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“Mirror movements for J.S.Bach”: Fabrizio Varriale e il corpo come specchio

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“Mirror movements for J.S.Bach” è il titolo dell’ultimo lavoro del coreografo napoletano Fabrizio Varriale, andato in scena in prima assoluta il 30 marzo scorso, nell’ ambito di “Second Hand-Di Seconda Mano”, la storica rassegna, ideata e diretta da Gabriella Stazio per promuovere la coreografia d’autore e la creatività giovanile, giunta alla ventesima edizione. La rassegna quest’anno è stata inserita nella manifestazione “Se tutte le donne del mondo…”, ideata e promossa dalla Delegata del Sindaco alle Pari Opportunità, professoressa Simonetta Marino, per Marzo Donna 2019, e presenta una grande novità: prima delle performance serali gli artisti partecipanti tengono dei workshop, laboratori di danza pomeridiani, aperti a tutti. Il laboratorio tenuto da Fabrizio Varriale, in tema con la performance che lo ha seguito, si intitolava “Mirror awareness/Sentire-Agire”: largo uso di floor work e di lavoro di gruppo, abbandono alla percezione del proprio sentire, di cosa il “corpo vuole fare”, del portar a compimento l’azione che nasce dall’impulso interiore, uno spazio in cui i corpi quasi si fondono, perché si “sentono” e si aiutano l’un l’altro a disvelarsi. Come in uno specchio, appunto. Uno specchio che non serve a controllare la nostra “maschera”, il volto con il quale vogliamo presentarci al mondo, ma, all’opposto, a levarcela. Questo il tema del laboratorio, questo il concept del lavoro coreografico. In “Mirror movements for J.S. Bach”  Varriale ha costruito una struttura, un frame, serrato,in cui le danzatrici, come in un gioco di specchi, si guardano e si svelano. Un lavoro in cui certamente il direttore artistico di Danza Flux (centro internazionale di ricerca sul movimento e nuova danza di Napoli) fa confluire le sue variegate e significative esperienze, dalla danza contemporanea al Feldenkreis, allo yoga. Come afferma il coreografo, e come conferma Gabriella Stazio, nella chiacchierata post performance con il pubblico, in questi lavori al danzatore viene dato un grande spazio per l’espressione del sé e della propria creatività, spazio che spesso non viene preso del tutto, probabilmente per una sorta di “gabbia interiore” che ci portiamo dentro un po’ tutti e che ci rende difficile la piena espressione, la rottura di schemi mentali. Tuttavia una volta costruita la grammatica dello spettacolo ogni danzatrice ha scelto la sua qualità del movimento (che poi è l’anima del movimento stesso). Ne è risultata una coreografia intensa, coinvolgente, mirabilmente interpretata dalle sei danzatrici del Performing Arts Group – Compagnia Giovani Movimento Danza: Aiello Erika, Apreda Floriana, ferraro Maria Teresa, Gifuni Francesca ,Lomazzo Sara, Scognamillo Federica.

Mara Fortuna

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