Ori Flomin è un coreografo-ballerino, insegnante di danza e di yoga nonché terapista Shiatsu. Originario di Israele, vive a New York City dal 1989.
Ori ha scoperto la danza in una scuola della sua città natale. Ha iniziato a studiare tecnica jazz all’età di 14 anni e successivamente danza contemporanea e danza classica presso la scuola Bat-Dor sempre in Israele.
Dopo aver terminato il servizio militare ha partecipato al musical Peter Pan, che è il suo primo lavoro professionale come ballerino. Nel 1989 ha realizzato il sogno coltivato da tempo: andare a studiare danza a New York e cominciare una carriera come ballerino professionista.
Mentre lavorava come ballerino freelance, nel febbraio 1991 ha superato l’audizione per la Stephen Petronio Dance Company, dove ha danzato per otto anni. Più tardi, dal 2005 al 2009 ha lavorato come assistente del direttore artistico della compagnia e ancora oggi porta in scena il repertorio di Petronio in molte altre compagnie e scuole di danza.
Nel corso degli anni, Ori ha avuto il piacere di danzare per molti coreografi, tra i quali Maria Hassabi, Neil Greenberg, Molissa Fenel, Tim Feldman, Michael Clark, Helena Franzen e Kevin Wynn, sia a New York sia in Danimarca e Svezia.
Nel 2002 il suo primo lavoro coreografico “Comfort Zone 1” è stato selezionato per essere rappresentato dal Dance Theatre Workshop (DTW) serie Fresh Tracks. In seguito a questo lavoro ha avuto una proficua collaborazione con la DTW, dove da allora ha presentato altre due coreografie (2003 e 2009). Ori è stato anche selezionato come rappresentante di New York per il progetto di interscambio artistico USA/Giappone del 2005, in occasione del quale ha avuto modo di collaborare con quattro artisti provenienti dalle due nazioni e di presentare il suo assolo “The end” in entrambi i paesi.
Il lavoro di Ori è stato portato in scena anche al Movement Research di New York presso la Chiesa Judson Dance New Amsterdams “In the Company of Men”, e Dance Now Downtown al Festival di Joes Pub.
Dal 2002 ha creato otto coreografie originali per l’Accademia di Danza Sperimentale di Salisburgo (SEAD). Nel 2008, ha coreografato “momenti significativi”, ad esempio, una serata dedicata ai lavori svolti da tutti i 120 studenti della scuola, in occasione del 15 ° anniversario della SEAD.
Come insegnante di danza e yoga di successo, negli ultimi 15 anni Ori ha insegnato per le più importanti scuole, compagnie e festival di danza, a New York e in tutto il mondo.
Tra queste: Impulstanz Festival (Vienna), Sasha Waltz and Guests (Berlino), PARTS (Bruxelles), Culberg Ballet (Stoccolma), Ballet de Lorraine (Nancy), London Contemporary Dance School (Londra), Scuola di Danza Moderna Danimarca (Copenhagen), Ials (Roma), Dance Ireland (Dublin), Henry Jurriens Foundation (Amsterdam), Scuola nazionale di Danza (Atene), UVAgrapes Festival (Catania), Balletto Nazionale di Marsiglia (Marseille) e molti altri.
A New York City è stato docente ospite presso SUNY, Rutgers College, Barnard College, The New School e membro di facoltà presso Movement Research.

Quando sei entrato a contatto con la danza per la prima volta?

Ho sempre danzato sin da quando ero un bambino di 4-5 anni. Ricordo che mio padre metteva dischi e io danzavo sempre a ritmo di musica, tanto classica quanto pop, danzavo inventando coreografie nel nostro salotto.
Una volta, un amico dei miei genitori mi vide ballare e suggerì di portarmi a prendere lezioni di danza. Così cominciai a frequentare un corso di tecnica jazz, che mi piacque fin dal primo momento. Successivamente ho iniziato a studiare danza classica, ma mi annoiavo senza poterne apprezzare i vantaggi. Avevo 10 o 11 anni quando smisi di frequentare le lezioni per poi riprenderle a 14 anni, quando riscoprii di nuovo la danza, passando dal jazz alla danza moderna e a quella classica. A 14 anni ne fui catturato, tanto da credere fin da allora che sarebbe stato ciò che avrei fatto per sempre.

Cos’è che ti ha spinto a seguire e promuovere questa passione sì da renderla una parte importante della tua vita?

Penso sia stato semplicemente il sapere che, più che danzare, non c’era niente altro che volessi fare. Ho provato a far teatro negli anni di scuola, ma non mi dava la stessa soddisfazione e la stessa meravigliosa sensazione che provavo quando ballavo.
Nella scuola del mio paese natale ero l’unico ragazzo, per cui ho sempre ricevuto tantissime attenzioni e incoraggiamenti dal mio maestro, e ciò mi ha faceva sentire veramente bene e contento di me. Quando mi sono trasferito a New York mi sono dato un po’ di tempo per studiare e vedere come andasse. Dopo un anno iniziai a intravedere possibilità e con esse le occasioni che si presentavano. Per realizzare il mio desiderio di entrare a far parte di una compagnia di danza, andare in tournée e viaggiare, accettai di sottopormi a tantissime audizioni. A volte ero molto vicino a ottenere il lavoro, ma poi preferivano qualcun altro. Passarono 6 mesi, sempre in attesa di ottenere un lavoro, fin quando non partecipai all’audizione per Petronio e mi innamorai del suo stile e del suo modo di lavorare. Ottenuto il posto, un mese dopo ero in tour. È stata un’esperienza molto emozionante. Più tempo passavo nella compagnia, più sentivo di aver trovato davvero il mio posto!

Quali sono le esperienze più belle e le più grandi soddisfazioni che la danza ti ha dato?

Ci sono state così straordinarie esperienze lungo la strada in tanti anni, che è difficile citarne solo alcune.
Sempre, dopo un lungo processo di creazione, con tutte le lotte e i momenti difficili che esso comporta, arrivo sul palco e provo la gioia di perdere me stesso in scena. Ed è questo motivo per cui vale la pena di sacrificarsi affrontando tanto lavoro. Durante uno spettacolo, infatti, il corpo e la mente riescono a dimenticare mesi di duro lavoro.
Nel corso degli ultimi anni, però, mi dedico sempre più all’insegnamento. Provo una grande soddisfazione nel vedere i ballerini, che hanno studiato con me, danzare con grandi compagnie e fare cose importanti. In un certo senso, sapere che potrei aver contribuito al loro successo, mi rende molto orgoglioso.

Come danzatore ricordo l’esibizione estiva con la Stephen Petronio Company al Central Park di New York. Il pezzo iniziava con un mio lungo assolo che era incredibilmente difficile, prevedeva molti leaps twists e cadute sul pavimento. Cominciavo l’assolo eseguendo un grand-jeté. Ricordo che entravo in scena e, come al rallentatore, guardavo l’enorme folla di persone all’aperto durante una limpida giornata estiva, dietro di loro il Central Park e all’orizzonte Manhattan. Ho avuto una tale scarica di adrenalina grazie a questo incredibile panorama che eseguii una delle mie migliori prestazioni. Mentre danzavo l’assolo ho pensato tra me e me ” wow remember this moment, it probably won’t get much better then this…”, in effetti mi è presente questo momento tanto vividamente come uno di quelli più importanti…

Come coreografo ho avuto la mia prima occasione di creare una coreografia al SEAD (Accademia Sperimentale Salzburg of Dance) a Salisburgo, in Austria.
La direttrice Susan Quinn, alla quale era stato raccomandato il mio nome, mi chiese una coreografia per gli studenti del 3° anno. Le risposi che non l’avevo mai fatto prima, e lei mi disse: bene, qui avrai la tua prima occasione. Le sarò sempre grato per avermi dato questa opportunità e per aver creduto in me. Essere in sala con ballerini entusiasti e creare insieme movimenti e schemi è stata una nuova emozionante soddisfazione che ha acceso in me il desiderio di essere più creativo.
Otto anni dopo, nel 2008, Susan mi ha invitato a creare una coreografia per l’intera serata dedicata alla celebrazione del 15° anniversario della scuola. Mi chiese di utilizzare tutti i 120 studenti della scuola. Abbiamo lavorato per un mese dalla mattina alla sera, facevamo prove a gruppi – per il gran finale tutta la scuola sarebbe stata sul palco! Ho trascorso un mese pazzo, ho dormito poco e ho avuto molte preoccupazioni per l’esibizione di tutti i gruppi insieme. Si svolse solo uno spettacolo presso il bellissimo teatro della Repubblica a Salisburgo ed è stato incredibilmente emozionante vedere unirsi tutti i gruppi. Gli studenti erano tutti insieme sul palco e nel finale c’era così tanta energia e potenza che si sarebbe potuto accendere un intero stadio di calcio. È stato fantastico! Posso dire con orgoglio che io conoscevo ognuno di loro personalmente e per nome e, quando sono arrivato in proscenio con tutti, mi sono sentito tanto commosso e orgoglioso.

Come insegnante ho lavorato con Sasha Waltz Company per circa 12 anni, in qualità di insegnante ospite, per dare lezioni alla compagnia circa una volta all’anno.
Durante la creazione di “Nobody” fui invitato a unirmi alla compagnia per una settimana di prove ad Avignone, in occasione delle loro performances lì. Dato che faceva un gran caldo nel teatro all’aperto, cominciammo la lezione intorno alle 17.00 e poi provammo per tutta la notte. La classe era sul palco all’aperto del Palais des Papes. Lavorare con ballerini di incredibile talento su quel meraviglioso palcoscenico, mentre il sole tramontava lentamente, è stato un momento veramente fantastico e sicuramente culminante del mio insegnamento. Ancora adesso, quando parlo con qualche membro della compagnia, a distanza di 12 anni, ricordiamo le classi e il tempo trascorso ad Avignone come un momento speciale.

Oltre a questi “grandi” momenti che sento come i più importanti della mia carriera, ce ne sono molti altri soddisfacenti lungo la strada: quando creo una nuova frase di danza che mi piace molto, quando un ballerino mi dice di aver imparato tanto dalla mia lezione o quando attraverso la mia classe i ballerini comprendono come migliorare il proprio modo di danzare, o infine quando qualcuno mi dice di esser stato toccato dalla mia performance o dalla mia coreografia. Tutti questi piccoli momenti mi fanno sentire altrettanto bene come quelli più importanti, mi toccano e mi ricordano il motivo per cui faccio questo lavoro.

Come è lavorare a New York e cosa ti sta dando questa città?

New York è sempre una grande fonte d’ispirazione per me. Quando arrivai lì, rimasi stupito dalla quantità di spettacoli che erano elencati nella sezione danza di un giornale. Non potevo credere che ce ne fossero così tanti ogni fine settimana. Dalle esibizioni nei grandi teatri a quelle in piccole gallerie. Il fatto che non tutte siano di mio gusto è una cosa, ma il fatto che ci sia tanta spinta creativa in città mi da sempre un grande stimolo e tanta energia.
Anche come ballerino e insegnante c’è una cos’ grande offerta in termini di classi e laboratori che potrebbe essere difficile scegliere cosa fare. Oltre al mondo della danza la città stessa, con la diversità della popolazione e le differenti culture, offre sempre tanto da vedere e da fare e questa è una cosa di New York che apprezzo molto.
Detto questo ci sono anche molte difficoltà e frustrazioni nel vivere e lavorare nella “grande Mela”. La principale, naturalmente, è la questione economica. Il supporto per l’arte è molto limitato e, data la presenza di tanti artisti alla ricerca di quel piccolo sostegno la concorrenza è forte e si deve rimanere al top e mantenere la concentrazione per vincere borse di studio, residenze, ecc., e non bisogna scoraggiarsi quando non si riceve alcun aiuto.
Lo stesso vale quando un artista è alla ricerca di un teatro per presentare un lavoro. È molto difficile trovare appoggi e anche quando un teatro vuole produrre uno spettacolo gli artisti devono comunque raccogliere la maggior parte dei soldi per finanziarlo.
Anche da ballerino si incontrano le stesse difficoltà. La maggior parte dei ballerini non riesce a vivere soltanto grazie al proprio posto di lavoro. Tutti si barcamenano tra diversi lavori legati alla danza (come performers o insegnanti) e a molte altre abilità per pagare l’affitto. C’è molto da lottare ma credo che, una volta che si accettino le competizioni come parte della vita senza lasciarsi soverchiare dalla insoddisfazione, si riesce ad apprezzare il positivo che dal proprio lavoro sempre viene fuori.
Sono riuscito a farmi un nome come danzatore che lavora in una compagnia con sede a New York. Ho ottenuto molti ingaggi come insegnante e coreografo sia nel resto degli Stati Uniti (al di fuori di New York) sia in Europa che, poiché di sicuro la reputazione di venire da New York aiuta, mi sono stati pagati di più.
A New York, invece, bisogna sempre lottare per guadagnarsi da vivere, ma nonostante questo, come artista, non vorrei mai vivere altrove, per tutti gli spettacoli che posso vedere, per gli incontri e le collaborazioni con artisti meravigliosi, e per l’ispirazione che ne traggo.

Quali sono i tuoi progetti e il tuo futuro nella danza?

In questo momento sto principalmente lavorando su due progetti. Il primo è il mio primo pezzo serata-piena, che sarà presentato a New York. Mi è stato commissionato per presentarlo al Dance New Amsterdam a New York nella primavera del 2014, ma purtroppo il teatro è stato chiuso nell’autunno del 2013 a causa di problemi finanziari. Ho avuto la mia prima borsa di studio del Lower Manhattan Cultural Council per questo progetto e mi hanno anche dato l’opportunità di mostrare il work in progress al Movement Research Judson Church nel marzo del 2014, ma ancora non sono stato in grado di trovare un nuovo teatro che possa supportarmi e che possa presentare il lavoro.

Il secondo progetto è un duetto in cui sto collaborando con la coreografa svedese Helena Choreographer, che è stata una buona amica nel corso degli ultimi 20 anni. Abbiamo lavorato su questo duetto dal titolo “Meeting you” nel corso degli ultimi due anni, ogni volta che abbiamo avuto il tempo di vederci. Ora abbiamo ottenuto il supporto dalla Svezia ed è stata programmata l’anteprima del duetto per l’autunno 2014 in Gnesta nonché i successivi spettacoli per gennaio 2015 a Stoccolma. Stiamo anche cercando di far girare il pezzo in Europa e a New York.

Per il prossimo futuro: durante l’estate insegnerò a Monaco al Joint Adventures Festival http://www.jointadventures.net/en/news.html dal 29 luglio-9 agosto ea ImPulsTanz, Vienna http://www.impulstanz.com/workshops/2014/schedule/week4 / da agosto 11-16

La danza è…

So che questo suona come il tipico cliché, ma la danza è la mia vita, è ciò che faccio e non so né voglio fare altro.
È un modo di esprimere e di comunicare, di unificare le culture e di connettersi ad altri artisti e ad altre persone.
Vedere la grande danza mi tocca come nessun altra forma d’arte riesce a fare.
Quando danzo il mio corpo e il mio spirito si sentono all’unisono felici e completi.