Lo splendido scenario dell’Arena dei Templi di Paestum ha fatto da sfondo ad un vivacissimo spettacolo di danza che ha riscosso un notevole successo di pubblico a suggello della settimana della Maratona di danza, con stages e concorsi organizzata da Stefano Forti. Il Gala Giuseppe Picone e i grandi della danza, con la direzione artistica di Antonio Desiderio e la partecipazione delle giovani ballerine di Danza e Professione, progetto di Sergio Ariota, ha visto otto professionisti e la sedicenne Camilla Cerulli (vincitrice del Premio Mab 2015) alternarsi in un programma che ha spaziato dal repertorio classico a coreografie neoclassiche e contemporanee. La serata è stata trasmessa in diretta dall’emittente Mondoweb.tv di Enzo Conte.

Il primo tempo è stato un crescendo esplosivo ed entusiasmante: si è cominciato con il passo a due dell’atto delle Ombre da Bayadére con Giuseppe Picone nel ruolo di Solor ed un’elegantissima e precisa Liudmilla Konovalova, diplomata alla scuola del Bolshoi di Mosca e dal 2011 Prima ballerina del Wiener Statzoper nel ruolo di una bellissima Nikia. L’intensità emotiva dello splendido Adagio, interpretato senza le variazioni,  è stata degnamente sottolineata dalla partecipazione corretta ed entusiasta delle giovani ballerine del progetto Danza e Professione che ha selezionato 24 giovani allieve da varie scuole di danza della Campania. Le ragazze, scelte da Maria Grazia Garofali e dallo stesso Giuseppe Picone, hanno interpretato una versione sicuramente semplificata della coreografia originale che però non ha tradito l’essenza del brano e soprattutto la giusta impostazione stilistica nei movimenti delle braccia e della testa.

Il secondo brano, il Grand Pas di Bella Addormentata, ci ha portato nella purezza e nella bellezza di uno dei capolavori simbolo del balletto dell’Ottocento, danzato con eleganza e precisione da una coppia super affiatata composta dalla prima ballerina estone Julia Kulyk e da Alexander Stoyanov, entrambi dell’ Opera Nazionale di Kiev. Altra coppia suggestiva è stata quella composta dalla giovane siciliana di Alcamo, Sara Renda, formazione Scala di Milano e a soli 23 anni già prima ballerina del Balletto di Bordeaux, e dall’armeno di Erevan, Avetik Karapetyan, primo ballerino del Ballet du Capitole, che hanno danzato in maniera brillante il passo a due dal Don Chisciotte. Karapetyan, fisico atletico che dimostra una gioventù trascorsa a praticare anche altri sport prima della danza,  ha divertito anche nell’assolo di Ben Van Cauwenbergh “ Les Bourgeois” sulla dissacrante canzone di Jacques Brel, cavallo di battaglia del virtuosismo tecnico delle stelle maschili del balletto di oggi.

Bolero-Frontale-bn_interoA proposito di giovani promesse, ha stupito l’entusiasta, ma ancora bisognosa di autocontrollo, Camilla Cerulli, promettente sedicenne alle prese con la difficile variazione dal balletto Diana e Atteone nella coreografia di Agrippina Vaganova,   e la stupefacente coppia composta da Ana Sophia Scheller e da Nikolai Gorodiski. Si sono formati entrambi all’Istituto Superior di Arte del teatro Colòn di Buenos Aires, in anni differenti, hanno quasi otto anni che li separano, solo 19 anni lui, e già Prima Ballerina del New York City Ballet, lei. Nikolai, nato in Ucraina ma trasferitosi ad un anno in Argentina, scopre la danza per caso a 11 anni ed in pochi anni fa notare il suo talento nei principali concorsi internazionali, Mosca e Varna, tra gli altri, e conquista già una serie di giovanissime fans con i video delle sue vibranti performances su Youtube. Corsaro è il suo pezzo forte e in questo pas de deux si è fatto apprezzare in coppia con la Scheller. La loro freschezza, sfrontatezza nell’affrontare i celebri virtuosismi del brano, la naturalezza con cui entrambi hanno girato con finali in sospensione e in equilibrio, lui, con fouettèes doppi, lei, hanno lasciato tutti a bocca aperta provocando un entusiasmo da concerto rock. Una pop star da boy band, ricorda il giovane Nikolai  anche nell’altro brano proposto nella seconda parte dello spettacolo: il passo a due creato dall’emergente coreografa sudafricana Andrea Shermoly sempre in coppia con Ana Sophia Scheller. Dinamici energetici ed appassionati hanno cambiato registro tecnico-coreografico ma non la fisicità e l’intensità espressiva con cui hanno danzato nel balletto di repertorio.

La conclusione della serata ha visto protagonista assoluto Giuseppe Picone che ha proposto la sua prima coreografia di successo : la sua creazione e interpretazione del Bolero di Ravel. Per chi ha una certa età è inevitabile tornare con la mente alla celeberrima versione di Béjart ma può essere solo un paradigma da cui partire per leggere l’idea di Picone che parte da presupposti diversi. Se un artista è tale per la capacità di leggere la propria contemporaneità, Giuseppe Picone ha ancora una volta dimostrato di esserlo e di possedere una sensibilità da creatore oltre che da grande danzatore. E’ al centro della scena ma invece di una comunità di danzatori che da lui prendono vita, energia e forza fino a sommergerlo, come nella versione bejartiana, qui Picone è circondato da specchi che riflettono frammentata la sua immagine, con l’ intervento di danzatrici in bianco e danzatori in nero che ne sono un dualistico contraltare. Picone con la sua nota e indiscussa intensità espressiva vive la situazione dell’uomo contemporaneo che non si riconosce in un’identità collettiva e che nell’ossessiva ricerca della propria individualità, spesso si perde.

Roberta Albano