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Le leggi dell’equilibrio # 5

L’equilibrio è la capacità del ballerino nel mantenere una determinata posa, in qualsiasi appoggio del piede, dalla pianta a terra alla punta ed in qualsiasi posizione. Le leggi dell’equilibrio nella danza classica sono due, la legge dell’opposizione tra le braccia e le gambe e la legge dell’épaulement, ed ambedue devono essere applicate costantemente al corpo del ballerino. A queste due leggi sono collegati altri importanti principi della danza classica come l’àplomb.

Secondo la legge dell’opposizione sia nel movimento che nello stato di riposo le braccia devono opporsi alle gambe, nel senso che la tensione di forze opposte che si crea tra le braccia e le gambe permette al corpo del ballerino di restare in equilibrio anche nei passi e nelle legazioni più complesse. Di fatto la legge dell’opposizione si basa sulla contrapposizione naturale esistente nel corpo umano tra le braccia e le gambe quando cammina e che viene codificata già dall’Académie Royale de Danse. Tale principio viene ribadito poi  nell’ottocento anche da Carlo Blasis che lo intende come regola di base per port de bras e pose ed ancora oggi nella danza accademica l’opposizione costituisce il principio attraverso il quale viene definito e costruito l’equilibrio formale (e sostanziale) delle pose, pur con differenze tra le varie scuole

La seconda legge dell’equilibrio,la legge dell’épaulement, prevede che la gamba in avanti debba essere controbilanciata dalla spalla corrispondente sia quando è arto libero, ovvero durante il movimento, sia che regga il peso del come arto portante. Ambedue queste leggi, come abbiamo già detto,vengono applicate alla posa.

La posa  può essere definita come una posizione del corpo, che, benchè venga prodotta dal movimento, si fissa nello spazio definendo il corpo del ballerino e la relazione esistente fra le varie parti del corpo. La posa è considerata una forma composta di costruzione del corpo, in cui le varie parti partecipano alla sua composizione anche attraverso posizioni e direzioni diverse tra loro e che nel suo complesso definisce l’atteggiamento globale del corpo del ballerino nello spazio. La posa è già una prima forma di coordinazione di base poiché riassume la posizione delle braccia e delle mani, delle gambe, del tronco, della testa e dello sguardo anche in rapporto al concetto di épaulement, croisé, effacé, ecarté, e quindi anche il rapporto allo spazio ed all’orientamento del corpo nello spazio.

La posa è mantenuta grazie ad un àplomb o equilibrio, solido e sicuro che è insito nella posa stessa intesa come equilibrio di forze contrapposte e che solitamente rappresenta il punto culminante o anche finale di un enchainement o legazione. Ma l’àplomb nella danza classica è anche molto di più. E’ un atteggiamento mentale, una capacità di armonia e compostezza, di serena fierezza come di padronanza e controllo. 

La posa ha un ruolo fondamentale nello studio della danza classica accademica in tutti i passi e movimenti sia per creare forme, sia nel continuum del movimento. Già nella ricerca formale della metà del ‘700 in rapporto alle arti figurative, che è poi proseguita nell ’800 suggerendo un nuovo rapporto del ballerino con lo spazio scenico, le pose sono state oggetto di una codificazione che ne ha fissato alcune forme di base. Il corpo del ballerino durante la posa assume generalmente una posizione obliqua di époulement con le braccia in posizione asimmetrica e lo sguardo nella direzione opposta a quella del tronco. Le pose si contrappongono alle posizioni in cui il corpo del ballerino si dispone frontalmente al pubblico.

Inoltre vengono inoltre classificate in pose di base secondo la legge dell’opposizione braccia/gambe, in pose allongées con le braccia in allongé ,in piccole pose in cui l’arto libero non supera i 45° creando una linea discendente che si estende anche alle braccia che si pongono leggermente al di sotto della linea delle spalle ed in grandi pose in cui l’arto libero si pone ad una altezza che convenzionalmente si situa a 90° o meglio al suo massimo con un contrappeso del tronco in relazione alla gamba libera e tra cui si includono anche le attitides e le arabesques.

Nello studio delle pose il peso del corpo è distribuito uniformemente lungo tutto l’asse del corpo. Regola importantissima è saper assumere e mantenere una posa, anche se si tratta di salto o giro, quindi sia in fase aerea che dinamica, e terminare il passo in perfetta posizione di equilibrio.

Le pose disegnano figure che si spostano sul palcoscenico all’ interno della sfera personale di ogni ballerino e nel novecento, specie nei balletti senza trama, hanno cambiato il loro significato assumendo forme molto differenti tra loro e non sempre codificate, conservando allo stesso tempo i principi motori della tecnica classica accademica “ortodossa”.

L’àplomb, o appiombo, è uno dei principi stabiliti dall’ Académie Royale de Danse che giunge fino a noi come uno dei  principi di base della tecnica classica accademica, ampliato del suo significato originario. Per àplomb si intende qualsiasi posa o posizione in cui si verifichi l’allineamento della testa e del bacino sulla parte del piede su cui poggia il peso del corpo. Oggi questo concetto risulta ampliato ed a volte deformato dalla ricerca sulle possibilità di movimento del corpo del ballerino fino a distaccarsi da questi principi. L’attuale studio sull’equilibrio/disequilibrio porta il corpo del ballerino a tendersi nello spazio quasi fino all’ inverosimile nella ricerca di sbilanciamenti fuori peso rispetto alla base di appoggio ed agli arti inferiori. L’elasticità, la potenza ,la velocità o l’estrema lentezza di tali movimenti, con un senso di una vera e propria sfida nei confronti di questi principi e della forza di gravità, li assimila ad una visione del corpo molto più vicina alla danza contemporanea che non alla danse d’ école.

Il principio di àplomb messo in relazione alla forza di gravità assume nel panorama dell’odierno balletto post-classico una connotazione dinamica intesa come forza motrice. Da un lato lo scarico del piede d’appoggio e dei suoi punti al suolo sull’ asse verticale-perpendicolare permette al tronco una maggiore stabilità e di conseguenza una maggiore possibilità di soluzioni ardite nella ricerca di disallineamenti e fuori peso, dall’ altro l’energia reattiva che proviene dalla sensazione del contatto del piede con il suolo sviluppa una coscienza del baricentro che permette alla schiena ed alla cassa toracica di avere un atteggiamento rilassato, elastico, pronto, in simbiosi con l’atto respiratorio.

 

Gabriella Stazio

BOX

Linea – Tutti i movimenti del corpo creano forme e le disegnano nello spazio. Le posizioni della tecnica accademica, le pose, i passi, le combinazioni di passi disegnano le linee del corpo del ballerino classico nello spazio. Il concetto di linea nella tecnica accademica è però più ampio poiché da un lato investe la simmetria e l’armonia del corpo, delle sue parti, dei suoi pesi, contrappesi, forme, quindi una precisa estetica, dall’ altro investe un campo quasi etico, quello della purezza delle linee, a cui ogni ballerino classico aspira e per cui quotidianamente suda, e che si contrappone al volume ed alla tridimensionalità corporea. Questa capacità del corpo del ballerino di assumere posizioni di equilibrio formale nello spazio in relazione alle braccia, alle gambe ed alla testa è sia uno dei fattori di acquisizione tecnica grazie allo studio e l’applicazione, sia una dote fisica che non tutti possiedono.

Uno degli obiettivi primari della coreografia classica è l’esposizione e la disposizione delle linee nello spazio per cui ad una chiarezza delle linee corrisponde una eguale chiarezza di scrittura e di lettura del testo coreografico.

Foto

PetiteMort di Jiri-Kylian _ Tulsa Ballet – in copertina

Eleonora Abbagnato

Paris Opera Ballet – William Forsythe

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