Roma – E’ scomparsa all’età di 71 anni a Roma la grande étoile Elisabetta Terabust

Una grande ballerina e non solo: una donna combattiva e tenace, un’artista attenta, colta, stravagante e dotata di una acuta intelligenza critica. È stata interprete di qualità e di alto – talvolta altissimo – livello: la sua Giselle per lo più nella versione di Patrice Bart, le sue interpretazioni sempre innovative che hanno parlato al pubblico di ogni età. Oggi il mondo della danza piange l’étoile italiana Elisabetta Terabust che, settantenne, ha lasciato la scena in punta di piedi.

L’ultima volta che l’avevo abbracciata era stata, un anno e mezzo fa, in una serata settembrina a Capri in occasione del Premio Capri Danza International. Il direttore artistico Luigi Ferrone l’aveva fortemente voluta come madrina della serata per conferirle il prestigioso Premio alla Carriera. Sempre ironica e disponibile, ma fortemente esigente nello sguardo, avvolta in quella sua mise nera, Elisabetta era una donna di grande classe che, nei profondi occhi neri, aveva ancora “la luce, quel qualcosa di speciale che è innato, che non si insegna e non si impara”.

Nel 2012 Daniele Cipriani le aveva dedicato una bellissima e commovente serata al Teatro di Villa Pamphili, dal titolo Ritratto d’Artista: Elisabetta Terabust, che faceva seguito al Premio alla Cultura, conferitole al Campidoglio dal Sindaco di Roma. Un gala con gli amici di sempre da Patrice Bart a Luigi Bonino, ad Amedeo Amodio, poi andato in onda con un speciale su Rai 5 per “Passi di Danza” di Vittoria Cappelli.

La Città Eterna, che amava tanto, la premiava per il suo grande insegnamento e perché aveva saputo tenere alta, negli anni Settanta e Ottanta, l’eccellenza della scuola romana, accanto all’altra grande artista Carla Fracci.

Classe 1946, Elisabetta Terabust, dopo aver frequentato la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma sotto la guida di Attilia Radice, entra a far parte del corpo di ballo dell’Opera stessa divenendo prima ballerina nel 1963 ed étoile nel 1972. Si perfeziona con Erik Bruhn, che l’avvia al grande repertorio e con il quale interpreta il ‘pas de deux’ da Romeo e Giulietta, Infiorata a Genzano, Giselle, cui seguirono Lo Schiaccianoci e Cenerentola oltre ad alcune creazioni di Aurel Millos fra cui Estri su musiche di Goffredo Petrassi.

Nel 1973 si trasferisce a Londra, dove inizia il suo rapporto con il London Festival Ballet, oggi English National Ballet. Qui si consolida la sua carriera internazionale e matura la sua sensibilità di interprete contemporanea. Oltre ad affrontare i grandi balletti del repertorio, da Il lago dei cigni a La Sylphide, rivela anche grande duttilità interpretando le coreografie di Glen Tetley (Sphinx, Greening), quelle di William Forsythe (Steptext) e di John CrankoOnegin). Interprete formidabile, la sua fama si afferma all’estero attraverso importanti ruoli, frutto del genio di grandi coreografi, come il francese Roland Petit. Celebri sono state le sue interpretazioni in Carmen, Esmeralda in Notre Dame de Paris, Coppelia. Lo stesso Petit crea per lei una versione di Schiaccianoci. Fondamentale nella sua carriera l’incontro con il grande ballerino danese Peter Shauffus che la perfeziona nello stile Bournonville, di cui è rimasta una delle interpreti più apprezzate. Per lei il Ballet National of Canada ha allestito Napoli, nei panni di una giovane Teresina, e la Sylphide, entrata definitivamente nel suo repertorio e, in seguito, riallestita al Comunale di Firenze con la coreografia Bournonville/Shauffus. Nel 1988-1989 inaugura con lo stesso balletto Napoli la stagione lirica del Teatro partenopeo. Sono anni importanti per Elisabetta, ospite dei più grandi teatri nazionali e internazionali: il Teatro alla Scala di Milano la invita ad interpretare Giselle e il Metropolitan di New York Romeo e Giulietta nella versione di Nureyev. Sensibile al lavoro dei coreografi contemporanei, come Tetley, Moreland e Mac Millan, Elisabetta stupisce soprattutto perla sua versatilità, come dimostra nell’interpretazione di alcuni dei balletti più importanti del repertorio del grande George Balanchine quali Agon, Apollon Musagéte, Allegro Brillante, Chaikovsky pas de deux, La Sonnambula. Molti di questi balletti sono allestiti appositamente per l’Aterballetto, compagnia italiana di Amedeo Amodio, il quale crea per la Terabust alcuni nuovi lavori come Psiche a Manhattan, Ricercare a Nove movimenti, Aprés –midi d’un faune, Romeo e Giulietta, Lo Schiaccianoci. Lavora accanto ai più grandi ballerini come Rudolf Nureyev, Paolo Bertoluzzi, Michail Baryshnikov, Patrice Bart, Alessandro Molin, Raffaele Paganini, oltre ai primi ballerini del London Festival Ballet, in particolar modo Jay Jolley, dell’Opéra di Parigi, come Patrick Dupond, con il quale interpreta Lo Schiaccianoci al Comunale di Firenze. Nel 1969 ottiene il Premio Positano, prima edizione, insieme con Liliana Cosi. Ospite delle principali compagnie internazionali e dei massimi teatri, la Terabust è – dal 1990 al 1992 – direttrice del Corpo di ballo dell’Opera di Roma. Dal 1993 al 1997 diviene direttrice del corpo di ballo del Teatro alla Scala a Milano. Dal 2000 al 2002 dirige MaggioDanza, compagnia stabile del Maggio Musicale Fiorentino e sempre nel 2002 dirige il Corpo di Ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Nel 2007 torna alla direzione del corpo di ballo scaligero fino al gennaio del 2009, quando le subentra Makhar Vaziev, per tredici anni già alla testa del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo.

Il mio ricordo oggi va ai pomeriggi in casa Ottolenghi, al divano dove solitamente Vittoria chiacchierava con Elisabetta e dove ogni anno, l’8 Aprile nel giorno del suo compleanno, Vittoria la voleva al suo fianco per parlare della amata danza.

Roberta Bignardi

Elisabetta Terabust in Don Chisciotte – Ph. Mario Napoliano

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