Roberto Bolle ha 42 anni e per un ballerino è un’età durissima per mantenersi in forma, complimenti al nostro ballerino più celebre per mantenere il suo fisico all’altezza delle sue meravigliose esibizioni con enormi sacrifici! Evidentemente, però, questo impegno l’ha tenuto lontano dalla vita della danza italiana di questi anni, impegnato ad allenarsi alla Scala e a ballare in giro per il mondo. In questi anni hanno chiuso la compagnia fiorentina  del MaggioDanza nel 2013 ed a settembre scorso quella dell’Arena di Verona. L’opinione pubblica ha ignorato queste eutanasie culturali e solo sul web, nei blog e sui siti degli appassionati di danza, si è urlato allo scandalo. Roberto Bolle fino ad ieri ha taciuto. Si è risvegliato alle soglie dei suoi prossimi spettacoli  a Caracalla, tre serate, e a Spoleto, a Firenze, Verona e Santa Margherita di Pula (Ca),  in un’intervista rilasciata a Repubblica. Insomma nel momento in cui va a danzare sulle ceneri delle compagnie andate in fumo, ha sentito il dovere di piangere sul latte versato: per lui Firenze e Verona sono in visibilio, per i suoi colleghi licenziati, no. Ma questo si può anche capire e comprendere, la vita del ballerino ti impegna allo stremo, e ti fa vivere fuori dal mondo. E’ singolare che in questa intervista sul cartaceo Bolle dica: Non sono due. E’ che oggi solo Milano e Roma, la Scala e l’Opera, possono dire di avere delle compagnie vere. La maggior parte delle altre fondazioni liriche, Bologna, Venezia, Torino si sono impoverite.

Ma scusi signor Bolle le fondazioni da Lei citate non hanno corpi di ballo da oltre venti anni mentre al Sud, a Napoli e Palermo (ha presente?) ci sono due compagnie che con enorme dignità, lungimiranza gestionale e talento di giovani ballerini, stanno offrendo al loro pubblico stagioni interessanti ed applaudite. Il Teatro Massimo di Palermo con Marco Bellone, coordinatore del corpo di ballo,  in questi mesi ha messo in scena  Lo Schiaccianoci, Kylian, Inger, Levaggi che allestirà anche una nuova Bella Addormentata in autunno e tra poco realizzerà una  Giselle con la  Zacharova.

Giuseppe Picone, da un anno alla guida del Corpo di ballo del Teatro di San Carlo di Napoli, ha allestito una stagione con ben sette titoli di danza, Omaggio a Carla Fracci, Gala di danza, Schiaccianoci, Cenerentola,  Alice in wonderlan,  a luglio Serata Roland Petit e nel prossimo settembre Zorba il greco. La compagnia ha espresso giovani solisti che si sono esibiti in Gala internazionali ed ha appena compiuto due tournèe acclamatissime a Singapore e a Granada. E’ quindi grave che Bolle se ne sia dimenticato… forse perché non andrà in Sicilia o a Napoli con i suoi Bolle and Friends? Crediamo di no, sarebbe malevole pensarlo, infatti nel blog di Anna Bandettini, autrice dell’intervista,  la dichiarazione è stata corretta in questo modo: Non sono due. È che oggi solo Milano e Roma, la Scala e l’Opera, possono dire di avere delle compagnie vere: Bologna, Venezia, Torino sono state chiuse da tanti anni, mentre Palermo e Napoli si stanno progressivamente impoverendo riducendo gli organici.

Visto?? La verità è che il povero Roberto è veramente troppo impegnato a mantenere la disciplina del proprio straordinario corpo, nonostante i dolori, e le fatiche, per cui gli era sfuggita la geografia delle compagnie di danza italiane. A questo punto, onde evitare altre improvvide affermazioni da rettificare in un secondo momento, vorremmo ricordare a Bolle che la Scala di Milano percepisce la quota più alta in Italia delle sovvenzioni statali stabilite dal Fondo Unico dello Spettacolo, e che l’Opera di Roma, la cui situazione finanziaria è tragica, percepisce oltre alla quota Fus, un’inspiegabile finanziamento dal Comune di Roma che ammonta a 12 milioni di euro a fronte degli 800,000 che riceve dal proprio Comune il San Carlo di Napoli. Sarà per questo motivo che possono ancora permettersi delle compagnie più numerose…

Gli operatori della danza dovrebbero unirsi e collaborare con consapevolezza per il  bene comune, superare eventuali gelosie e lavorare insieme per  la salvaguardia delle professionalità, dei giovani che saranno le star del futuro, per la valorizzazione di una cultura centenaria che in Italia è nata nel Rinascimento per poi irradiarsi in tutto il mondo.

Roberta Albano

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