boris eifman foto requiem

 

Un autentico capolavoro. A pochi secondi dall’apertura del sipario si percepisce tutta la meraviglia di uno spettacolo che lascia il segno. Non il racconto della morte ma l’esaltazione della vita nel suo percorso evolutivo. Mozart Requiem Ballet in scena al Teatro San Carlo con la coreografia di Boris Eifman è destinato a restare nella storia della danza per la bellezza e lo schianto emotivo che produce. E’ impossibile restare indifferenti di fronte alla forza coinvolgente della musica, quella di Mozart, complice di creare un’atmosfera magica, concettuale, con l’aiuto delle scene minimaliste di Semen Pastuh, i costumi essenziali quanto efficaci di Ol’ga Šaišmelašvili e le luci strepitose, curate dall’artista siberiano che, oltre alla coreografia superlativa, ha firmato anche la regia. Al di sopra di tutti c’è lui, Boris Eifman, uno che sembra uscito da un romanzo di Lev Tolstoj per le mille sfaccettature del carattere che si intravedono nel suo universo emotivo. Uno che sa perfettamente come coinvolgere il pubblico nel caos delle passioni umane e che, cosa abbastanza rara, cerca un continuo legame spirituale con gli spettatori che non si sentono mai esclusi dalla rapresentazione. Acclamato come uno dei migliori artisti del nostro tempo, pluripremiato, Eifman viaggia in giro per il pianeta con la sua compagnia: l’Eifman Ballet Company, portando ovunque le sue creazioni ma anche nella sua patria si è dato da fare in lungo e in largo per costruire in quasi quarant’anni delle realtà più meritevoli per la danza come un Centro coreografico, istituito dallo Stato e dalla città di San Pietroburgo, e la prossima apertura di un Boris Eifan Dance Palace. Uno che non si ferma di fronte alle difficoltà e ai cambiamenti, che combatte per la cultura e per l’arte.

“Cerco di espandere i confini del balletto- afferma-e di trovare un linguaggio del corpo che sappia esprimere l’anima umana. La danza per me non è un processo fisico ma spirituale.” Coreografo-pensatore, come lo definiscono in molti, Eifman convince proprio tutti con la sua danza piena di idee, di inventiva, di soluzioni originali ma anche di un’abbagliante qualità. In un’alternanza continua tra dinamismo e fluidità, che rende il suo vocabolario un linguaggio a dir poco plastico ed estremamente scorrevole, neoclassico-moderno-contemporaneo, Eifman punta l’accento sulla coralità, pur inserendo duetti, trii, gruppi, veri e propri passi a due, su cui vince la presenza massiccia del corpo di ballo che senza soluzione di continuità sorprende lo spettatore per gli innumerevoli giochi di movimento, a canone, uno dopo l’altro, o improvvisamente all’unisono creando delle vere e proprie onde umane dall’impatto fortissimo. Niente è scontato, nessun dettaglio è banale, in tutta la coreografia- un’ora e dieci di meraviglia- il corpo di ballo del Teatro San Carlo rende evidente tutta la propria bravura. Un impegno grandissimo e gravoso, pieno di responsabilità, che va al di là della linea del piede ma coinvolge a livello espressivo. Pulitissimo il lavoro di insieme in cui naturalmente spiccano i due protagonisti-ospiti della compagnia di Boris Eifman: Lyubov Andreyeva e Oleg Gabyshev, intensi, bellissimi, dalle linee infinite e tecnicamente sorprendenti. Nel ruolo della madre, Alessandra Veronetti- prima ballerina del Teatro San Carlo- ha tirato fuori tutta la sua maturità espressiva di un personaggio che ha interpretato con grande verità. Ottimo lavoro anche per Edmondo Tucci nel ruolo del vecchio e per Salvatore Manzo,in quello del giovane, che ha sfoderato con molta sicurezza le sue linee mozzafiato. Il successo strepitoso era prevedibile perché la qualità di lavoro viaggia sempre su binari privilegiati.

L’orchestra, diretta dal maestro Hansjörg Albrecht, ha condiviso il successo con il coro, diretto da Salvatore Caputo e le quattro voci solistiche: Yuliya Poleshchuk, soprano; Francesca Russo Ermolli, mezzosoprano; Leonardo Cortellazzi, tenore e Masashi Mori, basso. Nel secondo cast si alterneranno Alessandro Macario e Anbeta Toromani con Roberta de Intinis, Raffaele de Martino e Carlo de Martino.

Uno spettacolo da non perdere.

Elisabetta Testa