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    Napoli dice grazie al maestro Roberto Fascilla

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    Roberto Fascilla, danzatore, primo ballerino assoluto al Teatro alla Scala di Milano negli anni Sessanta, ci ha lasciato ieri, portando con se’ un importante pezzo di storia del balletto italiano. Era nato nel 1937 e, come egli stesso dichiarava, in una bella intervista del 2015 di Michele Olivieri, iniziò giovanissimo lo studio della danza per sopperire ad un fisico gracile. È stato il primo allievo maschio della scuola di ballo del teatro alla Scala alla sua riapertura, dopo la seconda Guerra Mondiale. Ha vissuto un periodo di grande rivoluzione della danza maschile, quella determinata dall’avvento sulle scene mondiali di Rudolf Nureyev. Nel dopoguerra, infatti, si pagava lo scotto di mancanza di ballerini maschi, soprattutto in Italia, e di una mentalità che non trovava virile la danza per gli uomini. Fascilla iniziò a ballare in teatro a soli tredici anni per cui la sua formazione tecnica fu determinata non solo da uno studio accademico, ma dall’esperienza teatrale vera e propria. Sulle tavole del palcoscenico, a contatto con i più grandi maestri e coreografi che negli anni arricchirono la vita teatrale milanese, Roberto Fascilla acquisì una preparazione e una cultura della danza che ne hanno fatto un testimone unico di quegli anni. Anni in cui, come si accennava prima, irrompeva il fenomeno Nureyev che, ad un talento fisico non comune, fatto di grande attitudine fisica all’elevazione e al giro, univa musicalità e presenza scenica uniche, ed una disciplina accademica appartenente alla scuola sovietica di Agrippina Vaganova, allora quasi sconosciuta in Occidente. Fascilla trovò soprattutto in personaggi fortemente caratterizzanti, come Mercuzio, il suo modo migliore di esprimersi (pur avendo debuttato nel ruolo di Paride nella creazione del Romeo e Giulietta di John Cranko a Venezia). Ma ha interpretato i principali ruoli di balletto sotto la guida di Aurel Millos, George Balanchine e Alfred Rodriguez. Un altro ruolo che ricordava con orgoglio è stato Severian, creato da Beppe Menegatti nel Fiore di Pietra di Prokofiev con Carla Fracci. Fascilla è stato coreografo e tra le sue creazioni Vittoria Ottolenghi apprezzava un Romeo e Giulietta ideato per Carla Fracci e andato in scena nel 1978 al Teatro Comunale di Firenze con la regia di Beppe Menegatti. . Ma Fascilla è stato, soprattutto, abile direttore di compagnie di ballo, all’Arena di Verona, dal 1966 al 1982, al Comunale di Bologna e al Teatro di San Carlo di Napoli, dal 1990 per ben sette anni. In quanto testimone della sua attività negli anni napoletani, desidero ricordare l’importante lavoro del Maestro Fascilla. L’allora sovrintendente Francesco Canessa, confessò, in un incontro con la stampa, che il Ministero dello Spettacolo, per le endemiche carenze economiche, aveva intenzione di eliminare quasi del tutto le compagnie di balletto lasciando in vita solo quelle del Teatro alla Scala e del Teatro dell’Opera di Roma. La sua idea di chiamare Fascilla alla direzione della compagnia di ballo era proprio un tentativo di contrastare tale intenzione. Fu così che agli inizi degli anni ’90 Fascilla assunse la direzione della compagnia napoletana che allora, non faceva più di 25 spettacoli all’anno. C’era una generazione di giovani ballerini, tra cui Patrizia Manieri, Pina Testa, Margherita Veneruso, Agostino D’Aloia, Fulvio D’Albero, tra gli altri, che da allora iniziarono invece ad esprimersi e a lavorare in numerose produzioni allestite su iniziativa di Fascilla. In pochi anni il numero delle recite arrivò a 65 all’anno, ancora poche rispetto ai teatri più produttivi, ma più del doppio rispetto alla fase di partenza. Sotto la sua direzione fu ricostituita la scuola di ballo del teatro sotto la guida di Anna Razzi e furono realizzati lavori di ampliamento per le sale adibite alla danza. Il complesso fu rinnovato con l’ascesa di Giovanna Spalice, Ugo Ranieri, Corona Paone, Luigi Ferrone. Furono allestiti Schiaccianoci nella versione di Nureyev e, soprattutto, il suo capolavoro Cendrillon, nel 1991, con Evelyn Desutter e lo stesso Rudolf nel ruolo del regista in una delle sue ultime apparizioni in scena. La nuova versione del Lago dei cigni, nell’allestimento di Ricardo Nunez che nel prossimo marzo rivedremo nella ripresa di Patrizia Manieri. Fascilla è stato anche l’artefice dell’allestimento di Onegin di John Cranko con un magnifica Alessandra Ferri, ancora in ascesa. Sempre suo è stato il merito di invitare Roland Petit con alcune creazioni particolarmente adatte alla compagnia napoletana, Carmen e Il Pipistrello, e di far arrivare per la prima volta un coreografo come Robert North con La morte e la fanciulla e Troy Game, che ebbe il merito di valorizzare la componente maschile della compagnia del San Carlo. Con lui trovarono lavoro anche alcuni giovani coreografi come Massimo Moricone e Luciano Cannito, che poi gli successe nella direzione della compagnia. Tra le ultime proposte il Ballo Excelsior, il Ballo grande del 1881 di Luigi Manzotti, con musiche di Romualdo Marenco, nella versione di Ugo Dell’Ara e Filippo Crivelli, che era stato il successo di fine Ottocento della scuola italiana. Insomma, con le dovute difficoltà economiche e di gestione, che oggi purtroppo sono decisamente peggiorate, Fascilla riuscì a ridare dignità alla compagnia del San Carlo, restituendole un’autonomia artistica e professionale che andasse al di là della presenza del ballo nelle opere. Napoli non dimentica: grazie maestro Fascilla!

    Roberta Albano

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