Riceviamo da Roberta Bignardi, che ringraziamo, un ricordo di Elisabetta Terabust che parla in prima persona in una intervista/testimonianza a firma di Vittoria Ottolenghi apparsa  il 2 dicembre 2015  su Il Mattino.

 Ed è proprio con le sue stesse parole che voglio ricordare Elisabetta Terabust, tratte da una intervista del 2005 rilasciata alla Ottolenghi: la sua attenzione si soffermava sulla difficile situazione economica degli Enti Lirici, dalla quale affiora il grande insegnamento che Elisabetta ci ha lasciato e l’amore per un’altra sua grande città, Napoli.” Roberta Bignardi

 

Il Mattino – 2 dicembre 2015    

L’Opinione della Direttrice del Ballo

È troppo facile seguire la tendenza consueta, ormai, negli Enti lirici, che, a poco a poco, si liberano dei loro corpi di ballo e relativi problemi, spesso con fin troppa disinvoltura. Noi dobbiamo lottare. Dobbiamo cambiare certe cose, certamente. Perché cambiano i tempi e cambia la cultura. Dobbiamo inventarci nuove soluzioni, nuove norme, nuovi criteri di gestione della compagnia di ballo. Ma non chiudere. Non cedere. I ballerini non lo meritano.

Sono meravigliosi, vi assicuro, i ballerini napoletani: mi è piaciuto subito il loro impegno profondo, la loro voglia di fare, il loro calore umano e professionale. Sono stati per tanto tempo feriti nella loro dignità, perché si dava loro così poco da fare. Insieme, magari al Teatro Politeama, e senza orchestra “dal vivo”, abbiamo realizzato per il San Carlo, spettacoli bellissimi – per esempio, due anni fa “Lo Schiaccianoci” di Derek Deane e quest’anno “Bar Moon” di Fabrizio Monteverde. Certo. Per fare un grande balletto al San Carlo, ci vogliono molti aggiunti, perché i nostri ballerini stabili sono soltanto 36. Ma quanto ne varrebbe la pena! Avremmo già le coreografie, tanti bellissimi costumi, e tanta voglia di dare il meglio di noi stessi al nostro pubblico legittimo. Concludo dichiarando che le doti che amo in tutti loro sono, in fondo, le stesse doti che amo in questa città: la quintessenza del sud, della sua anima e del suo cuore pieno di sole, di estro, di generosità. Voglio stare con loro: sono la mia famiglia. E voglio stare a Napoli: è la mia casa.

Elisabetta Terabust