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Apriamo un nuovo luogo di incontro e di dibattito per ospitare un tema importante come quello della Questione Meridionale della Danza, in cui poter pubblicare i contributi di quanti, operatori ed artisti, desiderino confrontarsi su questo argomento. La seconda riflessione è a cura di Alessia Scala, danzatrice – Coreografa, Insegnante e Direttrice artistica Ass. Cult. LED, Napoli

 

Il presunto divario tra nord e sud. Una riflessione sullo stato generale della danza in Campania

 

“Di cosa gode il nord, in più rispetto al sud? Certamente una maggiore fluidità organizzativa dovuta a concreti e attivi network, la vicinanza alle città Europee che sono da sempre all’avanguardia e fucine di nuove tendenze della danza, creano un contesto più favorevole allo sviluppo e all’evoluzione della danza.

Quando ho vissuto a Londra, anni fa, già si respirava l’idea del network e della cooperazione, ma anche un’idea di danza profondamente radicata e innestata nel resto della società. Si aveva l’impressione sempre di far parte di qualcosa che contribuisse allo sviluppo di questa e non che ne rappresentasse solo una fetta marginale. Questo grazie anche al fatto che la danza è veramente cultura, materia di studio, disciplina a tutti i livelli presente nei College e nelle Università.

In Italia, credo siano ancora troppo poche le scuole, le università dove si studia danza, ed ancora troppo pochi i ponti tra istituzioni, istruzione e privati. Nel sud Italia viviamo ancora il fenomeno della miriade di scuole di danza sparse su tutto il territorio, il cui input principale è quello di restituire una visione utilitaristica del corpo e del movimento, molto legata al prodotto finale. Interessante e rinomata però, è la vivacità culturale e lo spessore artistico del sud come sappiamo e ultimamente il cambiamento del tessuto, dovuto alla concessione di spazi alla collettività. Questo crea maggiore dinamismo e sposta l’attenzione sulla ricerca e la sperimentazione, evitando un appiattimento artistico pericoloso.

Una maggiore attenzione da parte delle istituzioni nel sostenere ulteriormente la ricerca, dando la possibilità di mantenere viva e costante la propria fonte di energia creativa, sarebbe auspicabile. Per esempio anche sostenendo progetti di mobilità da e verso la nostra città, in modo che andare fuori, al Nord, non sia più una fuga, una necessità e soprattutto un’azione irreversibile, ma una piacevole tappa del proprio percorso, una scelta, per ritornare arricchiti e donare la propria esperienza alla città. La città deve accogliere e valorizzare in questo senso chi resta come chi va, creare fusioni, dialogo e comunicazione costante tra tutte le forze e le realtà, e nel sud Italia sono davvero tante quelle che operano per dare respiro e vitalità al settore.

Credo che in generale bisogna riflettere sul nostro senso di comunità rispetto alla danza e come essa possa generarlo questo senso di comunità, se rappresenta un valore e in che misura contribuisce a mantenere vivo e onesto il “discorso”, al di là degli interessi economici. Una comunità che sia fluida, porosa e non stratificata. Il mio contributo è sempre stato quello, a parte di trasmettere, divulgare e promuovere le nuove tendenze della danza contemporanea, quello di cercare di creare comunità attraverso gli stessi principi che caratterizzano taluni generi di danza come la contact improvisation. Ad esempio col progetto napoli contact network che da anni cerco di portare avanti, un progetto che nasce come progetto-­‐gruppo nomade per la diffusione della contact improvisation in spazi, luoghi ed eventi sul territorio. Napoli contact network mira a favorire un contesto e un movimento orientato verso la Contact

Improvisation, ma non solo Napoli contact Network vuole essere un monito propositivo: oltre ad incentivare all’apprendimento degli strumenti essenziali per la pratica, vuole essere uno sprone per creare e alimentare un contesto/movimento, un fermento/circuito consistente e variegato e un sistema danza più dinamico.

Attraverso la creazione di “vasi comunicanti” tra vari spazi e realtà esistenti sul territorio, con azioni di jam, lezioni di contact, laboratori, forum, discussioni promuove un modo di pensare la danza fatto di scambi e collaborazioni incrociate, confronto e apertura, comunicazione e dialogo. In questo momento inoltre cerco di fare ricerca a partire anche dai bambini piccolissimi, nelle scuole oltre che nel mio spazio; bambini che sono soggetti, loro malgrado, ad avere una visione distorta della danza come sappiamo, che sfocia nella banalità e a volte nella volgarità dei modelli televisivi.

 

Alessia Scala

Danzatrice -­‐ Coreografa, Insegnante

Direttrice artistica Ass. Cult. LED, Napoli

 

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