Bella, brava e tenace. Odette Marucci è una giovane danzatrice di Benevento che si sta guadagnando ruoli e palcoscenici sempre più importanti. In questa intervista rilasciata a Campadidanza racconta il suo percorso, i sacrifici fatti ed il bello e il brutto del mondo della danza.

Odette, è reduce dal successo di Romeo e Giulietta, che l’ha vista prima ballerina con il Balletto di Benevento e Amilcar Moret Gonzalez. Un titolo classico, ma presentato in chiave nuova, con la fusione di elementi creativi tratti dai capolavori di John Cranko, di John Cranko e di Nureyev, con un’impronta personale di Romina Bordi e Carmen Castiello e la supervisione di Ugo Ranieri. Com’è stato per lei lavorare a questa versione inedita del dramma shakesperiano?

È stata sicuramente un’esperienza fantastica! Mi sento fortunata perché ho avuto la possibilità di interpretare un ruolo importante e di ballare con un professionista come Amilcar Moret. Ovviamente ho avuto molta ansia perché la mia era una grande responsabilità. Spero di essere riuscita a trasmettere le emozioni che ho provato al pubblico. L’amore impossibile e travolgente di Giulietta, una ragazza ingenua, sognatrice, romantica, ha avuto un forte impatto emotivo in questo momento della mia vita. Nella scena del balcone e in particolare della morte – dove mi sono emozionata molto anche io – ho avvertito un silenzio assoluto ed una forte emozione da parte del pubblico del Teatro Romano che mi hanno coinvolta in maniera particolare.

img-20160625-wa0203Sempre con la Compagnia Balletto di Benevento è stata anche la protagonista della Carmen di e con José Perez. Condivide con noi un ricordo di questo allestimento?

Una grande opportunità perché interpretare Carmen è stato un percorso di crescita e interiore; oltretutto sono onorata di aver ballato con Josè Perez. Josè mi ha dato tantissimo sul lato interpretativo. Così come anche il maestro Renèe De Cardènas, assistente di Josè, è stato prezioso. Carmen è una donna matura, violenta e appassionata, una popolana lontana dai nostri tempi ma vicina per la sua voglia di libertà e di amore. Mi ha affascinata sin da subito. La musica dal vivo di settanta orchestrali mi ha aiutato molto a liberare ed esprimere le mie emozioni. Nell’ultimo passo a due della morte ero così dentro la parte tanto da essermi commossa. E’ stata una sensazione bellissima!

Com’è entrata la danza nella sua vita?

La danza mi è stata trasmessa in grembo. Mia madre è una maestra di danza. Sono cresciuta nelle sale di danza e già a due anni e mezzo ho cominciato a muovermi e sentirmi nella musica. Ricordo che con mia sorella guardavamo (oltre i cartoni, ovviamente) sempre videocassette di balletto, soprattutto Il lago dei cigni con Cynthia Harvey. Mi piaceva da morire! Sin dall’inizio ho sempre voluto ballare, mia madre non ha dovuto neanche chiedermi se avessi voglia di provare.

j10a9312-modificaSi è diplomata al Teatro di San Carlo di Napoli. Come sono stati gli anni di studio al lirico partenopeo?

Il Teatro San Carlo mi ha dato tanto. Oltre a studiare la tecnica classica e contemporanea con ottimi insegnati, come la maestra Antonina Randazzo, Carmen Panader, Dino Verga e la direttrice al tempo della scuola Anna Razzi, con cui facevo repertorio, fin da piccola ho partecipato alle rappresentazioni delle opere liriche con grandi personaggi e musiche che hanno creato in me un gusto e una sensibilità. All’età di 10 anni ho interpretato il mio primo ruolo, Pinocchio, e a 16 anni La Bella Addormentata grazie alla signora Razzi, che me ne diede l’opportunità. L’ultimo anno del diploma ho lavorato anche con il corpo di ballo nella produzione di Giselle sotto la direzione di Giuseppe Carbone e della stessa Razzi.

Dopo il diploma quanto è difficile per una giovane danzatrice avere le opportunità adatte?

Non è facile. Specialmente ai giorni d’oggi. Purtroppo non c’è molto lavoro. E non sempre si va avanti perché si è bravi, perché meriti di lavorare.

C’è qualcuno in particolare che ha inciso nel suo percorso?

I miei genitori, che insieme a me hanno fatto tantissimi sacrifici e mi hanno sempre supportata e sopportata. I miei insegnanti in teatro, da cui ho imparato moltissimo, e Anna Razzi, di cui non dimenticherò mai le parole dette. Tutti insieme mi hanno aiutata ad andare avanti.

Ha dei modelli di riferimento?

No, non ne ho uno in particolare. Mi piace guardare più di una ballerina, sia classica che contemporanea. In ognuna trovo un particolare da apprezzare e farne tesoro.

j10a9050-modificaIl bello e il brutto della vita da ballerina. Cosa ama follemente e cosa, invece, non sopporta del mondo della danza?

Attraverso la danza posso liberarmi ed esprimere ciò che sento, ciò che sono. Di brutto, ma paradossalmente bello, è che mi sono dedicata completamente ad essa perché viaggiavo ogni giorno da Benevento a Napoli, conciliando la danza alla scuola. Uscivo da scuola prima per poter arrivare in tempo a lezione in teatro, dove rimanevo fino alla sera; arrivavo a casa tardi, distrutta, e dovevo continuare a studiare ciò che non ero riuscita a finire nel viaggio. Ho sempre rinunciato ad una vita sociale, ad uscire con gli amici o a partecipare alle gite scolastiche. In compenso ho instaurato dei bei rapporti all’interno della scuola di danza, dove ho vissuto tanti momenti belli. Ho fatto molti sacrifici, ma se c’è la passione verso una cosa non può fermarti nulla. Lo rifarei tutte le volte! Non sopporto la competizione insana e soprattutto non sopporto il fatto che non sempre si vada avanti per meritocrazia. Non sopporto anche l’invidia. Personalmente non sono invidiosa, anzi, ho sempre apprezzato i successi delle persone che conosco e felice di ciò che sono riuscita ad ottenere da sola, senza alcun aiuto.

Quali sono le doti che secondo lei non possono mancare ad un danzatore?

Sicuramente una buona tecnica e belle linee, ma soprattutto l’espressività, saper comunicare ed emozionare il pubblico. Inoltre, credo che per essere un vero artista sia necessario, oltre che lavorare fisicamente ed allenarsi, leggere, vedere spettacoli, seguire tutto ciò che è arte e bellezza perché serve a raffinare l’anima e questa condizione è necessaria affinché un artista sia considerato tale.

Quando non è in sala prove o in palcoscenico come ama trascorrere il suo tempo?

Mi tengo sempre in allenamento, vado a fare lezione. Mi piace leggere e ascoltare musica di qualsiasi genere.

Quali progetti la attendono?

Ho spettacoli con la compagnia Astra Roma Ballet diretta da Diana Ferrara, dove lavoro attualmente. Lo spettacolo è George Sand uomo e libertà e sarò la protagonista. E presto, per le loro prossime produzioni, lavorerò con la compagnia JAS Art Ballet di Sabrina Brazzo e Andrea Volpintesta, ballerini e persone fantastiche.

Di sogni da realizzare ne avrà tanti, ce ne dice almeno uno?

Si, tanti! Spero di riuscire ad affermarmi sempre di più come ballerina.