Il tono di voce è gentile, suadente. Non tradisce neanche per un attimo le novanta primavere. E man mano che va avanti la conversazione, diventa sempre più determinata. La stanchezza di un lungo viaggio sembra non aver alcun peso su una donna a dir poco “pasionaria”, che, preceduta dalla sua fama , è abituata a lavorare da sempre. Non a caso nel suo nome racchiude il successo di un’intera isola, piccola eppure immensa nel mondo della danza: Cuba.

Tra mille ricordi- non ultimo il suo incontro con Mikhail Fokine con il quale ha avuto la fortuna di lavorare per “Le Silfidi”- in un clima sereno, nella più assoluta semplicità che contraddistingue i veri grandi, comincia l’incontro con Alicia Alonso, monumento della danza mondiale, leggenda vivente, irraggiungibile nella vita prima che nell’arte.

Un’autentica forza della natura.

A distanza di trenta lunghi anni la regina di Cuba è ritornata a Napoli, al Teatro San Carlo, con la sua compagnia storica- il Balletto Nazionale di Cuba- da lei diretta ininterrottamente fino ad oggi dal 1948, anno della fondazione. Una compagnia esplosiva per virtuosismo all’ennesima potenza, doti fisiche strabilianti, bellezza di linee ed espressività.

 Signora Alonso, che cosa ha significato per lei questo ritorno?

 Un’emozione grandissima. Il Teatro San Carlo è meraviglioso e ricordo come se fosse ieri la mia versione di “Giselle” con Carla Fracci, Paolo Bortoluzzi e tutta la compagnia del teatro napoletano. In questi lunghi anni ho fatto molte altre cose, ho viaggiato tantissimo ma ritornare a Napoli mi ha dato una grande felicità.

 Lei è una donna eccezionale…che cos’è la forza?

 Il motore di ogni successo, l’ancora di salvataggio nei momenti bui, la spinta per andare avanti, sempre e comunque. Nella vita e nel lavoro.

 La danza è stata il filo conduttore della sua vita, che cosa le ha insegnato?

 E’ un linguaggio universale e ha un messaggio sociale. Tutte le arti fatte al loro meglio danno pace, serenità nell’anima e allontanano le guerre, la cattiveria.

 Ce l’ha un ricordo preciso di quando ballava?

 Ogni volta che interpretavo un ruolo dimenticavo chi ero, non c’era più Alicia ma mi trasformavo nei personaggi che dovevo far rivivere sulla scena per sentire ciò che loro avrebbero sentito. Il linguaggio della danza è molto vario, attraverso un semplice gesto si può raccontare una storia. Gasparo Angiolini diceva che la danza non ha bisogno di pantomima ed era il 1700! Non penso che ci siano limiti nel mettere insieme diversi stili della danza, la mescolanza è varietà, l’importante è comunicare emozioni.

 C’è qualcuno in particolare che ha inciso nel suo percorso artistico?

 Tutte le persone che ho incontrato e con le quali ho lavorato sono importanti nella stessa misura. Hanno contribuito a farmi arrivare dove sono.

Ha avuto tanto dalla vita: successo, fama, onore e gloria, che cosa le manca?

Il tempo. Voglio vivere a lungo. Ho ancora tanto da fare, devo continuare a lavorare, insegnare tutto ciò che ho imparato, condividere la lunga esperienza accumulata negli anni con i miei danzatori, creare nuovi balletti, sognare ogni giorno. Voglio sentirmi viva!

Che cosa guarda in un ballerino, che cosa la colpisce?

 Tutto. Chiedo molto a ciascuno dei miei danzatori. Ogni cosa deve essere giusta, misurata, controllata, per poter raggiungere la perfezione. La parola magica è “armonia”, un giusto equilibrio tra bellezza, musicalità e senso artistico. Sono consapevole di essere molto esigente ma quello della danza è un mondo spietato che non regala niente a nessuno. Ogni giorno, soprattutto per i più giovani, è molto difficile da affrontare, comporta molti sacrifici, ci sono mille difficoltà da superare.

Quanto conta la tecnica per un danzatore?

 E’ fondamentale acquisirla per potersene poi dimenticare e ballare col cuore. Ma per imparare a dominarla bisogna dedicarsi completamente. La tecnica si acquisisce giorno dopo giorno, con costanza e determinazione,  ci vuole tempo, non esiste la bacchetta magica. Tutti possiamo “sentire” l’arte dentro di noi ma non tutti riescono ad esprimerla così bene, ecco perché ai ballerini si chiede tanto sforzo, tanta fatica, per poter superare questo limite oltre cui comincia l’arte. Un ballerino preoccupato balla come un automa, mentre la padronanza tecnica rende l’artista libero ed è lì che comincia la danza, fatta di espressività, emozioni visibili al pubblico.

Che cosa la emoziona?

 La sincerità. Qualunque cosa sia sincera nella vita mi regala un’emozione!

Dove vuole arrivare Alicia Alonso?

 Ancora molto lontano. Ho realizzato tanti progetti, ho avuto grandi soddisfazioni nel mio percorso artistico ma ho dato la mia intera vita alla danza e all’arte in generale. E guardandomi intorno c’è ancora tanto da fare. A proposito…lo 0 vicino al 9 non vale niente…alla mia età è il 9 che conta!

 Che cos’è la danza per lei?

 Tutta la mia vita. Mi ha reso una persona felice, mi piace trasmettere la mia passione e la mia esperienza. Voglio insegnare ai giovani la gioia di vivere oltre che di danzare. Quando si ama la vita si è sempre molto coraggiosi.

Elisabetta Testa

Alicia Alonso s à la fin de la représentation de Giselle Alicia Alonso 1