Home Attualità “Moving with Pina”, una lettera d’amore per Pina Bausch

“Moving with Pina”, una lettera d’amore per Pina Bausch

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Ad aprire la sezione Danza del Napoli Teatro Festival quest’anno è Cristiana Morganti, con il suo “Moving with Pina”, una conferenza danzata, ideata dalla danzatrice e coreografa nel 2010. Un lavoro originale perché permette al pubblico di esplorare dall’interno l’universo creativo di una fuoriclasse come Pina Bausch. Lo spettacolo, dopo un assolo in lungo abito rosso, si trasforma senza soluzione di continuità in un tranquillo monologo dal tono confidenziale e spesso divertente. Comunicare da un palco sembra facilissimo. Cristiana Morganti, del resto, ha studiato voce e ricerca teatrale con gli attori dell’Odin Teatret di Eugenio Barba ed è anche professore invitato all’Accademia d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Tuttavia la sua bravura, per tutta la prima parte dello spettacolo, deve combattere con il fastidioso rumore degli aerei che passano di continuo sul cortile all’aperto del Madre, dove è stato organizzato l’evento. Combatte allegramente e con grande pazienza, a dire il vero, ma certamente avrebbe meritato migliore accoglienza.

E poi passa dalla parola alla danza e dalla danza alla parola senza problemi. E la danza, raccontata, spiegata, mostrata, agìta si presenta nuda: non è che un corpo in movimento, ma che movimento! Ogni più piccolo elemento di una posizione o di un passaggio è portatore di senso.  Cristiana Morganti ci accompagna in un meraviglioso viaggio di esplorazione e anche se, per chi si occupa di danza, molte cose sono già note, il fascino è totale. Sembra di vederla Pina Bausch, con l’onnipresente sigaretta, porre ai suoi danzatori le “domande”, più di cento per ogni spettacolo, alle quali si rispondeva con gesti, sequenze o parole, o tutte e tre le cose, per poi rivedere insieme, in sedute individuali, quanto elaborato. E gettare quasi tutto: “Bello…ma non è già visto?” oppure “Interessante…ma ne abbiamo proprio bisogno?”, diceva la maestra. Spesso quello che prendeva erano i gesti minimi. E le domande? Di tutto. Da “tua madre” a “sul prato foche anziché caprette”, a “cosa pensi quando non sai a che pensare”, “sospiro”, oppure “la parte del corpo che non ti piace”, e “tre modi per rubare”. Verosimilmente Pina Bausch lavorava su un argomento generale, ma i danzatori non ne erano a conoscenza. Del resto lei parlava pochissimo, odiava spiegare. Una volta chiese a Cristiana Morganti perché danzava visto che amava tanto parlare. E così, attraverso esempi e aneddoti, questo lavoro svela i retroscena della nascita di opere come “Le Sacre du Prinptemps”, “Cafè Müller”, “Kontakthof”, “Agua”, “Walzer”, tutti spettacoli di repertorio ai quali ha partecipato essendo stata fino al 2014 e per vent’anni danzatrice solista del Tanztheater Wuppertal.

Nel corso della “conferenza in movimento” vediamo come piccoli gesti infantili in un contesto diverso si trasformano in avvicinamento e seduzione, come si costruisce una sequenza mettendo insieme “scrivere il proprio nome con il corpo”, “strumenti musicali”, “un sospiro”, “il serpente”. E si vede come il rapporto tra le emozioni che il corpo trasmette e il movimento è di necessità. In altre parole determinati movimenti fanno salire e comunicano determinate emozioni. Se si vuole dare il senso dell’instabilità bisogna stare in una posizione instabile, ad esempio. Pina, ci racconta Morganti, voleva che il pubblico venisse con l’aspettativa di provare delle sensazioni e le sensazioni sono qualcosa di molto preciso. Non si raggiunge l’intensità voluta senza un lavoro instancabile e profondo. E ci mostra come cambia la sensazione di una posizione se se ne prende solo “la forma” invece di agirla, con tutte le tensioni e le resistenze del caso.

I costumi, la musica, la scenografia arrivavano sempre pochissimi giorni prima della premiere, perché Pina Bausch (ma non solo lei) voleva che la coreografia si reggesse da sola, fosse in se stessa già un lavoro di senso compiuto. E così, quando i danzatori si sono ritrovati con tutta quella terra sparsa sul palco ne “Le Sacre du Printemps”, dopo poco avevano le gambe pesanti, man mano la loro pelle cambiava colore, il suolo non solo era irregolare, ma si trasformava continuamente. E Morganti ricorda anche l’incanto dell’odore che la terra spandeva e che invadeva tutto il teatro.

Uno spettacolo insostituibile, diverso e affascinante, dove Cristiana Morganti mette in scena contemporaneamente il suo amore per la danza e quello per la sua maestra e che, come Pina stessa le ha insegnato, riesce a far provare agli spettatori quel medesimo amore.

Mara Fortuna

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