev, nel 2006 aveva pubblicato un primo volume sul danzatore dal titolo “Rudolf Nureyev a Positano: i luoghi della memoria” (a cura dell’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Positano, 2006). La nuova pubblicazione di Testa, presentata sabato scorso in una sala del Teatro dell’Opera gremita di gente, vuole essere un ritratto a tutto tondo dell’artista tartaro. Tra i relatori erano presenti, oltre all’autore, la ballerina Carla Fracci, Laura Comi, Direttrice della Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma (in rappresentanza del sovrintendente Carlo Fuortes e del direttore artistico Alessio Vlad dell’Opera di Roma), la professoressa dell’Accademia Nazionale di Danza Claudia Celi e, a moderare l’incontro, Cesare Nissirio, eclettico esponente della cultura francese in Italia. Nissirio, nel ribadire l’importanza dell’incontro per l’arte della danza, ha comunicato una notizia esclusiva: il prof. Testa ha già un altro libro in gestazione.
La professoressa Celi, illustrando il volume, ha affermato che dal libro emerge qualcosa di commovente e di magico, poiché leggendolo si ha quasi la percezione di rivivere gli anni d’oro della danza del Novecento, un’epoca nella quale Nureyev veniva considerato alla pari di una rock star ed era abitudine aspettare anche tutta la notte davanti ai teatri con la speranza di ottenere i biglietti per vederlo ballare. Attraverso le pagine del libro, ha proseguito Claudia Celi, emerge quest’immagine “rock” del grande danzatore, un danseur noble che dava, però, una drammatizzazione particolare ai propri ruoli, infondeva anima e linfa al personaggio nel quale si trasfigurava. Il libro ridà vita al mito di Nureyev, all’uomo danzatore, all’artista che non smetteva mai di esplorare i propri limiti, al genio multiforme che metteva alla prova il proprio talento anche in altre arti.

L’intervento di Carla Fracci, che ha ricordato le tante collaborazioni con il grande danzatore e i tanti successi che li hanno visti protagonisti, ha acceso in coloro che erano presenti in sala (tra i quali anche il marito della danzatrice, Beppe Menegatti) il desiderio di condividere il proprio ricordo su Nureyev. “Rudy non voleva essere un semplice partner”, ha sostenuto la danzatrice italiana, “ma un danzatore che ballava con la propria ballerina; la sua professionalità era estrema, ma era anche molto tenero”.

Alberto Testa, presentando il libro, ha spiegato che il suo è un lavoro di precisione e di musicalità: di precisione in quanto, definendosi lui stesso storico e ribadendo l’importanza dei dati, ogni evento, nella sua effimerità, acquista un senso solo ricordandone l’esatto momento in cui è avvenuto; di musicalità perché dalle pagine del libro affiorano uno sviluppo e una progressione che possono definirsi musicali. Testa ha qualificato Nureyev come un “danzatore dionisiaco con tecnica apollinea” e, riflettendo sul fatto che al giorno d’oggi ci sono molti bravi ballerini, ma che l’anima della danza è ormai svanita a scapito della tecnica, ha ricordato come Carla Fracci pensasse con il corpo. La grande danzatrice pur conoscendo bene la tecnica, la faceva tacere e non la esibiva mai. Il professore ha voluto concludere l’incontro ricordando una poesia di Michail Jur’evič Lermontov, La vela, che Nureyev era solito recitare tra sé: la poesia tratta di una barca a vela che naviga sperduta nell’azzurro del mare, immersa nel suo elemento, infelice e inquieta. Testa ha osservato: “anche Nureyev è qui, in questa poesia”.