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L’iperproduzione di immagini e video riguardanti la sfera del sesso è fuori controllo da almeno 20 anni e dilaga sempre più sfruttando il web e le decine e decine di piattaforme hard accessibili a tutti garantendo anonimato e intimità. Basta un computer o uno smartphone e in maniera assolutamente gratuita si ha accesso all’universo del piacere carnale. Gennaro Maione, danzatore e coreografo giovanissimo, porta in scena il 29, 30 e 31 gennaio al Nuovo Teatro Sanità (ore 21 venerdì e sabato, ore 18 domenica) il mondo del cyber-sex  raccontando attraverso la danza l’ipocrisia, la dissimulazione, l’empietà di chi demonizza la pornografia, la disinvoltura spesso sfacciata di chi invece ne parla apertamente e senza filtri e la compulsività di chi è vittima di dipendenza da sesso virtuale.

“L’esperimento è nato per gioco” confida il coreografo “ed è iniziato con uno shooting fotografico e un video promo da condividere via web, via social network, quindi gratuitamente e sotto gli occhi di tutti… un po’ come accade proprio con i siti XXX disponibili 24 ore su 24 e in maniera del tutto gratuita”

A differenza del mondo orientale in cui le pratiche del piacere sono diffuse, manifeste e condivise da millenni – si pensi al Kamasutra la cui prima edizione risale probabilmente al VI secolo –  in Occidente la cultura del sesso si basa sul desiderio e sulla continua stimolazione e istigazione ad un piacere che poi non verrà mai veramente appagato, perché imprigionato in secoli di tradizione religiosa e morale cristiana. Pur professando l’ateismo, infatti, si resta inconsapevolmente invischiati in una spirale fatta di vergogna e sensi di colpa che limitano inevitabilmente la libertà e portano a nascondere tutto quanto riguardi la sfera sessuale dell’individuo.  “Il piacere e il desiderio sono due stati emotivi molto diversi”, continua Maione, “quando percepisci il piacere il tuo corpo si rilassa, infatti oggi si è sempre più alla ricerca del piacere che del desiderio, forse perché quest’ultimo implica sforzo ed energia”.

In effetti il piacere appaga e il desiderio può invece trasformarsi in frustrazione creando un circolo vizioso: desiderio-ansia-ricerca-delusione-desiderio.

Nel presentare sui social il suo spettacolo Gennaro Maione fa una sorta di appello-dedica in cui inquadra lo spettatore tipo a cui si rivolge:

“A tutti quelli che hanno una forte personalità, a chi ha più di una personalità…
a chi diffonde pregiudizi, ai fautori moralisti.
A chi non ha mai una visione lucida di se stessi” .

Ma, nonostante questo tentativo di intercettare un interlocutore confessa: “Non so mai dire a chi è rivolto uno spettacolo. Questo lavoro lo definisco un totale paradosso, un agglomerato di cliché, una visione ironica e leggera di un mondo sempre giudicato dall’opinione pubblica con tanta ipocrisia, dico questo perché altrimenti non si spiega la massiccia fruizione del cyber-sex. Non si è scelto di portare però in scena la volgarità, niente amplessi, nudità, autoerotismi live, quindi lo spettacolo è aperto a tutti”.

La curiosità sul web dilaga, in scena donne e uomini, corpi desideranti e desiderati che si nascondono o vengono allo scoperto e che raccontano la naturalità, l’umanità, la spontaneità della ricerca del piacere mediante la carne.

Tutti hanno un corpo, tutti hanno sensi e tutti hanno il diritto di appagare un desiderio sempre vivo, ma non tutti lo ammettono.

Manuela Barbato