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Che cosa hanno in comune un calabrese e un lombardo? (e non è l’inizio di una barzelletta) Sono entrambi italiani, possono vedere alla televisione gli stessi programmi, vanno a votare nello stesso momento quando ci sono le elezioni. Ma al di là di questo, le loro vite divergono in maniera sostanziale. Con l’ aiuto dell’ ultima pubblicazione dell’ Istat, “Le regioni in cifre”, è possibile delineare un quadro di queste due aree che possono essere prese come esempio dello storico steccato che divide il Nord dal Sud. Che esistessero due Italie, una opulenta e appagata del Centro-nord e una povera e insoddisfatta del Sud, non lo si scopre certo adesso.

Questo articolo apparso su La Repubblica a firma di Adriano Bonafede è del 15 maggio del 1987, ma potrebbe essere stato scritto ieri, domani, come un secolo fa. Sono ormai anni che l’Istat – Istituto Nazionale di Statistica – nel suo rapporto annuale ci dice che esistono Due Italie.  Secondo le previsioni Istat di aprile 2017, nel 2065 il Centro-nord accoglierebbe il 71% di residenti contro il 66% di oggiIl Mezzogiorno invece arriverebbe ad accoglierne il 29% contro il 34% attuale. Il Sud sarà spopolato, desertificato, disboscato, e forse potremmo utilizzarlo per farne una discarica a cielo aperto.

...il caso italiano presenta una specificità che lo rende unico nel quadro dell’Europa occidentale: la presenza di diseguaglianze sociali rispetto ad una serie di diritti sociali, basata non solo su caratteristiche socio-economiche della persona (il genere,l’età, la nazionalità e la classe sociale), ma anche , e per certi versi soprattutto, sul luogo di residenza…….è difficile trovare un altro luogo dell’Europa occidentale dove l’esigibilità di molti diritti sociali all’interno di un paese sia così strettamente associata al luogo di residenza, ed elemento anche più preoccupante, al livello di sviluppo economico dell’area in cui si vive……Se si considerano una serie di dati ed informazioni in merito ad alcuni dei principali servizi di welfare, l’impressione forte che si ricava è, infatti, che il nostro paese abbia accettato e consideri normale una tale differenza nell’esigibilità di diritti sociali da far parlare di “Due Italie” piuttosto che un unico Stato: una del Centro-Nord, con maggiore diffusione (e performance) dei servizi di welfare pubblici; una del Mezzogiorno, in forte ritardo. (*)

Insomma se nasci nel Sud Italia l’esigibilità dei tuoi diritti sociali come l’istruzione, l’educazione, la cultura, la sanità, non sono  dei diritti, ma ti stanno facendo un piacere. E se te lo fanno, lo fanno anche di malavoglia, in ritardo, in maniera precaria, imprecisa, senza una chiara progettazione e programmazione. Se in altri paesi il sistema del welfare cerca di controbilanciare i possibili fallimenti o carenze dei meccanismi di mercato, in Italia il riequilibrio territoriale si fa così: gli asili si costruiscono dove ci sono già. E così con la cultura, l’arte, lo spettacolo o gli ospedali. Chi non ha il pane ci è abituato, inutile sprecare tempo e risorse. A chi già ce l’ha già , diamogli le brioche. 

Se sei voluto nascere al Sud in fondo è colpa tua, quindi fai qualcosa. Fai la valigia.

La mobilità degli artisti, la mobilità dei ricercatori, la mobilità di chiunque rivolga il suo sguardo alla sperimentazione , o per chiunque lo faccia solo perchè gli piace o per motivi personali,  è un diritto, è crescita, è conoscenza, è confronto, è libertà di essere ed esistere ovunque, non può divenire un obbligo per poter sopravvivere. In Italia la mobilità e la mobilità degli artisti segue un senso unico , in uscita, e nella maggior parte dei casi somiglia più ad una emigrazione. E’ una mobilità ” forzata “ di giovani talenti e dei meno giovani che seminano in altri paesi creatività, abilità ,competenze che non riescono più a transitare nuovamente nel nostro paese, per rinnovare il sistema. E’ una perdita, una emorragia di valori e qualità. E se una metà dei giovani che lasciano l’Italia non ha intenzione di rientrare, il dato sorprendente è che l’altra metà tornerebbe volentieri, ma non può (Rapporto Istat Noi Italia – 2014). Inoltre è il saldo della mobilità che è in negativo. Ovvero la percentuale di quanti si spostano all’estero per esprimere il proprio talento è molto maggiore degli stranieri che vengono nel nostro paese a condividere abilità e competenze.Il Sud del paese quindi è doppiamente in perdita perchè non c’è reciprocità in questo processo tra Nord e Sud come con c’è tra l’Italia e l’estero. Se tra i giovani laureati del Nord il tasso di occupazione è del 52, 5 %, al Sud è del 35 % , ovvero 17 punti percentuali di differenza (fonte Almalaurea 2014). La diseguaglianza si ripercuote in ogni ambito e per un giovane nato nel Mezzogiorno è estremamente più difficile essere partecipe ai processi di formazione, ricambio generazionale, mobilità, opportunità di lavoro.

Qui non si vuole sostenere che per un artista italiano (un laureato, uno studente, un operaio, un imprenditore)  che risiede, lavora nel Nord del paese sia tutto semplice e scontato, che la vita sia una piacevole passeggiata verso un futuro luminoso sbocconcellando brioche , solo vorremmo evidenziare che ogni problema che affligge il nostro paese, e non sono pochi in ogni ambito produttivo e creativo, al Sud è il doppio, il triplo. Si amplifica,si sedimenta, si incancrenisce nella certezza che la Questione Meridionale non si risolverà mai e che ci siamo avviati verso lo spopolamento del Sud Italia, semplicemente perchè è divenuto invivibile. O questo potrebbe essere un modo per risolverla una volta per tutte. L’Italia, a conferma del suo estro e della sua genialità, ha trovato la sua originalissima ricetta per risolvere l’annosa questione meridionale: svuotare del tutto il Mezzogiorno d’Italia di modo che, sparendo i meridionali sparirà, una volta e per sempre, anche questa maledettissima questione meridionale.(**)

E nella danza? Cosa succede alla Cenerentola dello spettacolo dal vivo che non trova mai la sua scarpina? (eh si perchè poi alla fine Cenerentola, quella vera , il principe se lo sposa).Quali sono le percentuali sull’occupazione ? o sull’incremento del pubblico? Quali le differenze tra Nord e Sud?

Bho. Il dato è che i dati non ci sono. La danza è talmente importante in Italia che non è sottoposta a nessun rilevamento statistico dall’Istat .Nel capitolo riguardante Cultura e Tempo Libero troviamo dati su cinema, libri, musei, teatro, musica, luoghi da ballo (discoteche, balere). La danza no. Forse perchè è un fenomeno talmente irrilevante che non può essere rilevato. E se la infilassimo nel capitolo su Salute e Sanità, andrebbe meglio?

La tesi sull’esistenza di una Questione Meridionale della Danza si basa sostanzialmente su due punti ovvi e banali.Il primo punto è che se esiste una Questione Meridionale per la  sanità, l’istruzione, il welfare, naturalmente esiste anche per la cultura, l’arte, lo spettacolo, la danza. Il secondo è dato dal percepito, dal vissuto di chi , pochi, ancora popola questo territorio. Ovvero la quotidianità. In linea di massima, salvo le dovute eccezioni, tra un coreografo, una Compagnia, un danzatore del Sud ed uno del Nord è certamente meglio uno del Nord. Tra uno italiano all’estero ed uno che vive in Italia è sicuramente più bravo quello che si è trasferito all’estero. Tra uno straniero mediocre e semisconosciuto ed un italiano bravo, è meglio uno straniero. Tra una Compagnia già presentata nelle precedenti edizioni/stagioni ed una new entry, meglio quella che è già stata programmata in passato.Tra una Compagnia che gira meno ed una che gira di più, meglio quella che gira di più. (I motivi per cui gira di più? Non importa) Il problema è come fare a girare di più se è proprio questo il motivo per cui non giri. Come fare a farsi conoscere se nessuno ti conosce e più nessuno ti conosce, più non giri? I cartelloni italiani confermano quasi sempre queste argomentazioni da bar della domenica. E questo in tutta Italia, MA al SUD DI PIU’. Inoltre secondo la famosa frase Nemo propheta in patria, sono proprio gli operatori che operano al Sud/del Sud che non ne supportano gli artisti. Una discriminazione dentro la discriminazione. Forse una Compagnia, un coreografo, un danzatore straniero ovvero del Nord come del resto del mondo, fa più chic. Oppure ci hanno convito. Ormai ci deprezziamo da soli.

Proseguendo nell’analisi dei dati disponibili , quelli della Siae stupiscono per la loro contraddittorietà. Infatti allo sbigliettamento della danza, o l’affluenza del pubblico, alla sezione Balletto sono accorpati, senza distinzione,i saggi di danza con gli spettacoli di danza. Come a dire che il professionismo non esiste. O che i saggi sono degli spettacoli di professionisti. O che per dare una certa visibilità al fenomeno meglio accorpare i dati. E comunque la Lombardia è la prima regione per numero di spettacoli (compresi i saggi) 1.324, seguita da Emilia- Romagna e poi Toscana, mentre le ultime tre sono Calabria, Basilica e Molise con 8 spettacoli in totale. Il volume di affari prodotto nel Centro – Nord è pari a 30.395.625,59 euro contro i 6.377.380,02 euro del Sud e le Isole. Il dato interessante evidenziato dalla SIAE in tutta Italia nel 2015 è che la danza ha avuto un andamento contraddittorio. Mentre sono aumentati gli indicatori dell’offerta degli spettacoli + 12,55% ed il numero di spettatori + 2,30 , diminuiscono gli indicatori economici con un volume di affari di – 3,80% e la spesa del pubblico di – 5,87%. Insomma il pubblico è aumentato perchè i biglietti costano meno e di conseguenza diminuisce anche l’incasso o forse si fanno più saggi.

I dati 2015 del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali per l’assegnazione del FUS – Fondo Unico Spettacolo relativamente alla danza, ci dicono che al Nord e Centro Italia accedono ai contributi ministeriali 14 regioni per un totale di 116 soggetti. Di contro nel Sud Italia ed Isole accedono 4 regioni per un totale di 23 soggetti.

I soggetti del Lazio ricevono il numero più alto di contributi e l’importo maggiore : 24 contributi e 2.072.702,00 euro. Poi la Toscana con 21 soggetti, l’EmiliaRomagna con 15, la Lombardia con 14, il Piemonte ed il Veneto con 11.I beneficiari di Lazio, Emilia- Romagna, Toscana e Piemonte ricevono complessivamente il 64% del contributo assegnato dal FUS per il 2015 alle attività di danza.Tre le regioni italiane senza soggetti beneficiari di contributo FUS 2015 : Basilicata, Calabria, Molise.

La secessione in Italia è stata fatta. Una secessione economica, legata alle opportunità di studio e lavoro, legata alla crescita, alla mobilità, all’accesso. Una secessione subdola e strisciante che si è insinuata e morde il sistema – paese, dato che il PIL pro capite al Nord è il doppio che al Sud.

Esiste una Questione Meridionale della Danza? Si. Sapevatelo.

Gabriella Stazio

 

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Fonti :

Marshall non abita in Sud Italia ? di Emmanuele Pavolini – eticaecomonia.it – 15 settembre 2014 (*)

Almalaurea.it

Istat – Rapporti annuali dal 2014

Siae – Annuario dello spettacolo  2015

Mibact – 2015

I Nuovi Vespri – 26 aprile 2017 (**)

Foto

Cenerentola – Svetlana Zakharova – foto di Mac Haegeman

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