ROMA – Mercoledì 16 gennaio 2019, dalle 17.00 alle 19.00, secondo appuntamento con l’iniziativa PARLIAMO INSIEME DI DANZA: La rivisitazione, oggi, dei grandi balletti. “Il Lago dei cigni, ovvero Il Canto”, di Fabrizio Monteverde, a cura di Fabiola Pasqualitto.

Al Museo di Arte contemporanea MACRO-Asilo di Roma, il 16 gennaio, prende vita il secondo appuntamento degli incontri Parliamo insieme di danza. Organizzato da AIRDanza (Associazione Italiana per la Ricerca sulla Danza), presieduta dalla studiosa e teorica della danza Francesca Falcone, già docente dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma, l’iniziativa si propone di avvicinare il pubblico a discorsi teorici e storici sulla danza con un linguaggio coinvolgente e vivace. Condotto da Fabiola Pasqualitto, il seminario si occupa delle riletture che ha avuto un balletto fondamentale per la storia della danza come Il lago dei cigni. Fin dalla sua nascita il balletto ha avuto una vita tormentata in quanto la prima versione di Julius Wenzel Reisinger, del 1877, non ebbe successo. Dalla ripresa di Lev Ivanov del 1894, del solo atto bianco, a quella completa insieme a Marius Petipa del 1895, il balletto ha avuto la vita gloriosa che tutti conosciamo pur registrando variazioni nella trama e negli allestimenti. Infatti l’ambivalenza della donna cigno, inscritta nel duplice ruolo di Odette/Odile, e il sofferto ruolo del principe Sigfrido, hanno dato luogo a numerose riletture sia nell’ambito ristretto del rispetto della coreografia originale, sia nell’ottica di una riscrittura contemporanea dell’intero balletto. In molte versioni il finale varia e, in epoca sovietica, Sigfrido e Odette venivano salvati dall’incantesimo e quindi anche il balletto aveva un lieto fine. A partire dalla metà del Novecento, soprattutto dopo l’iniziativa di Mats Ek che ha proposto la propria versione di Giselle ed una sua successiva lettura del Lago dei cigni, è stata sempre più frequente la volontà, da parte dei coreografi della nuova generazione, di rivisitare i grandi classici del balletto. Rileggere una grande opera ballettistica, con diversi punti di vista rispetto a  quella consolidata nella formula del repertorio. Tali nuove prospettive non modificano solo la partitura coreutica del balletto originale, ma propongono nuove interpretazioni drammaturgiche dei personaggi e dell’intera storia. Nel tema della rivisitazione contemporanea dei grandi balletti di repertorio romantico, Fabiola Pasqualitto analizzerà: Il Lago dei cigni, ovvero Il Canto, coreografia e regia di Fabrizio Monteverde, in collaborazione con la Compagnia del Balletto di Roma. L’opera, andata in scena in prima nazionale il 15 novembre 2014 al Teatro Comunale di Ferrara, è una rivisitazione del Lago dei cigni, riletto in modo del tutto originale e colto, dal coreografo romano.

Abbiamo chiesto a Fabiola Pasqualitto, docente e studiosa di danza, come mai abbia scelto di analizzare proprio il Lago dei cigni.

La scelta non è legata ad una particolare attualità ma perché è uno dei balletti più amati e rappresentati. Fin dalle prime versioni il balletto è stato proposto con finali diversi ma è un balletto molto apprezzato e considerato una pietra miliare del balletto classico. La mia presentazione sarà ricca di foto e di esempi video per rendere allettante ed interessante il discorso anche per chi non conosce perfettamente il balletto.

Come mai ha scelto di approfondire in particolare la versione di Fabrizio Monteverde?

In primo luogo trovo giusto valorizzare le qualità dei coreografi italiani ed in particolare Fabrizio Monteverde che è un artista colto ed elegante. La sua versione prodotta dal Balletto di Roma fonde drammaturgicamente la storia del balletto con un’opera teatrale di Anton Čechov, Il canto del cigno (1887), che mette in scena un anziano attore che ricorda il proprio passato teatrale. I ballerini che danzano in alcune scene hanno maschere da vecchi su corpi giovani.

Che strumenti utilizzerà per analizzare i brani coreografici?

La danza è essenzialmente un’arte visiva per cui il mio discorso si appoggerà a tante immagini sia delle versioni di repertorio, sia delle letture contemporanee che partendo dalla rilettura di Mats Ek del 1987, arrivano al capolavoro di Matthew Bourne del 1995, fino alle più recenti di Alexander Ekman , con i ballerini completamente nell’acqua o quella di Fredrik Rydman che annovera contaminazioni con la street dance in una versione rock. Ci sono anche citazioni delle versioni italiane di Fredy Franzutti per il Balletto del Sud e di Loris Petrillo per l’Opus Ballet. La versione di Monteverde mi sembra la più completa e vi ho dedicato uno studio pubblicato su Danzasì.

Nel mese di febbraio, sempre al Macro-Asilo, riprende anche un altro appuntamento organizzato da Airdanza, Libri con Airdanza, che è un ciclo di letture dedicato alla presentazione di libri sui diversi studi in danza pensata per avvicinare studiosi e pubblico, anche il più eterogeneo. Si racconteranno le pratiche della danza sui palcoscenici di diversa natura, compresi archivi e biblioteche. Dagli anni ‘80 gli studi sulla danza hanno sviluppato metodologie transdisciplinari per mettere in luce le interconnessioni con la storia culturale, per sottolineare l’importanza di quest’arte in società ed epoche diverse. AIRDanza, avvalendosi dell’esperienza e delle competenze dei suoi soci (ricercatori indipendenti, universitari e artisti), propone una serie di incontri incentrati sull’attualità delle pubblicazioni sulla danza che spesso trattano il passato di quest’arte, ma che entrano anche in rapporto con le sue pratiche più attuali. Il nuovo appuntamento avrà luogo mercoledì 6 febbraio 2019, ore 16.00 e presenterà il libro di Carmen Palumbo, Il corpo inclusivo. Educazione espressività, movimento edito da Edises nel 2018, con la presentazione a cura di Elena Viti.

Roberta Albano

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