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Napoli, “I segreti della danza” secondo Luciano Cannito

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NAPOLI – Luciano Cannito è oggi uno dei nomi più noti del panorama della danza italiana perchè è una persona che si dedica anima e corpo alle sue passioni, inseguendo le sue intuizioni e le sue idee. Lo conosciamo da quando, adolescenti, abbiamo percorso insieme un periodo della nostra formazione coreutica: la sua vivacità intellettuale e grande capacità di comunicazione, sono rimaste intatte ed anzi, grazie alle sue innumerevoli esperienze di danzatore e coreografo internazionale, si sono accresciute e sviluppate. Le sue coreografie sono state rappresentate in USA, in Canada, in Israele, Francia e ha diretto per vari anni il Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo e numerose compagnie private, ultima la Roma City Ballet Company. La direzione artistica per il settore danza del Teatro Bellini di Napoli, impersonata da Manuela Barbato ed Emma Cianchi, ha organizzato un incontro-spettacolo con Cannito dal titolo I segreti della danza, che ha riempito con un sold out lo spazio del Piccolo Bellini. La serata, condotta con affabilità e semplicità, ha portato il folto pubblico attraverso alcuni snodi essenziali della storia della danza: il passaggio dalla danza di corte italiana del Rinascimento al balletto professionistico, la nascita della scarpetta da punta all’interno della formazione dello stile romantico, come esigenza espressiva ed espediente scenico e virtuosistico. Cannito ha anche proposto alcune foto ed immagini rare che hanno sottolineato l’importanza del balletto italiano e della sua assimilazione, in Russia, con altre tradizioni coreutiche per dare vita ai balletti imperiali di fine Ottocento grazie alla grande vena creativa di Marius Petipa. Importante, inoltrandosi nel corso del balletto del Novecento, il confronto tra la danza maschile prima e dopo l’avvento di Rudolf Nureyev. In un raro video degli anni’40 si è potuto apprezzare il virtuosismo di danzatori quali Natalya Dudinskaja e Vakhtang Chabukiani, primi ballerini del Kirov, in un brano del balletto di Petipa La Bayadère che poi, proprio Nureyev, riprodusse per la prima volta in Occidente. Ma il merito di Nureyev, il tartaro volante, non è stato solo riprodurre i capolavori di Petipa, per la maggior parte poco noti fuori dalla Russia, ma trasformare il modo di danzare maschile, realizzando un passaggio che determinasse una danza virtuosistica ma elegante e riuscisse a coniugare quantità, di giri, di salti e qualità di esecuzione. È importante che, in una serata leggera, scivolata via velocemente, si siano ricordati e sottolineate alcune personalità fondamentali del balletto, Vaslav Nijinsky, Anna Pavlova, Sergej Diaghilev, George Balanchine, Martha Graham, Josè Limon, Maurice Béjart, lo stesso Rudolf Nureyev, che le giovani generazioni, distratte e attratte solo da quello che passa sui social media, spesso non conoscono! La cosa è un po’ strana perché così come chi ama e studia la musica classica non può ignorare chi sia stato Mozart o il direttore Herbert Von Karajan, chi studia arti figurative non può ignorare chi siano Giotto o Picasso, non si spiega come mai tanti appassionati e studiosi di danza oggi abbiano già dimenticato chi fosse Nureyev e cosa abbia rappresentato per il balletto fino ad oggi. Così alla domanda di Luciano Cannito “Chi ha cambiato la danza maschile del secondo Novecento?” qualcuno ha potuto candidamente rispondere: Roberto Bolle!! Onore dunque a Cannito e alla Barbato e alla Cianchi per aver promosso un’iniziativa del genere di cui, evidentemente, c’è un grande bisogno. Per arricchire la serata con momenti concreti di danza Cannito ha presentato tre giovani ballerini della Roma City Ballet Company che attualmente dirige: Francesco Mazza, Chiara Sgnaolin e Cristiano Zaccaria. Sono stati interpreti di alcuni brani tratti dal repertorio classico e contemporaneo e hanno mostrato alcuni elementi tecnici fondamentali nello studio della danza e raccontato le loro storie di giovanissimi danzatori all’inizio di una nuova esperienza professionale: Cannito sta infatti preparando il prossimo debutto della Roma City Ballet Company in Cenerentola, con musiche di Prokofiev, e la presenza di Lucia Lacarra nel ruolo della protagonista. Dopo la fine dell’evento non abbiamo potuto esimerci dal chiedere a Luciano a che punto sia la sua battaglia che lo ha visto, negli ultimi mesi, protagonista di un’ audizione al Senato per promuovere la riapertura dei corpi di ballo delle Fondazioni Lirico sinfoniche che per legge, nei loro obbiettivi, hanno la produzione di spettacoli di opera, musica sinfonica e balletto. Tale missione viene disattesa dal fatto che ormai quasi tutte le compagnie di ballo sono state chiuse e Torino, Firenze, Bologna, Bari, Verona, Venezia hanno fondazioni liriche che dovrebbero, oltre alla musica, promuovere e produrre anche il balletto.

Come mai non hai coinvolto i Sovrintendenti che, in fondo, sono coloro che decidono come utilizzare i finanziamenti erogati dal Ministero attraverso il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo)?

È vero che loro sono gli utilizzatori finali dei fondi, però è anche vero che il Ministero ha il compito di sorvegliare come i soldi vengono impiegati e proprio non capisco perché si tenda a danneggiare solo il balletto. Il 50% del FUS va a quattordici soggetti (le Fondazioni) perché producano cultura d’eccellenza ma invece la danza, che è una delle arti da promuovere, non viene più alimentata, è stata tagliata. Si è eliminata una massa artistica che penalizza lavoratori e fruitori degli spettacoli. Si programmano “Stagioni di opera e balletto” e poi si vende qualcosa di diverso, si deve offrire anche il balletto.

Come immagini le eventuali future compagnie visto che, per anni in passato, si è detto che la stabilità dei contratti fosse la morte della danza?

Oggi il mondo del lavoro è cambiato e i giovani sono preparati a questo. L’importante è riaprire le compagnie poi si possono trovare accordi con i lavoratori guardando, per esempio, all’estero, dove ci sono contratti triennali rinnovabili con incentivi alla formazione e riqualificazione professionale per coloro che, ancora giovani, lasciano il lavoro.

In effetti il problema dei ballerini stabili e/o precari è oggi molto sentito e in alcune compagnie, ad esempio al San Carlo, c’è il rischio che, per effetto del Decreto dignità, molti giovani e bravi ballerini rischino di non vedersi rinnovare il contratto.

Non vorrei entrare nel merito del caso specifico è però un fatto che di ballerini stabili al San Carlo ne sono rimasti pochissimi e quindi è indispensabile, per le produzioni, impiegare i cosiddetti aggiunti. Perché è sempre la danza a pagare? Chi gestisce le Fondazioni e chi legifera non ha chiaro che oggi la danza è un’attività di massa, che le giovani generazioni hanno voglia di ballare e di vedere danza. Lo ha capito il CONI che attraverso l’istituzione di scuole di danza in associazioni ludico sportive, ha conquistato grandi numeri su un’attività che di sport non ha nulla perché è un’arte. Così se oggi il CONI conta milioni di soci, si deve considerare che forse più del 40% sono in realtà giovani che danzano. È importante studiare danza perché con essa si studia una cultura e si diffonde educazione e bellezza. Credo molto nel valore etico della danza. E qui torniamo all’importanza del conoscere anche la storia dell’arte del balletto e della danza in generale come forma universale di espressione.

Roberta Albano

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