NAPOLI – “Self-portrait in yellow shades  è il titolo del lavoro che la giovanissima coreografa Irene Fiordilino ha presentato per la sesta edizione di “Residanza- La casa della nuova coreografia 2018”, aggiudicandosi la vittoria. Residanza è un bando di ospitalità dedicato ai giovani coreografi, under 35, promosso da Movimento Danza, Organismo di Promozione Nazionale, che da sempre ha un occhio speciale per il ricambio generazionale e la valorizzazione della ricerca artistica. Il bando fa parte di un progetto di ampio respiro, Gap! Change! Now! Projects for the next dance generation, per il ricambio generazionale ed intergenerazionale 2018/2020, promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Come ha affermato, nella parte introduttiva della serata, Gabriella Stazio, coreografa e direttrice artistica di Movimento Danza, nonché ideatrice e anima della manifestazione, dare l’opportunità di crescere ai nuovi talenti è essenziale allo sviluppo e alla diffusione della danza.

La serata, presentata da Elisabetta Testa, critica e docente di danza, ha visto in scena le performance di tre artisti, precedentemente selezionati su una cinquantina di candidature arrivate da tutta Italia. Ai tre finalisti è stato offerto il supporto di Movimento Danza, favorendo la realizzazione delle coreografie e curandone la messa in scena.

Il primo ad esibirsi è stato Enrico Paglialunga, ideatore insieme a Giacomo Mattogno, musicista, di “Shapes of moving waves”, in cui la danza rappresenta e prende la forma del suono. Su una scena divisa in quattro quadranti da strisce ortogonali, come in un piano cartesiano sonoro-visivo, il corpo del danzatore risponde alla musica, ma anche la crea, perché ad ogni punto dello spazio corrisponde un tipo di suono. Una bella idea, che porta in scena una sorta di interdipendenza di musica e movimento, e che è molto piaciuta anche alla giuria. Forse non sfruttata al massimo delle sue potenzialità, ma che ha comunque spesso raggiunto ottimi livelli espressivi.

La seconda performance è stata quella di Irene Fiordilino, il cui lavoro è il risultato di una lunga ricerca su come rappresentarsi, nel tentativo di fissare un’immagine di sé fuori di sé. Un tentativo in fondo paradossale, in cui autore e personaggio coincidono, che pretende di fissare quello che tuttavia non si vuole e non si può fermare, per giunta utilizzando il mezzo espressivo più effimero che c’è, nella sua irripetibilità: la danza, l’arte del movimento, cioè della continua trasformazione. La giovane artista si è raccontata anche attraverso l’uso della voce e della parola.

Il terzo ed ultimo è stato Paolo Rosini, con il pezzo Oriri, di Bambulaproject, che ha danzato con Marta Massoli, Debora Renzi e Chiara Tosti. Dopo una potente idea iniziale in cui il peso dell’esistenza è raccontato da un uomo che porta sulle spalle un tronco e da tre danzatrici che sembrano incatenate al terreno da cui tentano inutilmente di sollevarsi, la coreografia si fa più convenzionale e finisce per disperdere l’effetto iniziale.

Al termine delle tre performance, fuori concorso, gli spettatori hanno potuto assistere a “Campi visivi”, coreografia di Sonia Di Gennaro, eseguita dal Performing art group, Compagnia giovani Movimento Danza. Un lavoro che esplora le possibilità di un danzatore in scena di indagare il campo visivo, includendo o escludendo l’altro. La coreografia si sviluppa senza che i danzatori si guardino mai veramente, in un affascinante effetto di straniamento.

La giuria, composta da Emma Cianchi, coreografa e direttrice artistica Artgarage e Bellini-Danza, Gennaro Cimmino, coreografo e direttor artistico Körper, Igina Di Napoli, direttrice artistica di Casa del Contemporaneo Centro di Produzione Teatrale, Stefano De Stefano, giornalista del Corriere del Mezzogiorno, Antonello Tudisco, coreografo e direttore artistico Interno5, dopo una lunga discussione, ha deciso di attribuire il premio di 1.500 euro alla coreografa Irene Fiordilino, in quanto il suo lavoro è risultato il più completo e maturo tra quelli dei tre finalisti.

Mara Fortuna

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