NAPOLI – Sabato 16 e domenica 17 giugno, durante il NTF18, è andato in scena presso il Teatro Trianon, palcoscenico di varietà, dimora del rinomato comico napoletano Raffaele Viviani, la performance Paradise Lost (lies unopened beside me), una rilettura del poema epico Paradiso perduto di John Milton, ideata, diretta e interpretata da Ben Duke. Uno spettacolo esilarante e romantico, in cui finalmente abbiamo avuto la possibilità di assistere ad un one man show  “a tempo”.

“A tempo” perché Duke è stato meravigliosamente dentro e fuori la performance, orchestrando, con maestria registica e consapevolezza performativa, i tempi di attuazione del linguaggio drammatico, sviluppando attraverso il corpo un contrappunto di parole, musica e danza con il quale ha letteralmente mostrato agli occhi dello spettatore il racconto evocando una molteplicità di immagini inclusive tipiche dello stile narrativo di riferimento. “A tempo” perché ci ha narrato una vecchia storia che non smetterà mai di essere nuova, quella che racconta il mito di un amore incommensurabile capace di creare un mondo (che può essere un figlio, un’opera d’arte così come un areoplano di carta). “A tempo” perché l’amore di cui si parla in questa storia è sopra i generi, attraverso la metaforica relazione di Dio e Lucifero, Duke ha reso protagonisti della scena una coppia omosessuale fatta delle stesse normali conflittualità che contraddistinguono una sana coppia eterosessuale, quale è quella di Adamo ed Eva presentata a specchio sul secondo tempo dello spettacolo . “A tempo”, quello presente, quello dell’evoluzione, quello del 2018. In contro “al tempo” delle dichiarazioni omofobe che circolano attualmente in Italia dove invece il tempo vissuto è quello medievale. Ma senz’alcun dubbio protagonista e leitmotive dello spettacolo è stato “il tempo della risata” che ha aperto quello spazio di confronto tra gli opposti: il genitore e il bambino; l’amore e il tradimento; la gioia e il dolore; la fuga e il perdono. Ed è per mezzo dello scontro tra di questi che il circolo si ripete, l’errore, la continua “caduta” dei figli di Dio, rappresenta il climax che rimette in moto la storia dall’inizio.  Lo spettacolo ci lascia però “al tempo della speranza”, quella che ci ricorda che da uno sbaglio può nascere anche qualcosa di meraviglioso, perché se Eva non avesse colto la mela non avremmo mai ascoltato Janis Joplin cantare “Summertime”.

 

Letizia Gioia Monda

 

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