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Al Piccolo Bellini di Napoli, diretto da Antonello Tudisco, è andato in scena, il 15 novembre, il lavoro coreografico PASSANTI prodotto dalla rete NEO. Nato da impressioni e suggestioni di due coreografe polacche in veste di turiste, Elwira Piorun e Karolina Rychlik, Passanti è una raccolta di immagini tipiche della città di Napoli e del suo popolo.

Tempo fa ho lanciato sui social un appello ai coreografi napoletani: portare in scena gestualità e suoni tipici della tradizione partenopea, lasciando un po’ da parte la vena creativa filo europea (scrivo filo europea, perché il sud dell’Italia ha un’anima a sé a mio parere) dedicandosi alla riscoperta, in chiave contemporanea, di elementi della vita quotidiana in strada e nelle mura domestiche di Napoli. Con “Passanti” ho assistito al palesarsi di questo mio desiderio per mano di due polacche, ho visto in scena la trasposizione in danza dei tipici caratteri di un popolo che non sa tenere ferme le mani mentre parla, che anzi proprio con le mani si fa intendere ancor più che con le parole, ho ascoltato suoni di gente che non sa cosa voglia dire accorciare le distanze per comunicare, ma che anzi urla forte i suoi pensieri da un capo all’altro di una strada affollata. Stupisce non poco che queste due coreografe abbiano avvertito l’esigenza di far danzare il “napoletano”, di portare sulla scena un popolo lontano dalla loro terra, un popolo di mare, un popolo più vicino all’Africa e al mondo arabo che a quel nord europa di cui la Polonia è più figlia di noi. 1

Karolina Rychlik ha lavorato con il gruppo di danzatori, tutti provenienti dalla rete NEO, ricostruendo e completando il lavoro cominciato già qualche anno prima con la collega Elwira Piorun e portato in scena per la prima volta l’anno scorso, in una forma ancora embrionale, al teatro Elicantropo diretto da Carlo Cerciello. “Passanti” è caratterizzato da strutture che si sovrappongono laddove l’idea iniziale, ovvero quella di assecondare emozioni e suggestioni messe in moto dall’attraversare Napoli, si realizza nella fusione di fasi coreografiche strutturate, fasi scaturite dall’improvvisazione e fasi in cui il legame tra gesto-spazio-parola diventa serratissimo. Un atteggiamento artistico che si nutre dell’osservazione del quotidiano in una pratica quasi ossessiva di scrupoloso studio reciproco del movimento del corpo dell’altro. D’altro canto la sua storia parla chiaro: cresciuta nel mondo musicale, dopo 14 anni di studio al pianoforte, la Rychlik approda al mondo della danza attraverso la scoperta della pedagogia dalcroziana e dello stretto legame tra musica, spazio e movimento. Una figlia artistica proprio di quel filone tedesco della Germania degli anni ’20 e ’30, fortemente influenzato dall’eredità di Dalcroze, che i coreografi italiani operanti nel settore contemporaneo apprezzano e da cui sono ancora tanto ispirati nelle proprie produzioni. Inaspettatamente Karoline in “Passanti” si distacca proprio da quel mondo che l’ha generata indagando la tradizione di un popolo figlio del Mediterraneo e riuscendo nel suo esperimento, o per lo meno riuscendoci a tratti. Alcuni momenti risultano essere molto incisi e suggestivi e se ne apprezza la struttura studiata e curata nel dettaglio, più deboli invece i momenti in cui l’interazione è spontanea e improvvisata forse per tempi eccessivamente dilatati che tendono ad inficiare la forza dell’attimo. L’entusiasmo che le due artiste polacche hanno messo in questo lavoro perfezionandolo entrando sempre più in contatto con la realtà partenopea, da cui esso è stato generato, ci fa comprendere che in fin dei conti siamo tutti esterofili.

 

Manuela Barbato