UltimaVez©DannyWillems-14DW4359 1In occasione della messa in scena al Piccolo Bellini, all’interno della stagione di danza 2015/2016, di TRES, coreografia e regia di Nicolas Grimaldi Capitello, ventunenne talentuoso, ho rivolto al giovane coreografo e danzatore delle curiosità in riferimento alla creazione coreografica, a quali sono le possibilità per i giovani del nostro territorio, ed altro.

Nicolas è stato molto entusiasta di rispondere alle mie domande e mi ha così donato molti spunti di riflessione, che sono sicura darà anche a voi lettori. Egli è un energico e dotato danzatore che ha appena terminato una tournée con la Compagnia di Wim Wandekeybus (Ultima Vez) in occasione della ripresa del primo pezzo coreografico di Wandekeybus, What the body does not remember. 

Cosa ha significato lavorare finalmente ad una creazione che porta dei messaggi tuoi e non essere corpo di quelli di altri?

Devo essere sincero, lavorare a qualcosa di mio è tutt’altra cosa. Mi è piaciuto molto e sicuramente mi interessa molto di più creare e mandare messaggi alla gente (piccoli, adulti, giovani, over, under, chi più ne ha più ne metta).

Dici che il numero tre è il numero perfetto in alcune credenze popolari e religiose, ma cos’è per te la perfezione?

Il numero TRE si dice che è il numero perfetto. Mi chiedi cosa sia per me la perfeziona?Non saprei dirti. Se penso alla perfezione non mi viene in mente niente, però sicuramente una cosa è perfetta in relazione ad ogni singolo individuo, e per questo è sempre una perfezione percepita in maniera soggettiva. Ad esempio si dice che il numero perfetto sia il TRE ma non potrebbe essere l’OTTO? Quindi non saprei rispondere a questa domanda. Ho scelto questo titolo e questo tema non perché io credo che tre sia il numero perfetto ma perché, come già abbiamo detto, è una credenza popolare, religiosa, ecc… Ed è stato solo un escamotage per trattare tre tematiche vicine a noi e che in un modo o nell’altro potrebbero interessare a tutti.

Quale credi che sia oggi la tendenza delle creazioni coreografiche contemporanee? La condividi? 

Chi sono io per dire qual è l’attuale tendenza coreografica contemporanea? Dico solo che tutto è possibile e niente è vietato nella coreografia o nell’arte se vogliamo essere più generici: bisogna solo essere chiari rispetto a cosa si vuol dire o rappresentare, e per arrivare a questa chiarezza il coreografo non può pensare di fare tutto da solo, ma deve richiedere aiuto, collaborazione e condivisione (perché in fondo anche lui è umano ed ha dei limiti) ai suoi danzatori, attori, cantanti, alla sua produzione, agli amici, familiari, ecc…

Come è stato lavorare sia dentro che fuori alla tua coreografia, ovvero esserne sia creatore che esecutore allo stesso tempo?

A questa domanda ti rispondo in maniera negativa. Ho avuto molte difficoltà: esci ed entra dalla creazione, guardala con un occhio interno ed uno esterno. Penso che tutt’e due le cose insieme siano difficili da fare, addirittura, durante il periodo di prova, ho subito cali sia psicologici che fisici e, quindi, credo che in futuro TRES o altri progetti, che comportino la presenza di due o tre performers, li lavorerò solo da coreografo, anche perché mi piace molto di più vedere la mia creazione seduto in platea.

Come mai hai deciso di ritornare nella tua città dopo il tuo percorso estero? Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Poiché il mio intento è avere una mia compagnia, ed ho sempre pensato che come danzatore va bene lavorare in giro per il mondo, se devo, invece, creare e donare qualcosa voglio iniziare dalla mia città. Per me Napoli è ARTE. Tornare a casa mi ha fatto avvicinare a tante cose, amo Napoli nonostante i suoi difetti e io, come te, cara Simona, come i miei danzatori, Gabriella Stazio e Movimento Danza, Gennaro Cimmino e Korper, Antonello Tudisco, Emma Cianchi e ArtGarage, l’Asilo, Il Teatro Bellini, Galleria Toledo, Sala Assoli, il Comune, il bimbo che va a scuola, la professoressa di Storia, mia mamma, e tutta la popolazione abbiamo il compito di rendere Napoli, che già lo è in parte -ma dobbiamo farlo in maniera ancora più forte- un ritrovo artistico e culturale per il mondo.

Trovi che a Napoli ci sia spazio per i giovani talenti?

 Per questa risposta mi collego alla risposta precedente. Pian piano, sgomitando tra la folla dobbiamo cercare di dare spazio a tutti i giovani, per farli creare, sperimentare, ricercare, così da poter far uscire il talento che tutti noi abbiamo dentro.

Credi che a Napoli ci siano luoghi e persone pronti ad ospitare e curare la danza?

Credo di sì, credo che ci sia gente pronta a fare ciò, se no io, un ventunenne come tanti, come avrei potuto portare in uno dei teatri storici di Napoli una mia creazione? E’ anche vero che c’è gente in questo mondo avara che pretende solo, ma non vuole donare. Nell’arte, invece, c’è bisogno di passare il testimone alle generazioni future, bisogna iniziare ad insegnare ai giovani come ci si deve comportare saggiamente e questo è compito di chi già a suo modo sta contribuendo ad un futuro migliore. Credo di essermi dilungato troppo in questa risposta; in tal caso sicuramente penso che a Napoli ci siano spazi e persone pronte ad ospitarci: diamo tempo al tempo, dopotutto Roma non è stata costruita in un giorno.

Cosa credi ti sia rimasto di più del periodo di residenza a Movimento Danza?

Sono tante le cose da dire. A parte ringraziare le segretarie, gli insegnanti, gli allievi e Gabriella Stazio, ci terrei a dire che si vede che Movimento Danza è una struttura con tanta esperienza nel campo perché mi ha aperto gli occhi su tante cose, e per cui non posso che apprendere e ringraziare.

Credi nelle potenzialità dell’Italia, artisticamente parlando? e riguardo al fatto che la legge potrebbe un giorno essere uguale per tutti?

Il discorso che Napoli è ARTE era riferito all’Italia in genere. La legge non so se potrà mai essere uguale per tutti sai, l’essere umano crea queste leggi dopo i momenti di crisi come le guerre, e queste leggi vengono rispettate per i primi periodi di pace, ma poi qualcuno nell’ombra deve sempre scombussolare la situazione. Infondo la storia si è sempre ripetuta.

Cosa consigli di fare ai giovani danzatori per affinare il loro percorso artistico?

Il mio consiglio è di apprendere dai professionisti. Credimi non c’è bisogno di andare sempre e per forza all’estero perché in Italia ed a Napoli ce ne sono tanti di professionisti davvero eccellenti, e noi nemmeno lo sappiamo e, di conseguenza, non li valorizziamo. Allo stesso tempo, però, fare esperienze piccoli e grandi, e pian piano avere la possibilità di proporre noi stessi delle esperienze agli altri sono cose che devono essere fatte in maniera fluida e consapevole.

Quale sarà, ora, lo sviluppo di “Tres”?

Lo sviluppo di TRES….. non so, chi vivrà vedrà! mettiamola cosi: sto cercando nuove ispirazioni e anche di conoscere nuova gente. Per ora so solo che non vedo l’ora che esce il nuovo film di STAR WARS.

Credi che a Napoli ci sia danza di qualità?

Mi chiedi se a Napoli ci sia danza di qualità? sicuramente, però mancano ancora nuovi stili e tecniche, che pian piano arriveranno. STEP BY STEP.

Nicolas, dunque, ci propone di credere nell’eredità artistica di Napoli, e nel fatto che ci sono ancora tanti luoghi e persone da scoprire e che il talento deve essere coltivato con un lavoro dinamico e senza mia retrocedere o fermarsi.