Cominciamo una nuova rubrica Pliè di pagina , letture ed approfondimenti che ci auguriamo creino interesse e curiosità in chi di danza vive, ma anche in chi la danza la conosce poco o voglia andare oltre l’attualità. Così come è sempre nello spirito del nostro dance magazine. 

Approfondimenti che pubblicheremo anche in più di una puntata.

A firmare la rubrica Gabriella Stazio, editore di Campadidanza, ma prima di tutto coreografa, danzatrice, manager culturale.

 

(seconda parte – vai al link per la prima parte)

 

Nella cultura bianca occidentale, a differenza di altre culture quindi, la danza da un certo punto della sua evoluzione subisce una scissione tra danza rappresentata e danza vissuta, tra danza creata, eseguita od interpretata e danza guardata, ed attraverso questa scissione diviene spettacolo, lo  spettacolo del corpo, grazie al nuovo e diverso rapporto tra l’atto della creazione, quello della fruizione e quello dell’interpretazione.

Il corpo stesso nella cultura occidentale viene scisso e suddiviso in spirito e materia, corpo inanimato ed anima, ed il corpo, non più inteso come unità (psico-fisica) indiscindibile, non più inteso come il manifestarsi dell’esistenza dell’uomo e del divino che è proprio di ogni uomo, diviene impuro e fonte di peccato.

Il corpo occidentale diviso tra anima e corpo fisico non può che generare un’arte dicotomica ed impura, che per riabilitarsi in quanto arte del corpo, del corpo fisico deleterio, inferiore, addirittura maligno poiché istigatore del peccato, deve inerpicarsi in un lungo e tortuoso percorso di liberazione e di eterna purificazione dal suo stesso mediatore: il corpo.

Questa dicotomia del corpo, questa frattura dell’arte della danza che hagrotta di Chauvet origini molto lontane, e ancora oggi costituisce un fardello pesante per la cultura del corpo occidentale, benchè molti “sforzi” siano stati fatti ancora non riusciamo a ricongiungerne i lembi di questo storico strappo.

La danza nel suo significato primo, antropologico, è la negazione stessa di tale dualismo, ma l’accettazione del secolare postulato cristiano che scinde l’uomo in corpo e spirito, ha condizionato gran parte del pensiero della cultura occidentale.

La storia della danza segue lo sviluppo del linguaggio del corpo, e se non esiste una lettura universale del corpo, allo stesso modo non può esistere una storia universale della danza.

Solo da un punto di vista teorico la danza può apparire infatti una attività universale, di fatto è determinata nelle sue componenti da fattori storici, economici, sociali e culturali.

In occidente, così come in oriente, la storia della danza ha sempre rispecchiato la società da cui è derivata o meglio la società ed il periodo storico che ha rappresentato, e come il linguaggio verbale si è diversificato e sviluppato nelle epoche,così anche il linguaggio del corpo ha assunto  infinite forme e contenuti.

Nelle civiltà più antiche la danza ha rappresentato e rappresenta sempre un’esperienza determinante all’interno della vita di un gruppo sociale. L’uomo primitivo esprimeva danzando ogni fondamentale passaggio della vita comunitaria.La danza primitiva, come danza guerriera, magica, sacra, della fertilità, è comunque un’attività che assume sempre un carattere rituale. In ogni società arcaica la danza è il linguaggio usato dall’uomo  per comprendere,esprimere ed avvicinarsi al trascendente.

Quindi,mentre la storia della danza inizia con la preistoria dell’uomo, la storia del balletto, così come noi oggi lo conosciamo, è frutto di un lungo percorso storico in cui si fondono i diversi elementi dell’opera d’arte drammatica e che ha inizio in Italia dalle corti  Medievali prima e Rinascimentali poi.

Forma d’arte sviluppatasi in occidente in un’epoca relativamente recente,il balletto rappresenta cronologicamente un semplice frammento della storia della danza ed è  geograficamente limitato all’inizio all’Europa e più precisamente all’Italia ed alla  Francia per poi estendersi rapidamente come cultura egemonica occidentale in tutte le nazioni europee, fino agli Stati Uniti, Canada, Australia, raggiungendo anche l’Asia, il centro e sud America ed alcune zone dell’Africa.

 

Gabriella Stazio

Monti Drakensberg, Sud Africa pittura rupestre raffigurante una figura umana – in copertina
Grotta di Chauvet – sud della Francia 36.000 anni fa