Katherine Crockett in Clytemnestra Foto di Hibbard Nash
Katherine Crockett in Clytemnestra
Foto di Hibbard Nash

NEW YORK – Si è concluso sabato, 22 marzo, il ciclo di spettacoli della Martha Graham Dance Company al City Center di New York. Una breve ma intensa 88esima stagione durante la quale, in quattro serate, sono stati eseguiti tre programmi racchiusi sotto il tema “Myth and Transformation”. In particolare, la serata di apertura e di gala del 19 marzo ha celebrato il legame tra Martha Graham e il mito greco, a cui molti dei suoi capolavori si sono ispirati. Il sipario si apre quindi sulle plastiche scenografie di Isamu Noguchi per il balletto Clytemnestra. Unico balletto a serata intera coreografato da Martha Graham, è stato riallestito da Linda Hodes, danzatrice del cast originale, e Janet Eilber, attuale direttrice artistica della compagnia. Clytemnestra (1958) si ispira alla trilogia Orestea di Eschilo e racconta, in una serie di flashback, le vicende sanguinose della Regina di Micene: il sacrificio della figlia Ifigenia per mano del marito Agamennone, il complotto dei figli Oreste ed Elettra per vendicare l’omicidio del padre Agamennone. Per aiutare il pubblico a comprendere l’azione svolta in scena, Janet Eilber si è avvalsa dell’utilizzo di soprattitoli ed ha inoltre tagliato intere frasi coreografiche in modo da ridurre la pièce ad un atto unico, pur non intaccandone la trama. La serata prosegue con Panorama (1935), eseguito dai danzatori della Graham 2, giovani talenti della Martha Graham School, e della Hellenic Dance Company, compagnia ospite. A conclusione, una prima mondiale del coreografo greco Andonis Foniadakis: Echo. Ispirato al mito di Narciso ed Eco, non ne racconta la storia, bensì rappresenta l’amore impossibile e la vanità della bellezza. La direzione artistica di Janet Eilber, negli anni, si è contraddistinta per la continua ricerca di modi nuovi di presentere il lavoro di Graham. Con l’obiettivo di non rendere un museo vivente la compagnia di danza moderna più antica al mondo, sperimenta e si avvicina al pubblico contemporaneo attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie e nuove creazioni ispirate al repertorio della compagnia. E, dopo quasi dieci anni di assenza da uno dei palcoscenici più prestigiosi e temuti di New York, ne si può festeggiare il ritorno su con una stagione di successo. Simona Ferrara