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 Il movimento # 3

 

La danza moderna scopre il movimento.

Tale affermazione apparentemente assurda è allo stesso tempo assolutamente vera poiché la danza moderna è capace di cambiare radicalmente il punto di vista del corpo occidentale sviluppando un cono visuale assolutamente nuovo e radicale : il movimento come elemento costitutivo della danza .

E’ innegabile che i corpi dei ballerini classici di fine ‘800 si muovessero danzando i balletti di repertorio, così come è innegabile che la danza classica sia un codice di movimento, eppure quei corpi non mettono in scena il movimento come elemento strutturante di una coreografia,come materia prima, quanto piuttosto danzano dei passi precostituiti e già codificati che divengono la base della scrittura coreografica.

La danza moderna scopre che non solo il movimento è l’elemento base per la creazione coreografica e che, di conseguenza, ogni movimento è potenzialmente un movimento danzato, ma anche che è impossibile definire, codificare in maniera definitiva, limitare i movimenti che possono o potrebbero entrare a  far parte di questo nuovo linguaggio, e quindi assumendosi un grande rischio ed una grande responsabilità, afferma che ogni artista , ogni coreografo ha il compito di eventualmente selezionare i movimenti chiave del proprio universo creativo, capaci di esprimere la propria poetica, il proprio punto di vista, la propria idea di arte.

Quando Martha Graham parla di contraction – release  o Doris Humphrey di fall and recovery, non stanno formalizzando un passo di danza secondo i criteri espressi dalla tecnica classica accademica, ma piuttosto ci stanno offrendo una chiave di movimento “applicabile” a qualsiasi condizione spazio – temporale, espressiva, dinamica e qualitativa, una chiave di movimento capace di aprire e generare infinite possibilità.

Questa “scoperta” che vede il movimento come la reale sostanza che compone la danza, rende per la prima volta la danza un’arte indipendente, un’arte assoluta, autosufficiente, autonoma al pari della musica il cui elemento costitutivo è il suono e non le note musicali.

Precedentemente alla nascita della danza moderna il movimento viene considerato incidentale e non sostanziale dal balletto, poiché le posizioni, le pose e la codificazione dei passi della danza classica, si sostituiscono al movimento stesso, al movimento come flusso ininterrotto di forze, per fissarsi in sequenze di movimenti, ovvero i passi, selezionata precedentemente all’atto creativo del coreografo. Inoltre la successione degli equilibri corporei che avviene tra un passo e l’altro poneva l’accento sull’equilibrio stesso visto e vissuto come momento di alta perfezione e quindi anche sulla possibilità di separare un movimento dal successivo come dal precedente. Di fatto ogni passo del codice classico ha un inizio ed una fine. Attraverso il passaggio da un equilibrio ad un altro equilibrio, da una posa ad un’altra, da una ipotetica immobilità ad un’altra, si sviluppa così la danza classica precedentemente alle scoperte della danza moderna, in cui il momento di passaggio, di transizione, il movimento che avviene “fra” le pose,”fra” gli equilibri viene concettualmente azzerato.

La danza moderna scopre non solo che ogni movimento significa e significa in quanto tale poiché è il significante del suo stesso significato,  ma scopre soprattutto che il movimento si crea proprio nella transizione tra un movimento ed il successivo, in quel “fra”, in quello “spazio” non formalizzato e non codificabile che è proprio della dinamica.

La continuità propria di un movimento, di ogni movimento, si poggia sullo scivolamento del movimento stesso da articolazione all’altra, dal complesso coinvolgimento di tutti i muscoli ,in un continuum di flusso impossibile da suddividere. Se il respiro non si ferma mai, come è possibile sezionare un movimento?

Ogni movimento, ogni gesto, è capace di mettere in moto tutti i codici inseriti nel corpo, per cui gli accavallamenti,le interazioni, le memorie esistenti nel corpo umano rendono impossibile l’individuazione del movimento come unità isolata.

Il materiale emotivo, comunicativo, affettivo, legato ad ogni movimento,non permette quindi alcuna sistemica simile a quella del linguaggio parlato, poiché il senso del movimento slitta, si fonde,deborda tra significante e significato per poi amplificarsi nello spazio e nel ritmo del movimento stesso.

Il movimento diviene quindi il principale ambito di ricerca in cui si muovono i danzatori moderni dagli inizi del 900 ad oggi e che ha come principale obiettivo la creazione di nuove forme per nuovi contenuti. Il movimento diviene una sostanza fluida quanto materica che può variare nell’estensione spaziale, nella durata temporale, nell’intensità come nella qualità, rimanendo un flusso costante di cui il movimento stesso è il focus della ricerca.

La danza moderna crea quindi molteplici codici, linguaggi multipli, potremmo dire uno per ogni artista o che  ogni coreografo crea il suo, che vanno a sostituirsi o a rileggere, ad integrarsi con l’unico codice di danza classica accademica già esistente e questa potenzialità straordinaria diviene uno degli elementi caratteristici e costituenti di questa nuova forma d’arte.

La ricerca del centro del movimento, del punto centrale del corpo da cui ogni movimento scaturisce, è uno degli elementi di ricerca che attrae maggiormente i primi creatori della danza moderna e che attraversa in maniera differente la storia di quest’arte. Se Isadora Duncan ritiene che il centro del corpo da cui scaturisce ogni emozione e quindi ogni moviment sia il plesso solare, per Martha Graham il centro del corpo e del movimento è rappresentato dal bacino. Per Rudolf Von Laban come per Hanya Holm il nucleo del movimento è il central movement ovvero ogni movimento che dalla periferia si dirige verso il centro, suddividendo poi i movimenti in centrifughi (dal centro verso la periferia, gli arti) e centripeti (dagli arti verso il centro, il tronco) per arrivare a Merce Cunningham , Steve Paxton, Trisha Brown che riconoscono ed identificano nella colonna vertebrale il centro del corpo ed il motore di ogni movimento.

Questa ricerca si integra e si affianca alla ricerca sul movimento naturale, anche questo al centro dell’attenzione sia della corrente europea che statunitense. Il movimento naturale si basa sulla riscoperta degli schemi motori di base del movimento umano quali camminare, correre, saltare, strisciare, rotolare, camminare in quadrumania, equilibrarsi, sollevare, lanciare, che rappresentano le unità di base del movimento e che costituiscono il substrato su cui si innestano tutti i successivi apprendimenti motori . Dalla post-modern dance alla tecnica release, la danza moderna sarà impegnata nella ricerca e nella sperimentazione propria degli schemi motori di base della motricità umana che riporteranno il movimento danzato alle sue origini psicomotorie.

 Gabriella Stazio

 

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BOX

Cinèṡi – dal greco κίνησις significa  «movimento». – In etologia, l’insieme delle reazioni motorie di organismi dotati di movimento, dovute a variazioni dell’intensità di alcuni stimoli e indipendenti dalla loro direzione. La cinesi consente agli organismi di allontanarsi dagli ambienti sfavorevoli e permanere in quelli favorevoli.(Treccani.it) In linea più generale per cinesi si intende la capacità di un organismo di muoversi .

L’energia cinetica è l’energia che possiede un corpo per il movimento che ha o che acquista: equivale al lavoro necessario per portare un corpo da una velocità nulla a una velocità nota. Quando un corpo di massa m varia la sua velocità, con questa varia anche la sua energia cinetica. Il lavoro equivale a questa variazione di energia cinetica. L’energia cinetica quindi è associata alla massa e alla velocità di un corpo in movimento. L’energia cinetica che possiede un corpo di massa m nel suo moto di caduta è uguale al lavoro compiuto per fermarsi. (Wikipedia)

La metacinesi è uno dei quattro elementi distintivi della danza moderna secondo John Martin (1893/1995) e rappresenta la valenza psichica del movimento. Quasi come se fosse possibile distinguere la valenza fisica e funzionale del movimento da quella emotiva e rappresentativa. E’ anche la manifestazione psico-fisica della stessa realtà, della stretta relazione esistente tra movimento ed esperienza personale, temperamento , caratteristiche emotive, che rende impossibile che lo stesso movimento venga “riprodotto” da corpi diversi nello stesso modo. E’ il carattere distintivo del mio movimento che differisce dallo stesso movimento prodotto da un altro corpo. Per estensione la metacinesi è anche l’empatia cinetica che si crea tra danzatore e pubblico grazie alla quale il movimento comunica contenuti emotivi provocando una risonanza nel suo interlocutore. E una proprietà del movimento che lo rende capace di rimandare al contenuto emotivo e di trasferire un “messaggio” cinetico, estetico,di immedesimazione anche motoria da un individuo a un altro. Insomma John Martin aveva già scoperto i neuroni specchio semplicemente guardando la danza.

 

FOTO

In copertina – Tanztheater Wuppertal Pina Bausch in Der Fensterputzer. © Oliver Look.

Piece pour six interprete – coreografia Maguy Marin

Roméo et Juliette – coreografia Sasha Waltz

Ultima Vez –  What The Body Does Not Remember – Photo by Danny Willems

 

 

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