Prende il via il 16 gennaio la terza edizione di Nostos  Viaggio di ritorno, la rassegna dell’Accademia Nazionale di Danza che riporta alcuni dei suoi allievi di successo nelle stesse classi dove si sono formati al fine di offrire agli studenti di oggi le loro esperienze artistiche. Il primo  appuntamento è con il danzatore e coreografo Mattia Russo, che sarà il 16 gennaio, alle 18, al Teatro Ruskaja dell’Accademia. Nato ad Atripalda, in provincia di Avellino, Mattia, dopo gli studi all’AND ed il diploma alla Scuola del Teatro alla Scala, ha iniziato la sua carriera come ballerino nel centro coreografico della Generalitat Valenziana per poi entrare a far parte della compagnia olandese Introdans.

 Da settembre 2012 è danzatore e giovane coreografo residente della Compañía Nacional de Danza di Madrid.

Mattia, quale significati ha per lei questo ritorno nel luogo dove il suo percorso ha preso inizio?

Devo anzitutto ringraziare chi ha reso possibile questa esperienza. Penso sia un’iniziativa molto bella e per me ha un legame affettivo molto particolare. Sono arrivato in AND all’età di 11 anni, ero molto piccolo e ogni angolo dell’Accademia è un ricordo preciso. È da dove è iniziato tutto e tornarci e rivedere tutto con altri occhi mi emoziona tantissimo…

Del suo periodo all’AND cosa ricorda?

Ricordo gli insegnanti, l’atmosfera che c’era, l’odore delle sale, i bidelli, la preparazione per gli spettacoli, gli spettacoli nel teatro dell’Accademia, i pomeriggi passati tra una lezione e l’altra, le risate, i pianti, le ingiustizie, gli aranci dei giardini, le scalette, le imitazioni degli insegnanti, i personaggi che sono passati di lì. Insomma, un pezzo di vita che porto nel cuore.

Ora cosa porta agli allievi dell’AND?

Sicuramente tutto il mio bagaglio di esperienze professionali e un po’ della mia maniera di creare e approcciarmi al mondo della danza oggi. Ho deciso di portare con me in AND il mio collaboratore Antonio De Rosa con cui negli ultimi anni, insieme agli altri due artisti Diego Tortelli e Giuseppe Dagostino, abbiamo formato Kor’sia. Da anni siamo in pieno processo di investigazione e di ricerca del movimento, un interscambio professionale che ci ha portati a scoprire il nostro linguaggio più a fondo ed a spaziare nei differenti concetti nella scena contemporanea. In particolare, con Antonio cerchiamo di esplorare il movimento in ogni sua singola possibilità attraverso la ricerca di una inquietudine e di un linguaggio personale. Lavoriamo nella direzione del proporsi limiti fisici e mentali, contraddizioni, luoghi  di memoria, trasformazioni di idee, spingendo così il corpo all’estremo per incontrare nuove soluzioni.

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Dopo La Scala, dove si è diplomato, è volato in Spagna. Si è trattata di una scelta dettata dal fatto che l’Italia non offre tante opportunità?

Sinceramente sì. L’Italia è il mio Paese e trovo che sia il posto più bello del mondo, ricco d’arte, gastronomia, bella gente, ma è rimasto troppo legato alla tradizione e al balletto classico. Dopo la Scala volevo sperimentare, conoscere nuovi coreografi, lavorare con loro, creare. E tutto ciò in Italia non è  stato possibile! Madrid  ci ha offerto da qualche anno la formazione di una compagnia di danza come Kor’sia, che nasce dall’esigenza di creare un punto di riferimento concreto nel ambito dell’Arte e della Cultura Occidentale. Dalla voglia di voler creare e esprimere le nostre opinioni, informare, innamorare, lasciar pensare, donare una fresca e nuova esperienza al pubblico. Il progetto è ambizioso ed impegnativo, ma il nostro obiettivo principale e quello di rendere Kor’sia una compagnia internazionale e poterla usare come mezzo di espressione per il nostro futuro.

Oggi lei è coreografo residente della Compañía Nacional de Danza di Madrid. Com’è vivere di danza a Madrid e come vede la situazione della danza in Italia?

Ultimamente devo dire che si sta migliorando, ma non so se è solo una mia impressione. Vedo che ci sono tanti festival e tante compagnie che anche dalla Spagna vengono in Italia. Si invitano tanti artisti e compagnie  straniere  e mi fa piacere che si veda della bella danza. Quello che mi manca è la creazione italiana, il Made in Italy. Bisognerebbe aiutare i giovani ad avere la possibilità di poter fare la danza, di avere degli spazi per provarci, sperimentare, finanziare delle compagnie di sperimentazione, aprire dei centri coreografici, educare il pubblico a vedere diversi tipi di spettacolo…A Madrid la gente va a teatro, e anche la compagnia nazionale per la quale lavoro ha una programmazione  di danza che spazia dal classico al coreografo  più avanguardista.

Dell’Italia c’è qualcosa che le manca?

Sì, e magari un giorno ci tornerò. Mi manca la gastronomia, nonostante in Spagna si mangi benissimo, ma la focaccia, la pizza, la pasta fresca ed i prodotti che abbiamo in Italia sono insostituibili. Mi mancano anche gli amici, ma spesso, appena posso, prendo un aereo e ci torno.

Ha lavorato con numerosi coreografi: quale ha segnato maggiormente la sua visione della danza?

Mats Ek è stato uno dei quali  con cui ho avuto tanto a che fare e mi ha insegnato tanto, soprattutto ad essere sincero quando si danza e ad essere te stesso, che è ciò che ti rende diverso dagli altri. Ma anche Jiří Kylián con cui ho avuto la fortuna di lavorare in quattro balletti e di averlo in studio di fronte a me.

Quali sono le sue fonti di ispirazione quando crea?

Le fonti di ispirazione sono tante, ci lasciamo ispirare da tutto ciò che ci circonda: dalla nostra società, immagini, foto, film, teatro, storie di vita, libri, quadri, personaggi, opere d’arte. E sicuramente anche  dagli interpreti con cui collaboriamo, che hanno un importante ruolo nella creazione.

Progetti a breve e a lungo termine?

Continuiamo con il nostro tour che quest’anno ci ha portato in giro per molti festival. Debutteremo con la nostra compagnia Kor’sia l’11 febbraio al Teatro Circo di Murcia. Atre date in programma sono quelle del 20 febbraio all’Auditorium dell’Università di Navarra ed il 4 ottobre nell’ambito del Festival di Sans, in Francia. Parallelamente portiamo avanti la nostra attività con la Compañía Nacional di Madrid, che ci porta in giro per il mondo.