Un ragazzo e una ragazza si avvicinano lentamente in completo silenzio e poi si avvinghiano, generando una sequenza di movimenti in cui si alternano abbracci e rifiuti, abbandoni e respingimenti: una relazione-catena che si ripete innumerevoli volte, a sottolinearne l’inevitabilità e l’immodificabilità. Sono il principe Siegfried e Odette? Probabilmente sì, ma i gesti che narrano la disperazione dell’amore senza sbocco sono squisitamente moderni. Poi la catena si spezza e le luci illuminano…”i tre cignetti”. Qui si entra nel cuore del bel lavoro di Nyko Piscopo, che in Sweet Swan Sway rivisita il capolavoro della danza ottocentesca, il Lago dei cigni, fissato nella memoria collettiva, tanto da incarnare l’idea stessa di danza classica. Solo che qui non c’è la magica trasformazione della giovane donna nel bellissimo cigno e viceversa. La trasformazione che nella storia tradizionale è dovuta al solito mago malvagio, qui viene dipanata, scomposta e ricomposta, come l’analisi di una metamorfosi. La metamorfosi della crescita, del diventare adulta, dell’attraversare fasi diverse, relazioni di tipo diverso, come dice Piscopo “senza restare intrappolati…semplicemente come fase metamorfica per approdare a un nuovo sé”. Il passaggio donna-cigno è letto come un insieme di mutamenti emotivi e psicologici, e quindi relazionali. Si tratta di un continuo scivolare da una forma all’altra, attraversando l’infinita gamma di sfumature dal gioco al dramma, dalla curiosità animalesca all’ossessione, in una godibilissima sarabanda intorno a un principe ormai smarrito e che si conclude con l’apoteosi di un’ultima trasformazione: la nascita di un femminino potente e indipendente, che lascia cigni e principe a sguazzare nel loro lago, voltando loro le spalle. Lo spettacolo, andato in scena al Piccolo Bellini di Napoli, il 2 e 3 marzo, è una produzione ARB Dance Company, e ha visto la collaborazione di Nicolas Grimaldi Capitello e Francesco Russo. I danzatori in scena sono Sibilla Celesia, Monica Cristiano, Leopoldo Guadagno, che ha curato anche le scene, Elisabetta Violante, Roberta Zavino. Spicca la performance di Elisabetta Violante per intensità e presenza scenica. Ottimo anche il contributo di Leopoldo Guadagno e deliziosi “i cignetti”. Con questo lavoro Piscopo si conferma uno dei più interessanti coreografi emergenti.

Mara Fortuna

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