NAPOLI – Il teatro di San Carlo, in sinergia con il teatro Bellini, daranno vita, da martedì 10 aprile, ad uno spettacolo multimediale incentrato sul capolavoro di Giovanni Boccaccio, L’ultimo Decamerone. Drammaturgia, danza e musica saranno uniti con un segnale di innovazione nella riproposta di un testo così ampio e complesso che ha posto non poche problematiche all’autore. Stefano Massini, giovane e multipremiato drammaturgo (Premio Campiello, Premio Letterario Mondello, Premio Vittorio De Sica, tutti nel 2017), ha individuato dieci nuclei narrativi che racchiudono i personaggi e gli eventi principali delle cento novelle di Boccaccio inserite in un’epoca atemporale in cui il senso della narrazione è stato sconvolto dal lungo tempo di isolamento dei protagonisti.

A me premeva soprattutto indagare il formidabile valore di riflessione di Boccaccio, antico e modernissimo, sull’urgenza del narrare, sul ruolo del narrare e sui meccanismi del narrare. Oggi viviamo in una società che è continuamente bombardata di storie, pensiamo, per esempio, quanto il web e i social network entrino continuamente nella nostra vita, con un intrecciarsi di narrazioni multiple, narrazioni istantanee come le fotografie o narrazioni per immagini come i video. E noi, immersi in questo grande mare di storie superflue, molto spesso, perdiamo il senso della narrazione.

Il regista Gabriele Russo ha scelto di affidare l’interpretazione a sette attrici che, nella loro affabulazione e azione scenica, sintetizzeranno anche i personaggi maschili presenti nel testo: Angela De Matteo, Maria Laila Fernandez, Crescenza Guarnieri, Antonella Romano, Paola Sambo, Camilla Semino Favro e Chiara Stoppa.

Ho scelto il punto di vista femminile perché spesso, anche nell’originale, gli uomini non sono sempre personaggi positivi. Nel lavoro, come nella vita , sono circondato da donne. Anche la produzione di questo spettacolo, oltre le attrici, ha molte autrici donne come la costumista Giusi Giustino. Il linguaggio scelto non è quello di Boccaccio ma è una commistione poetica. Con Massini ci siamo chiesti quali fossero le ragioni, valide ancora oggi, per cui Boccaccio scrisse il Decameron. Perchè qualcuno dovrebbe chiudersi in un casolare di campagna e mettersi a raccontare favole? Da cosa fugge? All’epoca, dalla peste, ed oggi? E’ stato molto importante trovare in un’istituzione come il teatro di San Carlo, la disponibilità a creare collaborazioni con spirito di apertura e curiosità.

All’interno dello spettacolo la danza, interpretata dal Corpo di Ballo del teatro di San Carlo, avrà un importante ruolo di sottotesto e collegamento tra i brani. Il coreografo Edmondo Tucci, primo ballerino della compagnia, ha raccontato che è stata una vera emozione ed esperienza collaborare con il regista Gabriele Russo e con il musicista Nello Mallardo, in uno spirito di creazione condivisa in cui anche la musica è spesso nata da improvvisazioni al brano durante le prove con i danzatori.

La disponibilità dei ballerini della compagnia, abituati ad un linguaggio accademico, è stata grande e credo che insieme abbiamo vissuto un’importante momento di crescita artistica.

Le scene, realizzate da Roberto Crea, e i costumi, ideati da Giusi Giustino, sono ispirati all’opera di Alberto Burri, scelto per dare una collocazione atemporale allo spettacolo

I costumi, ha spigato l’autrice, devono essere essenziali e, con pochi pezzi, capaci di connotare i diversi personaggi in quanto le attrici compiono delle vere e proprie trasformazioni.

Lo spettacolo verrà replicato per tutto il mese di aprile al Teatro Bellini e sancisce un importante momento di progettualità condivisa tra importanti istituzioni cittadine, ricordando che spesso, nel percorso dell’evoluzione dei generi teatrali, i principali momenti di innovazione sono nati dalla commistione dei diversi linguaggi espressivi, cooperanti tra loro grazie alla giusta collaborazione tra i creatori.

Roberta Albano

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