1. pia russo

Incontrare Giuseppina  Russo, detta Pia,  significa confrontarsi con impegno, passione e cultura, qualità che guidano la sua vita professionale e privata e che la portano a scoprire sempre nuove frontiere da superare. Nata a Napoli inizia lo studio della danza con Carmi Lo Forte, la “dame” della danza cittadina. A dodici anni la famiglia si trasferisce a Roma e continua lo studio con Lia Dell’Ara. Completato il liceo classico si specializza nella scuola di Liliana Cosi e Marinel Stefanescu a Reggio Emilia seguendo  il maestro Gabriel Popescu. Prima danzatrice e poi insegnante,  ha accumulato importanti esperienze professionali in Italia e all’estero. Come maestra di ballo e assistente alla coreografia collabora più volte con la Fondazione Teatro dell’Opera di Roma, con il Balletto del Sud, con  il corpo di ballo della Fondazione Arena di Verona, con il Balletto di Roma, con il Balletto di Milano,   con il Teatro Sociale di Rovigo e Compagnia Fabula Saltica. In qualità di docente ha insegnato presso i Corsi di Perfezionamento Professionale per danzatori finanziati dalla Regione del Veneto e dal Teatro Sociale in Rovigo, e al Corso di Perfezionamento Professionale per danzatori finanziato dalla Regione del Veneto e dall’A.C.A.D. di Venezia diretta da Luciana de Fanti.  Per tre  anni è stata direttrice della scuola del Tulsa Ballet in Oklahoma.

Come è iniziato questo percorso?

Ho scelto tardi di diventare ballerina non ho avuto una carriera tradizionale, in un primo momento ho privilegiato lo studio e la scuola ed ho studiato al liceo Visconti di Roma ed ho iniziato a studiare al Dams di Bologna.  Questo substrato culturale credo che mi sia servito nelle scelte successive. Mi sono diplomata in danza tardi a 21 anni. Poi ho fondato con Claudio Ronda e Leila Troletti la compagnia Fabula Saltica. Avevo 24 anni e per oltre 17 anni ho lavorato con loro a Rovigo. La mia attività di danzatrice ha subito un evoluzione dal classico al contemporaneo danzando sotto la guida di Georghe Iancu (dal 1990 al 1996 direttore artistico della compagnia) con coreografi come Robert North, Robert Cohan.

Come è avvenuto il passaggio tra il palcoscenico e l’insegnamento?  

Ho smesso di ballare gradualmente, mi sentivo circondata da ragazzi sempre più giovani che erano stati formati dai corsi  professionali da noi organizzati con la regione Veneto. Durante una nuova produzione mi feci male ed assistetti alle prove. Da lì mi resi conto che non mi dispiaceva stare dall’altro lato del palcoscenico ed iniziai con sempre maggiore interesse a dare lezioni alla compagnia. Nel frattempo mi ero diplomata  al corso di formazione per insegnanti tenuto al Teatro alla Scala di Milano diretto da Anna Maria Prina. Danzare non mi mancò più ed ho accettato una nuova fase della vita. Mi sentivo di aver già fatto molto di più di quello che mi aspettavo di fare. Non mi pongo mai grandi obiettivi e scelgo di fare un piccolo passo per volta. Già allora guardandomi dietro pensavo di aver fatto tanta strada.

Che cosa significa per lei insegnare?

Non mi sono mai solo  limitata alla lezione e basta, credo che l’insegnamento presupponga una fase progettuale importante che determini gli obiettivi da raggiungere con gli allievi. Oggi fioriscono sempre più corsi estemporanei di pochi giorni, per me hanno solo un fine economico, non riescono ad incidere davvero sulla formazione di un allievo. Possono solo servire a selezionare talenti. Con Fabula Saltica siamo stati i primi in tutta la regione Veneto ad organizzare corsi di formazione professionale, quando ancora la parola danza non esisteva tra le righe della burocrazia. Io mi sono occupata di redigere i progetti e piegare alle norme regionali le esigenze di un corso di formazione per danzatori e poi di  coordinare i docenti. Questo format è poi diventato un modello per i bandi regionali e da allora tutti in  Veneto hanno iniziato a copiare questi tipi di progetti.  Un’allieva che era stata formata da noi  e che lavorava all’Arena di Verona, tornò ad allenarsi con noi e al ritorno in compagnia tutti la trovarono migliorata. Fu allora che mi suggerirono di mandare il curriculum in Arena ed iniziai a fare la Maitre de Ballet. Da allora ho lavorato con il Balletto del Sud, all’Opera di Roma, al Teatro Massimo di Palermo, al Balletto di Roma, al Balletto di Milano.

Come è arrivata la possibilità di lavorare negli Stati Uniti?

Ormai non lavoravo più a Rovigo ed ero tornata a Roma dai miei genitori e fatalmente è stata l’occasione per stare con mia madre negli ultimi giorni della sua vita. Allo IALS a Roma c’era l’audizione del Tulsa Ballet indetta dal direttore artistico Marcello Angelini e lì ci siamo conosciuti. Nell’estate successiva sono stata invitata per un periodo di prova reciproca  a dare lezione nei corsi estivi ed ho partecipato al bando per la ricerca del direttore della scuola professionale. Sono stata selezionata in un gruppo in cui c’erano due insegnanti russe ed un australiano. Scegliere di vivere lì non è stato facile ci vogliono circa 18 ore di viaggio per arrivarci!

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Come è stato organizzato il suo  lavoro?

Nella compagnia ho dato lezione una volta a settimana, nella scuola avevo l’organizzazione di tutta l’attività dall’elaborazione degli orari, agli incontri con i genitori, all’allestimento degli spettacoli ed  agli esami.  Mia era la responsabilità della programmazione didattica. E’ molto importante a mio avviso dare molta attenzione ai primi anni di studio perché dopo è molto difficile correggere gli errori e i difetti. Molto impegnativo è stato anche fare i continui giri per le selezioni degli allievi nello stato.  C’è bisogno di una grande organizzazione per gli allestimenti degli spettacoli e  permettere ai costumisti della compagnia di adattare il proprio materiale per gli allievi della scuola.

Quanti sono gli allievi e quanto è grande la scuola?

In America anche le grandi compagnie fondano una parte della loro autonomia economica sull’attività della scuola. Non ci sono fondi pubblici, come si sa, e molto si fonda sulla partecipazione dei più ricchi che con le loro donazioni detraggono reddito dalle tasse, ma partecipano anche con piacere alla crescita artistica della loro comunità.  La zona in Oklahoma è ricchissima di petrolio, vicino al Texas  e quindi piena di persone molto facoltose. La struttura del Tulsa Ballet, che grazie alla sua direzione è oggi una delle prime dieci degli USA,   è splendida c’è un teatro, la scuola con delle sale immense e luminose difficilissime da trovare in Italia.  L’attività della scuola, che  ha oltre cento allievi che gradualmente vengono selezionati ed accompagnati al professionismo,  è  organizzata anche con un buon  numero di alunni amatoriali.  Sono stata molto contenta del  mio lavoro in questi tre anni e mi dispiace di aver lasciato ma avevo bisogno di tornare in Europa e cercare nuovi stimoli ed esperienze. Il ritmo di lavoro è stato così intenso da rendermi difficile anche girare il paese e vedere le produzioni  di altre compagnie. In America c’è meno cultura della danza, conoscenza di stili, ma c’è un’ energia e un modo di danzare veramente fenomenale.

Quali sono ora i prossimi progetti?

Ho già un impegno di lavoro fuori dall’Italia ma ora non posso ancora comunicare dove andrò, per ora mi godo un periodo sabbatico e sto girando l’Italia a vedere finalmente un po’ di spettacoli . Si diventa bravi anche confrontandosi  con gli altri quindi ho visto i saggi della scuola del San Carlo, del teatro dell’Opera di Roma ed ho visto Il lago dei cigni di Ratmansky alla Scala di Milano. Vorrei andare  a Londra a vedere vari spettacoli e poi attendo di vedere  il Lago dei cigni di Christopher  Wheeldon ad ottobre al Teatro dell’Opera di Roma.

Le piacerebbe tornare in Italia ad insegnare?

Ripeto tra qualche mese riprenderò con un impegno all’estero ma sarei contenta di lavorare anche in Italia, anche se mi sento un personaggio un po’ fuori dal sistema e la mia idea è di una formazione professionale seria e selettiva.

Roberta Albano