Käfig, che significa gabbia, sia in tedesco che in arabo, è anche il titolo della pièce che il coreografo Mourad Merzouki presenta nel 1996 al concorso “Rencontres urbaines de la Villette” ne segue un grande riconoscimento da parte di pubblico e critica. Ma è il 1998 che vede l’esplosione della compagnia con Récital, strabiliante incontro tra l’hip hop ed un violinista classico, e che porta ad una tournée internazionale di tre anni in otre 40 paesi . Sarà la prima, ed ad oggi l’unica, creazione hip-hop ad essere annotata con il linguaggio Laban.
Dal 1996 Mourad Merzouki non smette di rinnovare il linguaggio dell’hip- hop provocandolo, sdoganandolo dal suo significato meramente sociale per portarlo sulla scena, con una grande diversità coreografica, scenografica ed estetica.
Käfig è, attualmente, una delle più importanti compagnie di hip-hop in Francia e s’impone per uno stile unico, nutrito di uno spirito d’apertura verso altri linguaggi coreografici ed artistici.
Lontano da tutti gli stereotipi sociali e senza rinnegare le proprie origini, la Compagnia ha permesso all’hip-hop di andare alla conquista di un pubblico eterogeneo, così come eterogenei sono tra loro gli stessi ballerini.
Un lavoro di ampio respiro che permette al coreografo di rivendicare, ad ogni pièce, la creazione di uno spettacolo totale.
Per “Luoghi del contemporaneo” ci sarà il 20 febbraio Cristiana Morganti, storica danzatrice della Compagnia di Pina Bausch, con un suo assolo dal titolo Jessica and me, un tu per tu con il proprio altro da sé, come possibile racconto di una carriera, autoritratto del backstage delle esperienze professionali.
Il 18 marzo, invece, ci sarà What is classic?, il progetto Choreographic collision. 
Questo spettacolo è il risultato del percorso di ricerca coreografica realizzato nell’ambito del Progetto Choreographic Collision 7 da tre giovani coreografi italiani, selezionati tramite bando, insieme al proprio nucleo di danzatori, quale opportunità di sperimentazione, ricerca, scambio, confronto e supporto alla produzione, per realizzare e presentare al pubblico un lavoro a tema specifico condotto a termine e perfezionato avvalendosi della collaborazione dell’equipe di Choreographic Collision. Il progetto nasce e si sviluppa a Venezia, attraversando Lugano, Vicenza, Milano, tra laboratori di teoria e drammaturgia tenuti da Stefano Tomassini e workshop pratici di composizione coreografica sotto la guida di docenti d’eccezione quali Marie Chouinard e Cristina Rizzo. Nel corso del Progetto la Fondazione Teatro Comunale di Vicenza ospita da domenica 10 a sabato 16 gennaio 2016 due residenze artistiche come completamento del percorso di ricerca. I due coreografi ospiti condivideranno il loro work in progress in uno “sharing” conclusivo aperto al pubblico nella serata di Sabato 16 Gennaio 2016 alle ore 18.00 per raccontare il processo di creazione dei lavori coreografici, prima della presentazione dell’esito finale al pubblico.
Choreographic Collision 7 è sostenuto da Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, Teatro Stabile del Veneto, Arteven, Teatro Fondamenta Nuove, MilanOltre Festival e LuganoInScena. 
Torna “Venus” in forma completa, la creazione del giovane performer Nicola Galli, che ha preso il via proprio sul palco del Comunale l’anno scorso durante il periodo di restituzione artistica. La ricerca da cui il lavoro del ferrarese Galli prende spunto, indaga il legame indissolubile dell’uomo con lo spazio e con il tempo, per giungere fino al pianeta Venere, dove sono rintracciati antichi segni vitali, immersi nell’atmosfera vulcanica e acida. Estratto da una composizione corale per 6 interpreti dal titolo “Tempesta/The Spirits”, il lavoro Solo from tempesta si configura intorno ad una figura cangiante, un corpo al maschile che mano a mano si disvela nella sua doppia natura tra il lirico ed il profano. L’azione è dinamica e l’energica presenza corporea in perpetuo movimento induce una forte e continua riconfigurazione dello spazio.E’ una creazione di Cristina Rizzo per la Compagnia Aterballetto. E-INK (1999-2015)uno spettacolo di Michele Di Stefano, riallestito per Aterballetto, interpretato da Damiano Artale, Philippe Kratz, è un duetto interamente scritto, fin nel minimo dettaglio, a tal punto da risultare parossistico e maniacale nella sua abbondanza di segni, ognuno dei quali risponde ad una logica ritmica differente. Il 6 maggio, invece, ci sarà lo spettacolo L.A.N.D where is my love di Daniele Ninarello: “Immergersi nella percezione dell’ambiente in ascolto con il proprio corpo, ridefinire i propri margini, espanderli, dando vita, attraverso la danza, a quei paesaggi mentali che sono lo spazio fra sé e gli altri. L’attenzione è portata a queste distanze, prossimità, a quei non-luoghi in cui ogni visione diventa recezione, percezione, proiezione, con il desiderio di scoprirvi bellezza. Il corpo e l’ambiente, in reciproca influenza, danno vita al paesaggio. Ciò che sta “fuori” assume i nostri colori e noi assumiamo i suoi. L’esperienza sensoriale e sensibile del corpo fa di noi un elemento compositivo nel carico campo di forze in cui si esercitano continui moti secondo attrazioni e repulsioni. In questo contesto percettivo, i corpi esplorano le possibili relazioni, lasciando emergere, nell’incontro con gli altri, stupore e meraviglia. In L.A.N.D., Local Area Network Development, il paesaggio è inteso come quel luogo che viene determinato dalle relazioni tra corpi; queste relazioni scaturiscono dalla percezione dei performers che abitano questa rete e che, contemporaneamente, la creano. Il corpo in movimento diventa strumento sensoriale, parte integrante del paesaggio che cambia e ne e’ a sua volta trasformato. Si parte dunque dalla consapevolezza che le nostre memorie fisiche generano pensieri, i nostri pensieri generano azioni. Queste azioni svelano luoghi che diventano paesaggi. E’ in questo contesto di continuo scambio tra ambiente e performer che si cerca e si crea bellezza. Dunque il tentativo diventa quello di svelare il complesso meccanismo di possibili relazioni tra i corpi danzanti, immersi e fautori del comune paesaggio che, al tempo stesso, muta. La polifonia, proposta qui come quadro astratto, si presenta al pubblico come il risultato delle relazioni di questi percorsi di corpi alla ricerca di stupore, creando una polifonia del “coesistere”.
Per gli appuntamenti della Stagione di Danza si svolge nel Foyer del Teatro alle ore 20 (e alle ore 17 per le seconde date) “L’incontro con la Danza”, una presentazione degli spettacoli curata da giornalisti e critici, studiosi per introdurre gli spettatori ai diversi generi, luoghi e stili dell’arte coreutica.

Per info: www.tcvi.it