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Apriamo un nuovo luogo di incontro e di dibattito per ospitare un tema importante come quello della Questione Meridionale della Danza, in cui poter pubblicare i contributi di quanti, operatori ed artisti, desiderino confrontarsi su questo argomento.  Continuiamo con la riflessione di Chiara Alborino, Danzatrice, insegnante e coreografa, dal 2006 co-direttrice artistica della Compagnia Danza Flux con Fabrizio Varriale

La Questione Meridionale della Danza  

“Se intendiamo con la parola “sistema” l’insieme delle associazioni, organizzazioni, operatori ed artisti, insomma tutti i soggetti che si occupano di danza nel sud Italia, allora è palese che ciò che fino ad ora ha maggiormente caratterizzato il nostro sud è l’assenza di sinergia che dovrebbe essere alla base di una rete di cooperazione.

Siamo ad oggi ancora lontani da un tipo di pratica culturale che ci permetta di passare dalla teoria alla realizzazione concreta di determinati obiettivi comuni.
Ma più che soffermarmi sulle differenze tra nord e sud, mi focalizzerei sulle questioni comuni alla danza italiana, in particolar modo mi riferisco alla danza contemporanea cosi detta di “ricerca”.

Nella mia esperienza personale come danzatrice e coreografa contemporanea ho toccato con mano tutte le osticità del caso che la scelta di un percorso artistico pone dinanzi a chi ha l’ambizione di fare della danza la propria professione.

Nel 2006 ho fondato la Compagnia Danza Flux insieme al danzatore e coreografo Fabrizio Varriale. Il nostro percorso, nella scelta di vivere a Napoli, è fatto di dedizione e lavoro in sala, coreografia, relazioni artistiche.

La nostra scelta è stata poi quella di aprire un centro coreografico, data la necessità di avere uno spazio dove dedicarci alla formazione in qualità di insegnanti e alla creazione in qualità di coreografi. Pur non essendo una compagnia ministeriale abbiamo partecipato a Festival come Ammutinamenti (Ravenna) vincendo per tre anni consecutivi il bando Anticorpi xl, a Teatri di Vetro, Danzalborde in Cile (solo per citarne alcuni) ed abbiamo stretto collaborazioni con Francia, Canada e Sud America attraverso l’autofinanziamento ed il supporto di enti stranieri, nella totale indifferenza ed assenza da parte delle istituzioni locali.

La Compagnia Danza Flux ha dato fino ad ora un considerevole contributo alla diffusione della danza contemporanea e della coreografia, e non ultimo abbiamo ideato un festival dedicato alla danza contemporanea italiana presso il teatro Bolivar di Napoli nell’anno 2016/17.

Attualmente il nostro percorso è sempre più radicato ed orientato alla creazione coreografica, il nostro ruolo si svolge in sala, nella ricerca e in scena.

In questi anni abbiamo riscontrato che per quanto concerne la formazione nel sud, il livello di preparazione che offriamo ed offrono le nostre scuole di danza è molto buono e i nostri danzatori sono molto motivati, nonostante le poche possibilità di sbocco lavorativo che vi si trovano. E’ pur vero che se molte scuole aprissero i propri orizzonti a quello che è la cultura della danza europea e si aggiornassero, il livello tecnico e qualitativo dei danzatori del sud avanzerebbe ulteriormente.

Per quanto riguarda la produzione, sappiamo bene che produrre uno spettacolo di danza richiede dei mezzi organizzativi ed economici e dati i requisiti legislativi che rendono inaccessibili i fondi alla maggioranza delle compagnie, diviene necessario richiedere il sostegno da parte delle strutture che già ne usufruiscono oppure in alternativa occorre accontentarsi dell’ospitalità e delle offerte esigue di cachet da parte di singoli teatri ed iniziative sporadiche e molto spesso non inclusive.
Molti, troppi danzatori preferiscono andare via dal sud per le poche opportunità lavorative e raramente rischiano di fondare delle compagnie ed avventurarsi in un mare di burocrazia scevro da qualsivolglia spinta artistica.

Sebbene molti dei circuiti e festival del nord agiscano in ogni caso mossi dalla spinta che fa si che la macchina burocratica in qualche modo funzioni, dunque apparentemente la situazione ci appaia più dinamica dal punto di vista delle possibilità che si offrono agli ambiziosi aspiranti coreografi, di fatto l’azione culturale resta non inclusiva al nord come al sud, per cui conosco molti colleghi che nonostante il proprio percorso artistico sia riconoscibile sono costretti comunque ad emigrare in cerca di fortuna all’estero, non accontentandosi di vetrine, contentini (mi riferisco a paghe esigue anche da parte di festival che gestiscono lauti fondi e poche opportunità).

Per quanto riguarda la riflessione sulla questione meridionale, se pure esiste non credo che riguardi ovviamente il piano artistico bensì il piano organizzativo.

Credo che nel sud occorrerebbe fare realmente sistema e ciò richiederebbe sicuramente uno sforzo maggiore da parte di tutti sia per quanto riguarda il restituire un valore etico e sociale a questa meravigliosa arte, dunque occorrerebbe ripartire dal riconoscimento del percorso artistico di una persona attraverso un monitoraggio criteriato sia per quanto riguarda un piano economico: perchè per esempio non predisporre dei fondi specifici per le compagnie non ministeriali? intendendo per produzione non ricevere meramente un supporto fiscale ai fini contributivi ma dei veri e propri budget che consentano ai coreografi di dedicarsi alla creazione. Occorrerebbe poi domandarsi chi riconosce chi e cosa? Secondo quale criterio sia definibile un percorso artistico rispetto ad un altro. A questo proposito una questione importante è l’attuazione di un principio di inclusività che tenga conto si dell’incentivare i giovani ma senza escludere la generazione over 35.”

 

Chiara Alborino

Danzatrice, insegnante e coreografa, dal 2006 co-direttrice artistica della Compagnia Danza Flux con Fabrizio Varriale 

 

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