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* Plié di pagina _ I principi della danza classica accademica # 1

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Cominciamo una nuova rubrica Pliè di pagina , letture ed approfondimenti che ci auguriamo creino interesse e curiosità in chi di danza vive, ma anche in chi la danza la conosce poco o voglia andare oltre l’attualità. Così come è sempre nello spirito del nostro dance magazine. 

Approfondimenti che pubblicheremo anche in più di una puntata.

A firmare la rubrica Gabriella Stazio, editore di Campadidanza, ma prima di tutto coreografa, danzatrice, manager culturale.

 

Ogni arte ha dei principi fondanti da cui scaturiscono leggi e regole che in qualche modo hanno l’obiettivo di incanalare, guidare, monitorare la creatività dell’artista che spesso trova naturali motivazioni e bisogni per infrangerle.

I principi su cui ancora oggi si basa la tecnica classica accademica e la loro codificazione, si sono sviluppati in un arco temporale ampio per poter arrivare alla loro completa definizione e con il contributo dei grandi maestri di ballo operanti dal XVII° secolo in poi in Italia,Francia ed in Europa.

Le norme derivanti dall’esperienza e dallo studio di questi maestri,la tecnica derivante dalla ricerca e dalle conoscenze anatomiche, hanno creato la tecnica classica accademica, forma estetica di espressione propria della cultura di danza occidentale.

Tali principi ispiratori consolidatisi nel tempo,sono giunti fino a noi quasi inalterati, poiché la tecnica classica accademica ed il balletto stesso sono riusciti ad evolversi e trasformarsi sempre nel rispetto della tradizione.

I molti balletti che compongono il repertorio classico e romantico sebbene possano apparire differenti tra loro per trama, ambientazione, musiche, contenuti, sono comunque accomunati dai medesimi principi,gli stessi di un tempo e che ancora oggi si pongono alla base delle composizioni coreografiche del balletto moderno.

Le regole che disciplinano l’applicazione pratica dei suddetti principi invece si sono evolute,adeguate,trasformate,modificate nel trascorrere dei secoli ed alcune di esse sono state addirittura rivisitate o abbandonate per permettere la nascita e la creazione di un nuovo e particolare stile.

L’esigenza di una tecnica sempre più virtuosa ed efficace,la maggiore conoscenza delle capacità anatomico-funzionali del corpo umano,rendono l’applicazione delle regole della tecnica classica accademica il vero campo di ricerca di questa disciplina.

La École de Danse de la Opera de Paris en las fotos de Jean Baptiste QuentinLa tecnica classica accademica quindi come formalizzazione del movimento danzato selezionato dalla cultura occidentale europea dalle corti rinascimentali italiane fino ad oggi , rappresenta l’attuazione e la messa in scena  dei principi e delle regole affermatisi nel tempo e con la pratica. L’uso continuativo di questi principi e di queste regole  ne ha confermato la validità e l’importanza indipendentemente dallo stile classico rappresentato e  che risulta essere sostanzialmente il vocabolario di movimento utilizzato per la creazione di questi balletti.

Lo studio e la conoscenza dei principi e delle regole della danza classica serve a conoscere, riconoscere, creare, ricreare questa forma d’arte rimanendo fedeli, pur nell’ innovazione, al suo stile ed alla sua ricerca di movimento.

E’ necessario comprendere come la danza teatrale occidentale, intesa come forma di spettacolo concepita per essere rappresentata davanti ad un pubblico, si sia  identificata nel corso di quattro secoli di storia della cultura europea, con il balletto classico, genere che assume una precisa fisionomia sia dal punto di vista dei moduli di movimento adottati, ovvero la tecnica classica accademica, sia dal punto di vista della strutturazione coreografica ed in cui i rapporti con gli elementi costitutivi e costituenti della coreografia, come movimento/spazio/tempo e scene, musiche, luci, costumi, testo sono prefissati in maniera quasi aprioristica,quasi privati di una costante ricerca e sperimentazione a sostegno invece della tradizione e della continuità di forme e contenuti.

La corrispondenza tra i principi estetici, tecnici e quelli relativi alla messa in scena di un balletto fino ad un certo punto dell’ evoluzione della sua storia appaiono svilupparsi secondo una meravigliosa corrispondenza di intenti che vede nell’eleganza, la simmetria, l’armonia, la perfezione, le assi portanti della danza classica.

Solo in epoca recentissima e cioè nel ‘900, si  sviluppano quelle dissonanze che rivitalizzano la portata creativa e scenica del balletto, sia grazie al contributo ed al contatto con la danza moderna, sia grazie al recupero da parte del balletto moderno della danza come opera d’arte teatrale totale.

Il coreografo classico possiamo dire è come uno scrittore che sceglie i passi ed i movimenti adeguati al significato ed alla struttura del discorso che vuole mettere in scena, traendoli da un vocabolario già esistente,un vocabolario che si aggiorna lentamente e che seleziona comunque i nuovi vocaboli da introdurre.

Il balletto classico occidentale è infatti una lettura che si basa su Accademia-Vaganova-San-Pietroburgo-7-Tatiana-Udalenkovaregole conosciute, condivise e riconosciute, regolata da alcuni principi fondamentali, alcuni elementi primari, dalla cui origine derivano poi tutti gli altri elementi. Anche i temi affrontati nella narrazione danzata del balletto classico, rispecchiano un punto di vista spesso univoco che vede nell’evasione dalla realtà e dal reale, nei contenuti favolistici, l’unica possibilità della scrittura di danza.

E’ sempre il novecento che riesce a mettere in discussione i contenuti e le forme del balletto classico, sviluppando una corrente di rinnovamento tale da compromettere gli schemi statici ed artificiosi della tradizione classica.

Da un punto di vista formale la tradizione culturale del balletto classico sviluppa, coagula ed osserva un codice di movimento predefinito che si è andato strutturando secondo regole prefissate.

La tecnica della danza classica accademica infatti si compone di posizioni, pose, passi codificati in un vocabolario fisso di moduli di movimento, i quali si compongono e si scompongono ogni volta tra loro, per dare vita ad una diversa creazione coreografica, senza però avere la possibilità di reinventare il codice, senza poterlo alterare o modificare, anche solo in parte, anche solo temporaneamente.

Tale linguaggio coreografico, che si sviluppa in piena corrispondenza con la tecnica classica accademica, è preesistente all’opera stessa, al creatore, all’artista, al ballerino, al coreografo stesso che non forma o crea il codice, ma che da tale codice è formato.

Le regole comprese in questo sistema formale si sono evolute e strutturate in base ad un modello astratto di perfezione corporea e stilistica a cui è tutt’oggi doveroso uniformarsi, sia da parte del creatore, la cui composizione deve tendere comunque all’armonia delle forme, all’equilibrio, anche se per arrivare a tale risultato oggi è possibile attraversare anche la disarmonia ed il disequilibrio, che dell’interprete, le cui doti fondamentali continuano ad essere compostezza, eleganza, bellezza.

Tali forme, infatti, tendono verso un ideale disegno del corpo umano ispirato a canoni estetici e concepito a priori. Allo stesso modo il disegno ideale che il movimento deve tracciare nello spazio, non è il risultato diretto di esigenze espressive o di una sperimentazione sul campo, ma quasi sempre il frutto di uno sviluppo coreografico che segue anch’esso puri canoni estetici in cui le linee, gli angoli della testa, del corpo, delle braccia, delle gambe, devono essere ben armonizzati tra loro e rispetto al baricentro del corpo, per formare un insieme perfettamente bilanciato.

Ne risulta quindi un modello corporeo e di movimento intellettuale ed astratto poiché come una forma geometrica pura non esiste in natura, così non esiste un corpo perfetto che possa generare forme, movimenti, passi, pose perfette. (La natura è sempre un “adattamento” all’ aspirazione di perfezione dell’uomo.)

Tale concezione estetica risulta di fondamentale importanza per comprendere l’unicità del codice del balletto classico pur nella diversità dei suoi stili: niente può infatti esistere al di fuori di esso poiché è la perfezione stessa che non può sdoppiarsi o mutare le proprie forme, poiché la perfezione è una ed assoluta così come il codice di movimento elaborato dal balletto classico.

Fino agli inizi del ‘900 accade quindi che una elaborazione coreografica del codice che arrivi anche alla sua mutazione, non è neppure contemplata, poiché si svilupperebbe al di fuori dell’ortodossia; è il codice stesso che entra nella scrittura coreografica di un balletto e che si struttura coreograficamente.

royal-ballet-school_sunday-times-magazine (1)Si chiarisce così la reale differenza esistente tra il balletto e la danza moderna; mentre il balletto ha sviluppato e codificato un linguaggio unico ed una unica tecnica, la danza moderna crea una molteplicità di tecniche, linguaggi codici, stili e tendenze, poiché è l’artista stesso, ogni artista, a creare il proprio personale codice creativo, compositivo e di comunicazione.

La tecnica classica accademica si sviluppa specifica e rigorosa, per plasmare, sottomettere, scomporre, smaterializzare il corpo del ballerino, rendendolo il docile strumento dell’anima.

Attraverso una disciplina durissima, un lavoro quotidiano costante e faticoso in cui volontà, concentrazione ed autocontrollo sono i principali ingredienti, si raggiunge, si tenta strenuamente di raggiungere la perfezione.

Il movimento, che deve apparire semplice e naturale, in realtà è il frutto di  ore, di giorni, di anni di duro lavoro, in cui nulla è lasciato al caso od all’improvvisazione. La pratica della danza diviene la lotta contro il proprio corpo, minuziosamente scomposto e ricomposto, vivisezionato davanti allo specchio, per assoggettarlo alla tecnica, a sé stessi, alla tranquillità della ragione, per il raggiungimento della perfezione in ogni minimo movimento, in ogni sfumatura, in ogni intenzione.

Il corpo del ballerino classico deve essere inevitabilmente perfetto (come può un corpo imperfetto produrre movimenti perfetti?) e naturalmente un talento artistico che in molti definiscono innato.

La tecnica della danza classica accademica non si interroga sulle naturali inclinazioni di movimento del corpo, ma comanda ed assoggetta il corpo alle sue esigenze stilistiche, tecniche, artistiche. Come una regina altera, lo domina.

Appare quindi assolutamente necessario che insieme alle doti di determinazione, sensibilità, musicalità, il ballerino possieda l’idoneità fisica alla danza, cioè la struttura ossea, muscolare e tendinea atta all’esecuzione dei movimenti richiesti dai canoni classici già prefissati. Il ballerino deve diventare padrone del proprio corpo in un rapporto con sé stesso non privo di problematiche.

L’innatismo poi si estende anche alla sfera artistica; alle doti fisiche, si aggiungono quelle sulla personalità, sul carattere, sulla sensibilità musicale, che, pare, non si possano acquisire, ma debbano far parte anche queste del bagaglio genetico, anche queste preesistono alla danza stessa, al ballerino stesso. Artisti si nasce!/?

Tutto questo almeno da un punto di vista teorico poiché la ricerca della perfezione propria del balletto si scontra poi con l’uomo, con il ballerino,con il coreografo con il suo bisogno di essere, di esistere, di comprendere, di comunicare, di esprimere ed esprimersi.

Il balletto classico rimane ancora oggi una forma poetica incontaminata a cui i secoli invece di recare danno e pesantezza,hanno dato maggiore splendore per la sua chiarezza e ferma coerenza  in un mondo in cui tutto e troppo è possibile. La sperimentazione strenua ed estrema che spesso sfianca spettatori, interpreti e creatori trova oggi nel codice del balletto classico l’unica oasi di certezza in cui temporaneamente riprendere fiato.

La ricerca della perfezione allora rimane piuttosto una ispirazione, uno dei principi fondanti di questa arte che si coniuga all’aspirazione alla ricerca dell’assoluto, del perfetto, del divino propria di ogni uomo e che fa della danza classica, del balletto l’aspirazione e l’ispirazione più intima e pura della cultura di danza occidentale, la quale se pur razionalmente si “piega” alla danza moderna, alla sua garanzia e salvaguardia dell’essere imperfetto, nel profondo, nel più profondo del suo “cuore”, non può fare a meno di continuare ad aspirare al raggiungimento della perfezione.

Gabriella Stazio

 

In copertina _ Accademia di danza – La Scala di Milano

La École de Danse de la Opera de Paris – photo di Jean Baptiste Quentin

Accademia Vaganova-San-Pietroburgo-Tatiana Udalenkova

Royal Ballet School

 

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