NEW YORK – “Con grande tristezza annunciamo la chiusura della Cedar Lake Contemporary Ballet. É stato un onore lavorare con alcuni dei migliori danzatori e coreografi del mondo e ringraziamo tutti i nostri validi collaboratori che hanno contribuito a creare molte produzioni stimolanti in questi anni”. Così  viene annunciato la scorsa settimana la fine della compagnia definita d’avanguadia newyorkese. Senza troppe spiegazioni e senza alcuna polemica, succede anche in una delle potenze economiche mondiali, nella città dove il Dio Denaro rende nulla impossibile.

Cedar Lake é stata fondata nel 2003 da Nancy Laurie, ereditaria del centro commerciale/ipermercato Walmart. Appassionata di danza, per 10 anni ha investito i propri milioni in una compagnia che sarebbe dovuta essere vetrina di talentuosi danzatori e coreografi contemporanei al top delle proprie carriere. Definirlo un vezzo, un giocattolo, di una ricca signora é decisamente limitante: la compagnia possiede uno spazio di quasi 5.000 metri2 a Chelsea di cui fa parte un teatro, sale prove e uffici. A renderla una compagnia quasi unica erano anche i benefici contrattuali dei 16 ballerini: 12 mesi di stipendio, assicurazione sanitaria (inclusa quella dentale) e vacanze pagate. Per rendere l’idea, l’American Ballet Theater, il New York City Ballet e l’Alvin Ailey American Dance Theater, compagnie protette dai sindacati (AGMA), non riescono a garantire 52 settimane di lavoro. Si vocifera peró che a Cedar Lake, che non è una compagnia AGMA, le condizioni lavorative non siano sempre facili: il New York Times riporta che i danzatori vengano multati per i ritardi ed errori in scena.

Ad ogni modo, già verso la fine del 2014, nell’ambiente newyorkese si diceva che la compagnia stesse entrando in un periodo finanziariamente problematico.

Così, Nancy Laurie, lo scorso venerdi, poco dopo averlo annunciato a tutti gli impiegati, ha informato in esclusiva l’Observer della chiusura della compagnia.

Anche se senza polemiche, la notizia lascia tutti un po’ perplessi. Com’é possibile che una compagnia che nel 2012 stimava un budget di piu’ di 1,000,000.00 di dollari (secondo di dati di Dance USA), a cui il lavoro non mancava e sovvenzionata da una delle famiglie più ricche d’America, tutto ad un tratto, senza alcuna spiegazione, chiuda?

Il passaggio da for-profit a non-profit nel 2012 avrà avuto allora un suo perché ed avrà apportato delle modifiche in termini di gestione economica.

Possibile che riorganizzare internamente la compagnia, ridurre le spese, non avrebbe potuto salvare almeno in parte il lavoro fatto in questi 10 anni?

Probabilmente nessuno ci darà una risposta e non si hanno sufficienti elementi per fare delle supposizioni. Certo é triste che una delle poche compagnie al mondo che vantava collaborazioni di molti dei piu’ grandi coreografi contemporanei (solo per citarne alcuni: Larbi, Ekman, Gat, Kylián, Pite, Naharin, Prelljocaj) chiuda dando l’impressione che non si sia voluto fare nulla per salvarla.

Cedar Lake saluterà definitivamente il suo pubblico al BAM di New York, dal 3 al 6 giugno.

Simona Ferrara