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La Soirée Roland Petit al Teatro di San Carlo, allestita e ripresa da Luigi Bonino con l’assistenza di Lienz Chang, è andata in scena in coincidenza con lo scoccare del primo anno di direzione  di Giuseppe Picone  del corpo di Ballo, in quattro repliche dal 22 al 26 luglio. Lo  spettacolo, reduce dal successo della tournée a Granada,  interpreta perfettamente lo spirito con cui il giovane direttore ha condotto la compagnia: entusiasmo, passione e rigore tecnico. In questo anno c’è stato un notevole ricambio generazionale nella compagnia che ha evidenziato numerosi giovani talenti che hanno contribuito, con la guida e l’esperienza di un ballerino di fama internazionale, a rilanciare il nome della danza napoletana in Italia e all’estero.

SOIRÉE ROLAND PETIT / PINK FLOYD BALLET
foto L. Romano

Anche  la lunga carriera del fenomenale Roland Petit è stata condotta con uno spirito di entusiasmo, passione e rigore professionale che lo spinse ad accettare il suggerimento della figlia, e la sfida creativa, di realizzare un balletto sulle musiche del gruppo inglese Pink Floyd. Nel 1972, all’apice del loro successo, in un periodo in cui si accavallarono numerosi impegni, i Pink Floyd terminarono Obscured by Clouds, colonna sonora del film La Vallée del regista francese Barbet Schroeder, iniziarono a lavorare all’album forse più celebre, The dark side of the moon, parteciparono al film rock più suggestivo della storia, Pink Floyd Live at Pompei, girato in realtà nel 1971 ma montato e presentato l’anno successivo, e collaborarono con Roland Petit e il Ballet de Marseille per la realizzazione di Pink Floyd Ballet. Fu un’esperienza particolare ed originale sia per i ballerini che per il gruppo rock che nelle loro biografie raccontano l’atmosfera divertente ed inedita  che caratterizzò l’incontro tra due generi allora molto lontani. Molto suggestivo, nell’allestimento scenico, l’uso dei laser create da Jean-Michel Desiré che rendono perfettamente  le atmosfere dei concerti degli anni Settanta e riproducono la celebre copertina del disco  The dark side of the moon.  Anche al debutto assoluto  il balletto andò in scena insieme al passo a due La Rose Malade,  realizzato da Petit sull’adagetto della 5 sinfonia di Mahler. Nelle serate al San Carlo sono stati presentati anche Gymnopèdies da Ma Pavlova, su musica di Erik Satie,  ed il pas de deux Morel et Saint-Loup ou le combat des anges.   La Rose Malade, sia nel primo cast  con Maria Eichwald e Giuseppe Picone, che nel secondo cast, con Claudia D’Antonio e Alessandro Staiano, ha rappresentato un bellissimo e poetico momento sulla caducità della bellezza. In Gymnopèdies, la ormai nota eleganza di Anna Chiara Amirante, in coppia con Giuseppe Ciccarelli, è stata bissata la sera del 25 luglio, nel secondo cast, dalla più piccola e sensuale Martina Affaticato, accompagnata da Ertu Gjoni. Molto interessante, sia per la coreografia, che per l’interpretazione, il pas de deux tutto maschile, Morel et Saint-Loup ou le combat des anges  danzato da Alessandro Staiano,  stella ormai affermata della compagnia napoletana, e Stanislao Capissi.   Nel secondo cast hanno danzato Danilo Notaro in coppia con  Capissi, creando un maggiore contrasto nella diversità fisica e nell’esecuzione: Capissi, pallido e longilineo, Notaro più sanguigno e scuro.  Tutta la compagnia del Teatro napoletano, a dire il vero, ha danzato con sicurezza e grinta in  Pink Floyd Ballet con la voglia di affermare, a chi ancora avesse qualche dubbio in merito, la voglia e la determinazione di crescere e progredire tecnicamente ed artisticamente.

A questo proposito vanno richiamati i futuri impegni della compagnia che a settembre, dal 12 al 17,  sarà impegnata nell’ultima produzione prevista per la stagione in corso, Zorba il greco, di  Lorca Massine, e che da novembre ripartirà con la nuova programmazione per il 2017-18. Oltre alla compagnia cinese  ospite, Tāng Xiănzŭ,  che presenterà il Padiglione delle peonie, il San Carlo metterà in scena una nuova versione di Pulcinella, con musiche di Igor Starvinskij riprese brani di Domenico Gallo, Giovanni Battista Pergolesi ed altri autori del Settecento. La versione che verrà proposta è coperta da un certo segreto, senza alcuna indicazione sull’autore o sulla versione, cosa che ci lascia incuriositi per l’attesa di notizie in merito.  A dicembre non mancherà Lo Schiaccianoci nella versione che Giuseppe Picone ha realizzato per il Teatro Massimo di Palermo nello scorso gennaio. A marzo 2018 tornerà al San Carlo un classico molto amato dal pubblico napoletano, Giselle, nella versione di Anna Razzi, artista che nella sua attività di ballerina prima, e di direttrice della scuola di ballo poi,  ha sempre curato con particolare attenzione il linguaggio coreico ed espressivo  per una corretta fedeltà stilistica al repertorio romantico. A fine aprile ci sarà una collaborazione tra Teatro di San Carlo e Teatro Bellini, dando inizio ad una importante sinergia tra due realtà storiche della cultura cittadina, che produrranno L’ultimo Decamerone. Sarà un allestimento di teatro totale in cui ad attori e danzatori sarà dato il compito di far rivivere scene e momenti del capolavoro di Boccaccio grazie alla regia di Gabriele Russo  che avrà il compito di coordinare la drammaturgia di Stefano Massini, le coreografie di Edmondo Tucci, primo ballerino della compagnia, e le musiche di Enzo Avitabile. Un’operazione davvero innovativa per il San Carlo e per la sua compagnia di ballo. Altra produzione inedita sarà quella che manderà in scena a settembre 2018 La Dame aux Camélias nella versione di Derek Deane con le musiche originali di Carl Davis. Andata in scena per il Teatro di Zagabria nel 2009, il balletto  verrà riadattato per la compagine napoletana.

Non mancherà nella prossima programmazione, un po’ sulla scia dell’omaggio di quest’anno a Carla Fracci, una serata di Gala dedicata ad un altro grande della danza che ha ispirato Giuseppe Picone: Gala Vasil’ev,  con estratti dai suoi più grandi successi, che sarà programmato per luglio prossimo.

Sembra che Picone  e la direzione del San Carlo, forti dei successi di pubblico e di critica di quest’anno appena trascorso, compatibilmente con le risorse economiche, stiano iniziando gradualmente ad operare quel passo da tutti auspicato per il grande palcoscenico cittadino: da un lato la conservazione del repertorio classico, dall’altro la proposta del repertorio del Novecento e l’apertura a nuovi coreografi contemporanei.

 

Roberta Albano

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