Domenica 25 settembre alle ore 18 al Teatro Sannazaro verrà consegnato a celebrità napoletane del mondo della danza  il Premio Masaniello, alla sua XI edizione.  Napoli sulle punte è il tema di quest’anno in cui la danza classica è protagonista ed i premiati sono in effetti celebrità di ieri ed oggi della danza napoletana ed internazionale. Ideato da Gigi Rispoli e diretto da Umberto Franzese il Premio consegna la prestigiosa statuetta creata dallo scultore Domenico Sepe all’insegnante Arnaldo Angelini, il fotografo delle stelle Alessio Buccafusca, il coreografo e regista Luciano Cannito, il coreografo Antonio Iavarone, la prima ballerina Elisabetta Magliulo, Giuseppe Picone, étolie internazionale e  neo- nominato direttore del Corpo di Ballo del teatro di San Carlo, Marilena Riccio già prima ballerina del teatro di San Carlo e ideatrice del Coreografo Elettronico, rassegna di videodanza e Ambra Vallo, prima ballerina del Birmingham Royal Ballet ed étoile internazionale.  I premi sono stati designati da una giuria presieduta da Aldo Masella e composta da Mauro Giancaspro, Maresa Galli, Riccardo Canessa e Armida Parisi. Anche altre celebrità cittadine appartenenti a vari ambiti professionali,  riceveranno il Premio Masaniello: il musicista Romeo Barbaro, l’allergologo Beniamino Casale, l’oncologo Cesare Gridelli, il musicista Gianni Lamagna, la scrittrice Gianni Lamagna, l’antiquaria Tullia Passerini Gargiulo e la fotoreporter Giulia Valenza Maggi. La regia della serata, presentata da Lorenza Licenziati,  è di Sasà Imperatore, l’organizzazione di Laura Bufano.

Abbiamo incontrato Ambra Vallo che, vivendo stabilmente in Inghilterra, è venuta a Napoli per l’occasione.  Da quando ha lasciato le scene la Vallo si è dedicata allo yoga e, con la stessa dedizione, serietà, impegno e passione con cui è diventata una celebrità nel mondo del balletto, è  oggi  un’affermata docente di yoga, richiesta per master dall’Indonesia agli Stati Uniti. ambrasana

Com’è avvenuto il passaggio tra la danza e lo yoga?

La svolta dello yoga è già cominciata anni fa mentre ancora ballavo, io ho un master in psicologia e filosofia dello sport. Ero arrivata ad un punto in cui volevo capire  come mai dopo due giorni da uno spettacolo in cui ci si  sente  al meglio, potesse  capitare che quello successivo fosse  completamente diverso, pur avendo rispettato le stesse regole alimentari,  di comportamento e allenamento. Perché le prestazioni cambiano? Mi ricordavo inoltre di quando ero stata operata ad un ginocchio e oltre alla fisioterapia, alla piscina, la compagnia di ballo mi dava anche l’assistenza di una delle più qualificate psicologhe nell’ambito teatrale.  Dovevo danzare nel Lago dei cigni e parlando con lei le spiegai che ero in ansia perché avrei dovuto fare i 32 fouettes sul ginocchio operato, lei mi chiese: “cosa sono i fouettes?”  in quel momento mi crollò il mondo addosso e capii quanto fosse fondamentale avere delle competenze specifiche nell’affrontare compiti di riabilitazione o di coaching. Oggi, attraverso un lungo lavoro di preparazione e studio con lo yoga, il mio compito  è aiutare sportivi e danzatori a raggiungere il massimo delle loro prestazioni (peak performance).  E’ importante raggiungere quel tipo di concentrazione in cui si è completamente immersi in quello che si fa in maniera tale da raggiungere uno stato di benessere in cui tutto sembra facile e ci si sente quasi un superman. In inglese è definito flow, flusso, o trance agonistica nello sport, ed è lo stato psicologico che porta al massimo della prestazione.  Io ricordo di aver fatto alcuni spettacoli in cui mi sentivo diversa e non riuscivo a spiegarmelo e soprattutto mi sono sempre chiesta come riuscire a ritrovare il “mantello di Superman”?

E’ molto interessante che lei abbia approfondito questo aspetto dell’attività di un danzatore, ma ora lavora anche con sportivi?

Certamente, mi sono dovuta interessare di sport di cui non sapevo nulla prima di affrontare il lavoro con gli atleti. Poi ho iniziato a lavorare con squadre di rugby,  atleti di arti marziali o di altre discipline  perché durante una gara può succedere di sentirsi onnipotenti e al meglio, oppure di deconcentrarsi, perdere fiducia ed andare in panico. Molti sportivi hanno un potenziale che automaticamente riescono ad esprimere, altri invece lo possono acquisire. Mentre preparavo la tesi e approfondivo queste problematiche nei danzatori  ho scoperto lo yoga e le tecniche di concentrazione e di controllo dell’energia.  Attraverso il Pratyahara si chiudono i sette cancelli, cioè i passaggi dei sensi e la mente, e si raggiunge una concentrazione che porta ad una forma di meditazione che, attraverso la respirazione, può essere ottenuta anche con il movimento. In effetti è quello che fa il danzatore quando raggiunge il flow.  Successivamente ho approfondito le conoscenze dell’anatomia ed oggi sono una coach che aiuta gli atleti ad aumentare la propria prestazione dal punta di vista fisico, psichico e psicologico. Aiuto i più giovani anche a conoscere meglio il proprio corpo e lavoro soprattutto  con ginnaste e ballerini. La mia attività però non è indirizzata solo a loro, lavoro anche con professionisti che sono nel mondo degli affari  che hanno bisogno di gestire lo stress ed in questo caso l’obiettivo non è di una prestazione atletica ma quella di un miglioramento della respirazione al fine di aiutarli a rilassarsi e a migliorare lo stato psicologico. Mi dedico inoltre anche a persone che hanno problemi molto seri quali la bulimia o soggetti che hanno  subito violenze, abusi o dedite alla droga, che hanno bisogno di un forte sostegno ed aiuto. E’ un tipo di attività che implica la compassione e il desiderio di aiutare gli altri.

Tornando alla sua carriera di ballerina qual è lo spettacolo che ricorda con maggiore emozione e in cui si è sentita unica?

La prima volta che ho ballato Giselle al Covent Garden!   Ero dietro alla porta a cui bussa Albrecht prima dell’ingresso in scena e  pensavo a tutte le grandi ballerine che avevano danzato su quel palcoscenico, lo stesso su cui aveva danzato Margot Fontayne. Oppure la mia prima interpretazione di Giulietta alla presenza di lady Diana con Giuseppe Picone. Da buona napoletana i balletti in cui l’interpretazione era prevalente sono stati per me i momenti di maggiore coinvolgimento. Riuscivo ad immedesimarmi maggiormente in questi ruoli e a dimenticare la tecnica… Ma  da  diciassettenne c’è stato anche  un Don Chisciotte con Raffaele Paganini all’Opera di Roma, facevo parte del Balletto delle Fiandre e ricordo con affetto il maestro Zarko Prebil con cui preparammo lo spettacolo. Quanto mi ha dato il Maestro!

Dopo tanti anni che vive all’estero qual è il suo rapporto con Napoli?

Il mio rapporto con la danza a Napoli è sempre bellissimo, sono sempre stata accolta con grande affetto dal pubblico ed anche dai colleghi! Venendo qui  come ballerina ospite non ho mai vissuto momenti di difficoltà organizzativa  ma solo il piacere di trovare tanti giovani volenterosi e ricchi di talento. Ora auguro a Giuseppe Picone  e alla Compagnia di ballo un grande in bocca al lupo per il nuovo percorso che affronteranno insieme. Il teatro di San Carlo, poi, e lo posso dire dopo averne visti tanti nel mondo, è veramente il più bello!!

Roberta Albano

Ambra Vallo

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Venerdi’ Strength&Flexibility 4-6pm e 7-9pm (livello base)

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