Un altro Natale. Un altro Schiaccianoci. Ad apertura di sipario l’incanto è assicurato grazie alla magia delle scene di Nicola Rubertelli, al cromatismo abbagliante dei costumi meravigliosi di Giusi Giustino- da venticinque anni direttrice della sartoria del Teatro San Carlo- alla musica coinvolgente e celebrativa di Ciajkovskij diretta con grande forza da David Coleman, accolto con entusiasmo dal pubblico partenopeo. Alla bellezza della danza, tout court.

Creato nel 1892 con la coreografia di Lev Ivanov – assistente di Marius Petipa che dopo una prima fase di ideazione del balletto dovette lasciargli la realizzazione in seguito ad una malattia, autore qualche anno dopo del secondo e quarto atto de Il lago dei cigni, capolavori assoluti – Lo Schiaccianoci è uno dei grandi titoli del repertorio classico dell’ Ottocento, rappresentato in tutto il mondo nelle festività natalizie, e non. La trama anticipa in qualche modo il balletto psicologico del Novecento, sottolineando le prime emozioni sentimentali di Clara, protagonista del racconto di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, che nella versione coreografica di Alessandra Panzavolta in scena al Teatro San Carlo fino al 5 gennaio,rappresenta il filo conduttore dello spettacolo nel passaggio dall’infanzia (Clara bambina alle prese con lo Schiaccianoci) all’età adulta (nel ruolo della Fata Confetto col suo Principe). La vicenda si sviluppa su un duplice piano: reale e fantastico.

Da una parte la storia della famiglia, quella degli Stahlbaum, e dei suoi riti, dall’altra il sogno di Clara (Maria nella versione dei teatri russi) che, alimentato da una vivida immaginazione, darà vita ad una sequenza di danze ed apparizioni caratterizzate da toni struggenti ed incantati che sono la grande vena poetica e coreografica del balletto. La musica di Ciajkovskij, anticipando e sottolineando ogni momento magico, riesce di volta in volta ad esaltare il mondo borghese dei bambini e delle loro famiglie per poi spostarsi a livelli di fantasia assoluta, animata da bambole e burattini, soldatini e topi che, accanto alle tante danze caratteristiche – il celebre divertissement – con il valzer dei fiocchi di neve, la danza della fata dei confetti, il valzer dei fiori (petali incorporei grazie ai costumi impalpabili ed evanescenti) e il celeberrimo passo a due finale – apoteosi del balletto classico, punto di arrivo per difficoltà impervia – diventano occasione di danza eccelsa. Grande ritorno quello di Giuseppe Picone sul palcoscenico del ‘suo’ teatro che lo ha visto bambino, allievo della Scuola di ballo e poi étoile internazionale. Elegante, raffinato, bello da morire, Giuseppe Picone è uno che balla col cuore, e, al Teatro San Carlo, con una luce in più.

Il fascino innato lascia spazio ad una tecnica forte ed esplosiva nei giri e nei salti senza mai tralasciare il temperamento artistico. Accanto a lui una strepitosa Jurgita Dronina, russa, classe 1986, tecnica cristallina e grazia infinita, delicatissima in ogni passaggio dalla testa alle braccia ai più piccoli movimenti. Una perla rara che ci aveva già conquistato e convinto fino in fondo ne Il Corsaro e che, non a caso, ha vinto il primo premio come ‘danzatrice più espressiva’ in occasione dell’International Ballet Stars Gala ‘Dance Open’ a San Pietroburgo. Tantissimi gli elementi di punta della compagnia, giovane e ben affiatata, guidata dal maître de ballet  Lienz Chang, tra cui: Salvatore Manzo, Ertugrel Djoni, Stanislao Capissi, Annalina Nuzzo, Sara Sancamillo, Annachiara Amirante, in cui spicca la presenza di Roberta de Intinis, affermata prima ballerina della compagnia, interprete seducente ed ammaliante quanto basta nella danza araba.

Grande attesa anche per i due prossimi cast composti da Alessandro Macario, apprezzato primo ballerino ospite del Teatro San Carlo con Anbeta Toromani, interiore e di altissima qualità, che hanno già riscosso molto successo l’anno scorso, e poi Luisa Ieluzzi con Alessandro Staiano, già allievi della Scuola di Ballo, belli e bravi, con tutte le carte in regola per diventare le étoiles del futuro.

Elisabetta Testa