Un grande armadio e una tavola: sono i simboli chiave della rilettura dei Carmina Burana di Mauro Astolfi. Fiore all’occhiello dello Spellbound Contemporary Ballet, lo spettacolo è da oltre nove anni sui palcoscenici di tutto il mondo ed ora è di nuovo in scena (il 20 dicembre a Volterra, il 21 a Firenze e il 9 gennaio a Bologna). Per l’occasione abbiamo intervistato il direttore artistico e coreografo della compagnia – tra le più interessanti ed apprezzate – che lo scorso anno ha festeggiato i suoi primi vent’anni di attività.
Maestro Astolfi, ritornano i Carmina Burana, ormai una sua opera cult, nel tempo rivisitata. Ci ricorda com’è nato questo balletto e cosa diversifica l’ultima versione dalle precedenti?
La visione rimane la stessa, quello che profondamente e radicalmente è cambiato sono le coreografie. Ho cercato di approfondire alcune atmosfere, di adattare e ridare una nuova vita a un lavoro molto importante per la compagnia. In qualche modo si è cercato di rivisitare dei momenti che erano fortemente caratterizzati dalla presenza di alcuni danzatori del passato e di ricreare un’atmosfera forte e profonda attraverso le personalità dei nuovi danzatori.

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Da poco lo Spellbound si è aggiudicato il Premio Tersicore come migliore compagnia di danza contemporanea. Secondo lei quali sono stati gli elementi che le hanno permesso di raccogliere in questi anni il riconoscimento di critica e pubblico?
Sicuramente aver cercato di reinventare ogni anno, ogni produzione, ogni singolo lavoro quasi riconsiderando tutto il percorso fatto fino a quel momento, in qualche modo non ”sedersi’ mai rispetto a un successo, una produzione apprezzata o acclamata dal pubblico, ma cercare di capire cosa fino a quel momento non è stato ancora fatto, non è stato ancora esplorato. Il successo è un concetto che riesco difficilmente a percepire, piuttosto il grande impegno, il grande interesse di tutti coloro che hanno preso parte all’operazione Spellbound. È qualcosa che esce fuori che comunica fortemente al pubblico, la forza di questo ensemble.
I primi vent’anni dello Spellbound: il momento più importante e quello più difficile per la compagnia.
Realmente non ci sono momenti più importanti, e non ci sono momenti più difficili, fare attività in Italia rappresenta un unico e grande eterno momento difficile. Potrebbe sembrare retorica ma ogni momento, ogni risultato raggiunto, non è da considerarsi più o meno importante di un altro.
La compagnia ha un calendario invernale fittissimo che abbraccia Italia, Stati Uniti, Spagna, Bielorussia, Germania, Inghilterra, Svezia e Canada. Il pubblico italiano si diversifica da quello degli altri Paesi? Non è il suo caso, ma in Italia soprattutto le compagnie emergenti faticano molto a riempire i teatri…
Certamente essere una compagnia emergente in questo periodo è un compito assai arduo e bisogna essere veramente animati da una passione e da una motivazione veramente ciclopiche per poter procedere. Il mio personale augurio per chi inizia è di imbarcarsi in questa avventura solo se si è concretamente animati dalla necessità di dire qualcosa. Purtroppo oggi in alcuni casi, neanche troppo isolati, cercare di fare “compagnia” è un fenomeno trendy e terribilmente di moda. Molto chic, ma presto si capisce quanto questa attività sia saggio considerarla solo se rappresenta una scelta consapevole.
Lei che è impegnato anche sul fronte dell’insegnamento, cosa ne pensa della mancanza in Italia di una regolamentazione per le scuole di danza?
Il problema è chi dovrebbe stabilire e regolare un sistema e un regolamento. Qualsiasi organismo, ente, associazione, comitato o quant’altro che operasse in Italia, e che avesse il potere di legiferare, agirebbe sempre e comunque in base alla sua personale interpretazione di cosa debba essere l’insegnamento. Sono totalmente sfiduciato rispetto alla possibilità che questo possa avvenire con lungimiranza e spirito puro in un contesto come il nostro.

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Quale consiglio si sente di dare ad un giovane danzatore?
Consiglio a un giovane danzatore di lavorare solo se profondamente appassionato e interessato nel comunicare parte di sé e della sua vita attraverso la danza. Ma di non cominciare neanche se lo studio viene subito finalizzato a una prospettiva professionale futura.
I suoi punti di riferimento artistici.
Tanti, chiunque abbia creatività e abbia dimostrato come concretamente applicarla nella danza.
Per chi le piacerebbe creare?
Per chi realmente fosse interessato al mio modo di coreografare.
La sua ultima creazione per Spellbound è “The Hesitation day”: ce ne parla?
Come la maggior parte dei lavori, anche quest’ultimo nasce da una forte suggestione, dalla necessità di ricreare attraverso il movimento un atmosfera forte. In questo caso parlo di come l’incapacità di decidere possa isolare la persona fino al punto di perdere la capacità di sapersi relazionare con gli altri. Chi non decide, suo malgrado, è sempre e comunque sotto la decisione e l’influenza di qualcun’altro.

Angela Lonardo