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Ancora un successo strepitoso per il Napoli Teatro Festival diretto da Luca de Fusco che ha il merito di avere portato a Napoli, tre anni fa, una delle migliori compagnie del mondo: la Vertigo Dance Company. Lo spettacolo Mana– in molte lingue della Melanesia e della Polinesia significa ‘forza sovrannaturale’- ha convinto proprio tutti grazie al coinvolgimento emotivo e alla bravura straordinaria dei danzatori. Noa Wertheim, coreografa di raro intuito e inventiva geniale, è una che sa come creare l’atmosfera giusta. In pochi secondi, nella Sala dei 500 del Museo di Pietrarsa- che lascia a bocca aperta per l’incanto magico a due passi dal mare, immersi in un pezzo di storia della nostra città – è andato in scena un rituale antico che trae ispirazione dallo Zohar, il Libro dello Splendore.

La coreografa israeliana, punta di diamante della danza contemporanea mondiale, si interroga sulla differenza tra il buio e la luce. Mana, riallestimento di una coreografia creata nel 2009, diventa dunque una sorta di viaggio filosofico e mistico che attraversa altri opposti: la linea e il cerchio, l’universo maschile e femminile, l’interno e l’esterno, la libertà e la prigionia. In uno spazio senza tempo, sempre mutevole- dove una grande casa mobile che rappresenta una linea di confine immaginaria diventa protagonista fino a cambiare totalmente la prospettiva nel finale- nove danzatori, complici un gioco di luci soffuse e la musica avvolgente di Ran Bagno, storico compositore della compagnia, danno il via ad un racconto emotivo che nasce dall’intensità espressiva di ciascuno degli interpreti. Partendo da un’unica struttura a spirale, ogni movimento racchiude in se l’energia sufficiente per autorigenerarsi, ogni volta in modo diverso perché il corpo umano, si sa, ha infinite possibilità di espressione. Perfetta l’alternanza di momenti di insieme, soli, duetti, o scene di gruppo in cui esce fuori tutta la particolarità del lavoro di Noa Wertheim, quella di saper fondere il lavoro coreografico nello spazio scenico, ampliato dalla fantasia, mettendo in evidenza di volta in volta simmetrie e asimmetrie in cui i danzatori appaiono e scompaiono sovrapponendosi o allontanandosi, creando linguaggi di comunicazione sempre nuovi. In un apparente disordine, che nasconde una precisione ed una cura dei minimi dettagli, Noa Wertheim ama forzare le forme tradizionali, spingendosi molto oltre e tornando così dalle azioni alle idee. Guardandoli muoversi con una totale padronanza del proprio corpo, modulando la qualità di movimento ora lento, languido, terribilmente sensuale, ora forte, scattante, potente, non si può  non notare che questi meravigliosi danzatori non sono semplici esecutori ma molto, molto di più. Seguendo le indicazioni coreografiche sono coinvolti nel processo di creazione, fanno proprio ogni gesto, rendendolo assolutamente unico. Nell’incontro aperto al pubblico, al Teatro Mercadante, Noa Wertheim ha detto:” Il mondo sarebbe perfetto se non si parlasse! Sono molto istintiva, sento ogni emozione dentro di me ma appena la esprimo a parole, perde valore, viene meno tutta l’intensità di una vita interiore ricca e sensibile. Bisognerebbe sviluppare di più l’intelligenza del cuore e poi connetterla con quella della mente. Come coreografa lavoro con la materia ma poi c’è anche lo spirito, fin da quando ero piccola ho sentito forte questa essenza. La nostra materia non è infinita, al termine della nostra vita ci ricongiungiamo col cielo.”

Forse è per questo che la sua danza è così bella.

Elisabetta Testa