ROMA – Domenica 2 dicembre 2018 si è concluso il Convegno Internazionale You Come. We’ll Show You What We Do. Storie e pratiche della Contact Improvisation promosso e organizzato da AIRDanza e aCD, ospitato dal Museo Macro- Asilo di Roma. Tre giornate dedicate agli studi e alla pratica della Contact Improvisation memorabili. Numerosi sono stati i relatori presenti ognuno dei quali con il proprio apporto scientifico ha contribuito ad ampliare quanto già scritto. Agli studi e alle testimonianze si è aggiunta la pratica dei performer partecipanti al workshop, testimoni di un Convegno fino ad ora unico nel suo genere destinato a diventare evento storico per la Contact Improvisation italiana ed europea.

A conclusione del Convegno incontro Francesca Falcone, presidente di AIRDanza, che ci racconta le sue impressioni.

Francesca Falcone presidente dell’AIRDanza (Associazione Italiana per la Ricerca sulla danza).

You Come. We’ll Show You What We Do è ripreso dal titolo di una serie di eventi di Contact Improvisation realizzati da un gruppo di danzatori nel 1973, durante una tournée nella costa occidentale degli Stati Uniti. Perché questa scelta?

Io ed Alessandra Sini, con cui ho condiviso un bel viaggio di lavoro essendo lei insieme a me nel comitato scientifico, abbiamo pensato che era un titolo inclusivo e accogliente come è e vuole essere la Contact Improvisation. Nel nostro cammino si sono poi aggiunti Romain Bigé e Alice Godfroy, esperti degli studi teorici e pratici, anche loro performer e membri dell’aCD (association des Chercheurs en Danse).  Come nella Contact bisogna essere sempre in due, abbiamo pensato di essere in due anche come associazioni organizzative.

Quali sono le sue impressioni sui tre giorni di Convegno?

A mio avviso il Convegno è andato oltre le aspettative essendo il primo di questo genere. Esso è stato mirato a racchiudere tutti gli interventi teorici all’interno dell’auditorium del Macro. Ad esempio, Venerdì 30 novembre sono apparsi molto interessanti gli interventi di Rossella Mazzaglia (Oltre i confini del corpo: né vincitori e né vinti), di Colleen Bartley arrivata da Londra che ci ha raccontato la sua esperienza con Nita Little!  Keith Hennessy, una figura molto interessante ed originale, essendo impossibilitato a partecipare ci ha mandato un video che abbiamo condiviso con il pubblico presente. Francesca Beatrice Vista, poi, in Generazioni e Visioni in Contatto. Ricezione e forme di trasmissione della Contact Improvisation in Italia ha parlato delle ricezioni e forme della C.I. in Italia in particolare a Roma. La seconda sessione del convegno si è svolta, invece, nell’ ampio e accogliente spazio della Sala Rome dove i partecipanti, seduti e sdraiati sul pavimento, hanno preso parte all’intervento di Romain Bigé e Alice Godfroy dal titolo Diplomaties tactiles: poietique du Contact Improvisation.  Diplomazie tattili, la delicatezza della pressione ad esempio, insomma le forme del tatto, elemento fondamentale della Contact. Anche Marica Rizzi ha poi declinato la parola “sostenere” sia nella storia, sia nel gesto sia nelle rappresentazione. Sabato 1° dicembre sempre nell’ ampio spazio della Sala Rome si è tenuto il seminario con Ray Chung, personalità carismatica nel mondo della Contact. Egli è allievo della prima generazione dei maestri di Contact e dal ‘79 fa parte di questa comunità. La sua lezione è stata la parte più coinvolgente del Convegno: un workshop dalla dimensione intima e magica grazie anche al meraviglioso gruppo di performer. Attraverso la loro partecipazione anche noi del pubblico abbiamo avvertito l’intimità delle profonde sensazioni cinestetiche. Le tre sezioni del workshop sono state poi analizzate attraverso un excursus di riflessioni con Romain Bigé e Alice Godfroy e la collaborazione di Francesca Magnini che mediava la comunicazione in lingua Francese e Inglese.

Domenica 2 si è tenuta la Tavola rotonda coordinata da José Sasportes con i contributi di Fabio Sargentini e di Simonetta Alessandri, Elena Cervellati, Laura Delfini, Vera De Propris, Rossella Fiumi, Irina Harris, Barbara Lucarini, Noretta Nori ed Elena Viti, Alessandra Sini, Gabriella Stazio, Monica Vannucchi, Charlotte Zerbey.

Il giorno successivo, dopo le proiezioni guidate in auditorium, tutto è culminato nella Sala Rome dove attorno al “Tavolo dei tavoli” di Michelangelo Pistoletto si è tenuta una tavola rotonda interessantissima dal titolo La Contact Improvisation in Italia: uno sguardo a ritroso sulle esperienze fondative e sugli sviluppi autonomi. La Tavola ha raccolto le testimonianze e le riflessioni di italiani protagonisti della Contact in Italia e all’estero proprio negli anni in cui la Contact Improvisation è arrivata nel nostro paese. Il racconto istrionico di Fabio Sargentini è stato un viaggio indietro nel tempo fino a agli anni sessanta e settanta. Fabio Sargentini si è alzato in piedi facendoci rievocare quelle giornate magiche e coraggiose di quel viaggio fatto nella contemporaneità dell’avanguardia, quando nella sua galleria L’Attico, appena trasferitasi da Piazza di Spagna in un garage di via Beccaria, riuniva le performance dei danzatori insieme alle opere di artisti e di compositori come Jannis Kounellis, Gino De Dominicis e Luigi Ontani, Steve Reich e Philip Glass. E’ stato il primo a Roma, di tutta Europa, a ospitare l’avanguardia americana coinvolgendo anche danzatori performer come Yvonne Rainer e Simone Forti. Elena Cervellati ha parlato di un altro momento importante avvenuto a Bologna con Steve Paxton; Rossella Fiumi della sua esperienza con lo Zip Festival di Orvieto, Gabriella Stazio di un’esperienza molto toccante vissuta appunto a Napoli. Alessandra Sini ha portato la sua esperienza di danzatrice con Lucia Latour e le influenze della Contact sulla coreografa romana. Elena Viti e Noretta Nori il loro insegnamento nella scuola primaria svolto negli anni settanta quando attraverso il linguaggio della Contact cercavano di avvicinare i bambini ad una motricità che insegnasse soprattutto a socializzare e condividere. Altre testimonianze poi sui vari Contact Campus organizzati in Italia e di tutte le problematiche nel nostro paese di questa pratica.

Abbiamo nuovi testi in Italia sulla Contact Improvisation?

Attualmente il nuovo libro di Cynthia J.Novack Contact Improvisation storie e tecniche di una danza contemporanea curato nell’edizione italiana da me e Patrizia Veroli. Il libro è stato presentato proprio in chiusura del nostro Convegno. Tradotto per la prima volta in Europa ed è tra i libri che in Francia le Centre national du Livre consiglia fortemente alla traduzione. Abbiamo così risposto all’esigenza degli studenti ma anche dei lettori curiosi di questa bellissima forma di danza che si è radicata nel tessuto della controcultura americana entrando poi in Europa grazie a Fabio Sargentini, alla schiera di allievi che dagli Usa si sono disseminati nel nostro continente e ai performer italiani che sono andati a studiare la Contact Improvisation oltre i nostri confini. Penso che questo convegno resterà nella storia perché ha offerto veramente una testimonianza preziosa di momenti vissuti.

 

Gabriella Stazio

In foto Gabriella Stazio tra i relatori partecipanti alla Tavola Rotonda del Convegno. Riportiamo qui alcune righe, parole della sua toccante testimonianza sulla Contact Improvisation a Napoli con Movimento Danza.“La Contact Improvisation arriva a Napoli ufficialmente nel 1982 quando con Movimento Danza invitammo Laurie BoothRonald Bunzl che presentarono il loro workshop e una performance intitolata Manipulation Motion all’ interno di una sala molto grande del Centro Studi reichiani. A terra sul parquet era seduto il pubblico, le luci erano a vista e il biglietto d’ ingresso costava 4000 lire. La sala era strapiena come anche il workshop, in quel momento frequentavano i corsi del Movimento Danza dalle seicento alle settecento persone, tutte adulti.  Tra essi vi erano professionisti come medici, insegnanti, ma anche casalinghe e studenti. Mi ritrovai ad insegnare, quindi, a persone della mia età o molto più grandi di me. Tutto questo nasceva però da una storia precedente a quella di Movimento Danza come pure precedente a quella della Scuola Popolare di Musica di Montesanto. Una storia che aveva origini addirittura dalla Mensa dei bambini proletari nata a Napoli nel ‘72 da parte di alcuni esponenti di Lotta Continua e alcuni esponenti del mondo cattolico. A Napoli in quel periodo 70 bambini su mille morivano ancora di fame. Questa mensa dava da mangiare ogni giorno a circa 130 bambini, lì i volontari quotidianamente lavavano i bambini, li facevano mangiare, studiare, giocare… Verso la fine della prima fase di vita della mensa nasce appunto la Scuola Popolare di Musica di Montesanto con Pasquale Scialò e Peppe Merlino. Li insegnavano gratuitamente molti noti artisti partenopei come ad esempio il secondo violino del Teatro San Carlo, un giovanissimo Daniele Sepe, Benito Nisticò prima voce del Teatro San Carlo. Gli iscritti ai corsi di musica pagavano 1000 lire al mese. In principio gli iscritti furono cinquecento aumentando a dismisura nel giro di poco tempo. Io mi proposi per la danza contemporanea ed ebbi in poco tempo oltre seicento iscritti. La Scuola Popolare di musica non aveva sedi sufficienti, noi di Movimento Danza inizialmente ci dovemmo appoggiare alla sede del Teatro Nuovo, fino a trovare finalmente il grande spazio della sala del Centro studi reichiani di Napoli. Tutto quello che abbiamo realizzato in quegli anni con la Contact Improvisation ma anche con la danza contemporanea è stato autoprodotto grazie ai proventi dei biglietti……”

Fabiola Pasqualitto

 

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