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E’ stato il ruolo che più di ogni altro l’ha lanciato nel mondo della danza.

Rudolf Nureyev: IL corsaro. A torso nudo, con una tecnica strabiliante, grinta da vendere e un carisma unico- tanto da lasciare un segno indelebile- conquistò le platee dell’intero pianeta, diventando leggenda.

Un fuoco allo stato puro che arde ancora, nei ricordi, nei vecchi filmati, nel cuore di chi l’ha amato profondamente. Rudolf, per sempre.

Finalmente anche il Teatro San Carlo ha avuto il suo “Le Corsaire”, mai rappresentato prima.

Grande balletto del repertorio classico, famoso per la difficoltà tecnica, è quasi sempre portato in scena nei suoi brani più celebri, a partire dal pas de deux, e poi il pas d’esclave, le jardin animée, il pas de trois delle odalische.

La trama complicata- continui i cambi di scena con numerosi siparietti- rende poco scorrevole e continua l’azione scenica, in questa versione ristretta a due atti anziché tre.

L’edizione presentata dalla compagnia del Teatro San Carlo, diretta da Alessandra Panzavolta, firmata dal russo Aleksej Fadeečev e ripresa nell’allestimento del Teatro dell’Opera di Roma, è molto sontuosa e ricca di particolari di ogni genere. Grazie ai meravigliosi costumi di Francesco Zito- che ha creato anche le scene- dai colori sgargianti e dalle mille sfumature ogni volta con grande inventiva, si ha la sensazione di essere parte della storia. Una storia romantica ed esotica, seguendo il gusto dell’epoca, turbolenta nella sua genesi e nell’intreccio.

Tratta dal poema di Lord Byron, su musica di Adolphe Adam, Léo Delibes, Riccardo Drigo e Cesare Pugni- diretta dal maestro Aleksej Bogorad- la vicenda del corsaro Conrad innamorato di Medora è andata in scena per la prima volta all’Opéra di Parigi nel 1856 e da allora tra naufragi, rapimenti, duelli, tesori contesi, danze conturbanti, harem, odalische, amori, gelosie e giardini incantati, non ha mai smesso di affascinare. In questa versione tanto attesa il primo tempo si è rivelato decisamente più interessante del secondo, in cui la musica (al di là del famoso passo a due rielaborato in passo a tre, come a volte avviene, con Medora, Conrad e Legrange) diventa meno coinvolgente e le sequenze più frammentate. Enorme il lavoro del corpo di ballo che nelle scene d’insieme conquista per la serietà di lavoro e per la selezione di un numero sempre maggiore di bellissimi e bravissimi elementi come Anna Chiara Amirante, Sara Sancamillo, Luisa Ieluzzi, Claudia d’Antonio, Ertugrel Gjoni, Alessandro Staiano, Stanislao Capissi, Salvatore Manzo (quasi tutti provenienti dalla Scuola di Ballo diretta da Anna Razzi) a cui si aggiungono Carlo de Martino, Candida Sorrentino, Margot Provenzano e Luana Damiano, forti nella tecnica. Ottima prova di Alessandro Macario, primo ballerino ospite del Teatro San Carlo e beniamino del pubblico napoletano, che nel ruolo dell’ufficiale Legrange ha sfoderato sicurezza e precisione tecnica, come sempre. Molto incisiva la presenza di Raffaele de Martino, nel ruolo di Ali, che ha conquistato proprio tutti per la grinta e la forza espressiva.

Un passo indietro sui due protagonisti Maria Aleksandrova (Medora) e Aleksandr Volčkov (Conrad) primi ballerini del Teatro Bolscioi di Mosca, che, va detto, hanno ballato senza soluzione di continuità in passi a due, assoli, momenti d’insieme. Bravi tecnicamente- venendo da una delle migliori scuole del mondo l’aspettativa è decisamente molto alta- ma senza fascino, con poca interiorità e in più, per la protagonista femminile, con una mancanza totale di leggerezza.

Nel secondo cast se ne vedranno delle belle: Rolando Sarabia, cubano, pluripremiato in giro per il mondo per la sua tecnica sfolgorante e la grande personalità e Jurgita Dronina, russa, molto versatile, che a San Pietroburgo ha vinto un premio come “danzatrice più espressiva”.

Elisabetta Testa