Difficile superare la magia di un palcoscenico a pelo d’acqua a pochi metri dall’Isola de Li Galli, un tempo di Léonide Massine poi di proprietà di Rudolf Nureyev, negli ultimi anni della sua vita. Stelle a parte, anche la luna ha contribuito a rendere senza tempo l’incanto di Positano, definita dal russo Semenov “città verticale”. Ancora una volta l’arte, la grande danza, la storia, la leggenda e il mito hanno preceduto il successo dell’evento Positano premia la danza Léonide Massine 2014, giunto alla sua quarantaduesima edizione. Un traguardo di tutto rispetto considerando i nostri tempi – a dir poco dannati –  in cui tutto viene bruciato, distrutto, svilito, piuttosto che conservato, difeso, custodito. Fondato nel lontano 1969 dal professore Alberto Testa, memoria storica dell’Italia che danza (e non solo), in veste di presidente onorario, da quattro anni il Premio Positano (come viene chiamato in gergo) è diretto con grande forza da Daniele Cipriani, giovane ma determinato quanto basta per mirare sempre più in alto, continuando ad organizzare con l’onore e la gloria che merita, la manifestazione più importante del nostro paese e una delle più prestigiose e consolidate nel mondo. Basti pensare a tutti i personaggi di spicco che si sono alternati sul palcoscenico della Spiaggia Grande, provenienti da ogni parte del pianeta, facendo di Positano una finestra sul mondo.

Tagliando corto sulla presentazione iniziale, da  quest’anno Positano premia la danza Léonide Massine è gemellato con il Prix Benois de la danse di Mosca dando luogo al nuovo premio Benois- Massine Mosca- Positano, il professore Alberto Testa ha detto: “La danza è meglio delle parole” e a proposito del premio alla carriera ad Ana Laguna ha aggiunto: “Se vogliamo ricostruire un grande balletto dobbiamo ricorrere al poeta, prima del coreografo e del musicista. Mats Ek è un poeta e la sua rilettura di Giselle è un capolavoro assoluto. Luca Vespoli (presenza costante per lunghi anni) era un apostolo, mi ha sempre capito senza enfasi, senza facilonerie. Non proveniva dal mondo della danza ma ha inventato una frase rimasta scolpita nella nostra memoria ‘finché c’è danza c’è speranza’ .”

Alla presenza di Carla Fracci, madrina della serata, seduta in prima fila con il marito Beppe Menegatti accanto al Sindaco Michele De Lucia, lo spettacolo (dedicato a Giorgio Cattarello) ha avuto inizio.

Scorrevole e ben articolato ha messo in mostra il meglio del meglio a partire da Steven McRae, principal del Royal ballet, premiato come danzatore dell’anno sulla scena internazionale, che ha convinto proprio tutti con la tecnica eccellente unita ad una personalità artistica folgorante. Ha presentato due brani in prima nazionale: Les Lutins coreografia di Johann Kobborg, un inno alla velocità e alla musicalità, e Czardas creata da lui stesso ed eseguita con grande ironia in un fuoco di fila di evoluzioni a dir poco sorprendenti. Meravigliosa la coreografia di Christopher Wheeldon dal titolo Duet, che si conferma di una inventiva superiore ed insolita nei difficili passaggi di passo a due. Sulla musica struggente di Ravel hanno danzato Anna Tsygankova, particolarmente intensa ed interiore, e Josef Varga, con tutta la fluidità e l’armonia possibili. Diversa e decisamente emozionante l’esibizione di Giuseppe Comuniello (purtroppo da sette anni non vedente a causa di una malattia degenerativa) che ha portato in scena Picasso con sedia, brano co-firmato con Virgilio Sieni, di grande concentrazione. Belli e bravi i giovani Alvaro Dule e Carlo di Lanno, rispettivamente migliori danzatori dell’anno sulla scena contemporanea e classica. Olga Smirnova, elegante e raffinata, ha danzato il passo a due tratto da Diamonds di George Baslanchine con Semyon Chudin, un brano veramente impervio ma reso con sicurezza e grande pulizia, non a caso è stata premiata come danzatrice dell’anno sulla scena internazionale. Giovanissimi gli interpreti del passo a due del cigno bianco Oxsana Skorik e Xander Parish, dotati entrambi di belle linee e solida tenuta scenica. Molto espressiva Peiju Chien-Pott, grintosa e piena di temperamento in due brani tratti da Cave ot the heart di Martha Graham in cui ha sfoderato tutta la sua forza dirompente. A sorpresa l’annuncio che Ana Laguna avrebbe interpretato la nutrice di Giulietta, Mariko Kida, piccola quanto potente danzatrice contemporanea, vincitrice del Premio Benois – Massine Mosca – Positano, dinamica e sensibile.

Presenza carismatica, il gesto nitido, Ana Laguna ha saputo catalizzare ancora una volta l’attenzione su di sé per la toccante qualità della sua arte. Con il marito Mats Ek, una coppia storica nella vita come nell’arte, ha attraversato la danza contemporanea in lungo e in largo allargandone i confini. Meritatissimo dunque il premio alla carriera per entrambi.

Lunga vita al Premio Positano e alla lungimiranza di chi, pur tra mille difficoltà, continua ad individuare nuovi talenti per difendere la danza garantendole un futuro.

Elisabetta Testa