Consiglio a tutti di leggere il saggio di Roberta Albano La danza al Real Teatro di San Carlo sotto Carlo di Borbone. Il primo decennio da Angelo Casarale a Domenico Barone di Livieri pubblicato nel libro Carlo di Borbone. Un sovrano nel mosaico culturale dell’Europa a cura di Luca Cerullo Università degli Studi di Napoli ” L’Orientale”. Perché è uno studio accurato, puntuale, appassionato, scritto con semplicità e chiarezza. Perché si fà leggere da solo e non solo da chi è esperto o interessato alla danza. Perché ti ti viene da pensare e come siamo arrivati a questo punto?  Perché ti fa sentire meglio, appagato, soddisfatto, perché dà uno spessore storico a quanto ognuno di noi sà da sempre, ovvero l’importanza sulla scena europea del balletto a Napoli.

Giovanna Cortini, La Pantaloncina

Gli anni del regno di Carlo di Borbone infatti ( 1735 – 1759) sono gli anni fondamentali per l’evoluzione del balletto che da intermezzo ludico, di evasione, diventa gradualmente nel confluire delle esperienza di tutta Europa, un genere autonomo e con una precisa struttura drammaturgica che Jean Gorge Noverre definisce come ballet d’action.

La realtà del balletto napoletana non si discostava sostanzialmente da quella italiana in cui si andava realizzando una fusione tra lo stile francese o danse noble , elaborato alla corte di Luigi XIV e dall’ Académie Royale de la Danse da lui fondata nel 1661, e lo stile grottesco italiano, fusione tra la danza di corte italiana e la stilizzazione delle acrobazie derivanti dalla commedia dell’Arte. Allo stesso tempo già in quell’epoca aveva certamente delle caratteristiche di primo piano legate ad alcuni protagonisti della scena partenopea che tra la fine degli anni ’30 e la metà degli anni ’40 anticiparono alcune fondamentali tendenze nel real Teatro di San Carlo.

La pratica della danza a Napoli come attività privata di educazione e divertimento della nobiltà era fortemente presente e supportata dalla pubblicazione nella nostra città di alcuni dei principali trattati del Settecento, uno tra tutti l’importantissimo Trattato teorico-prattico di ballo di Gennaro Magri -1779 che raccoglie i passi della danza teatrale, in particolare dello stile grottesco coi i suoi virtuosismi che si andavano raffinando sempre più. Una intensa attività coreutica che a Napoli , divenuta capitale del Regno più esteso e popoloso della penisola italiana, trova l’illuminato sostegno di re Carlo, appassionato di ballo sia come pratica e divertimento personale, sia dello spettacolo teatrale. L’educazione di Carlo di Borbone alla danza ed il suo interesse per questa forma d’arte forse è da ricondurre anche ad importanti ascendenze familiari. Non dimentichiamo che il suo bisnonno era proprio quel Luigi XIX re di Francia che aveva fatto della danza uno dei momenti essenziali del suo cerimoniale di corte.

Il gusto di Carlo di Borbone nel campo della danza fu forse determinato dall’incontro con la nobiltà napoletana che da un lato era educata nell’arte coreutica allo stile francese, dall’altro appassionata anche a teatro dello stile grottesco italiano.

Inoltre la parte della cultura napoletana più evoluta aveva un approccio moderno alla danza , basti pensare ai I principi della scienza nuova  (1744) di Gianbattista Vico , in cui Vico parla esplicitamente della danza come arte , al pari della poesia e dell’architettura. Un enorme passo avanti nel riconoscimento e del valore della danza come arte autonoma e slegata dalle altre arti. Questa impostazione teorica sarà una fondamentale premessa per la riforma del ballo pantomimico o riformato, in cui la danza ha finalmente una funzione narrativa e drammaturgia, non più appannaggio solo della recitazione o del canto.

E’ Carlo di Borbone che fa erigere il Teatro di San Carlo in pochissimi anni  (1737) affinché fosse facilmente raggiungibile dalla famiglia reale, ed è sempre Carlo di Borbone che stabilisce che tra gli atti del melodramma vi fosse come intermezzo privilegiato il ballo, così come l’ingaggio di un numero sempre più ampio di ballerini di rilievo, la nuova creazione di balli che dovevano variare per ogni opera nuova e non essere riproposti per lungo tempo,e l’uso delle trasfigurazioni sceniche che contribuiscono a costruire la fama della grandiosità degli spettacoli napoletani.

I primi dieci anni di attività del Teatro di San Carlo sono quelli di un teatro di corte in cui si cerca di esaltare la magnificenza di una monarchia giovane ed ambiziosa, ed alla stregua di Luigi XIV o delle corti del Rinascimento italiano, la scelta degli artisti più celebri dell’epoca, l’ampliamento della compagnia di ballo e di canto, la costruzione del teatro più bello del mondo, l’attenzione per gli spettacoli di danza , ci danno la conferma della forza innovativa di Carlo di Borbone, un monarca all’avanguardia e di stampo europeo.

Napoli è all’epoca, come in ogni epoca, un ambiente culturale vivace e stimolante dove con l’affermarsi dell’opera buffa si compie una delle delle principali sperimentazioni nell’ambito della trasformazione del melodramma, inserendo codici popolari in un genere aulico e che la vedrà protagonista come la sede più attiva del ballet d’action di Noverre. Dunque non solo il teatro napoletano, la musica napoletana, conosciute entrambe in tutto il mondo, ma anche la danza ha sempre trovato a Napoli un luogo di elaborazione e ricerca privilegiato. E lo è tutt’ora.

 

Gabriella Stazio

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